(Af) Un nostro collega “nembrotto”, qualche giorno fa ha diffuso tra gli amici l’immagine di un camoscio abbattuto sul Brenta. “La povera bestia – ha commentato – era sofferente. La siccità dell’estate ha seccato i pascoli, c’era poco da mangiare”. E allora “bum”. Pace all’anima (non del camoscio che dovrebbe essere senz’anima) del cacciatore che così, se aveva qualche dubbio, si è messo l’anima in pace.
Allo stesso modo, probabilmente, vuol mettere pace (eterna) chi spara sui ladri alzo zero. Erano quattro o cinque, ha dichiarato il titolare della pistola regolarmente registrata, che in Piemonte ha sparato nel mucchio. Era notte e lui ha esploso “alla cieca” 10 dei 15 colpi di disposizione. Tre hanno raggiunto e colpito a morte un uomo di 36 anni.
Il furto è un atto orribile, l’omicidio (volontario) ancora di più. Il ladro ucciso in Piemonte era un immigrato albanese. Non è dato sapere se con cittadinanza o senza permesso di soggiorno. Ladro fu (“aveva precedenti”) e questo è.
Ciò che lascia stupiti in codesta domenica di settembre non è (più) la fucilata contro i ladri (la cronaca ci sta abituando) è che il vicino di casa dello sparatore, di ritorno dalla messa domenicale (davvero un buon cristiano) ha trovato la propria casa sottosopra. E dunque, solidale col compaesano, ha dichiarato ai microfoni dei cronisti che il confinante ha fatto bene a sparare (e uccidere) il ladro.
Uno ha sbagliato mossa, l’altro deve aver sbagliato messa.

