La sanità pubblica perde pezzi. Pregiati. Se ne vanno, a gambe levate, quattro dei sei medici ortopedici dell’ospedale di Cles. Compreso il primario Luigi Romano. La notizia, pubblicata oggi dal giornale “L’Adige” non è che la conferma del depauperamento di un patrimonio della sanità pubblica che si è sfarinato (ed è stato colpevolmente lasciato sbriciolare) negli ultimi anni.
Contestualmente, i vertici della sanità trentina sono stati premiati con aumenti stipendiali classificati sotto la dizione “premi di risultato”. Complimenti ai premiati, perché quanto ai risultati sono sotto gli occhi quotidiani.
Si obietta: “La sanità soffre in tutto il Paese”. Scuse. Quella Veneta (e se non ricordiamo male la regione è a trazione leghista pure lì) e quella lombarda (idem) se la passano meglio. Lo dimostra, ve ne fosse bisogno, l’incremento del “turismo sanitario” verso quelle regioni. Pagato dalla Provincia autonoma di Trento, naturalmente. Che trova probabilmente meno oneroso di quanto costerebbe investire qui con politiche di grande respiro. Perché il “Respira sei in Trentino” è uno slogan efficace ma solo per le campagne promo-pubblicitarie di Trentino Marketing.
Certo, la vecchia (?) Azienda Sanitaria del Trentino è stata trasformata in ASUIT (i perfidi leggono la sigla al contrario e ne viene fuori un TI USA che si presta a malevole interpretazioni). Abbiamo l’università di medicina che con gran vanto l’assessore preposto (l’ex democristiano Mario Tonina) ma soprattutto il padre padrone della sanità sbandierano ad ogni stormir di fronda.
Ma le dimissioni sono sul tavolo e i dati sulle risposte alle liste d’attesa pure.
Il T-quotidiano pubblica oggi la notizia che quanto alle liste d’attesa sono “fuori tempo il 60% delle visite brevi”. Significa, come scrive Lucia Ori che “quando la risposta dovrebbe arrivare entro tre o 10 giorni, la quota di prestazioni oltre la soglia sale rispettivamente al 40,7% per le urgenze e al 57% per le brevi. È proprio su queste due classi, quelle che dovrebbero garantire la risposta più rapida a chi ha una necessità sanitaria, che resta aperto il nodo principale delle liste d’attesa trentine.”
Sul tema è intervenuta la consigliera di Casa Autonomia, Paola Demagri”: “La sanità pubblica non si difende tenendo aperti gli edifici: si difende trattenendo i professionisti”. Tempi magri, consigliera Demagri. E vacche grasse per chi ottiene i premi di risultato.
Ps. Scrive un amico primario: “In un anno a Cles si sono dimessi primario chirurgo, primario anestesista, primario ortopedico e primario ginecologo. Ad oggi non sostituiti. Nessuno si fa qualche domanda? Nessuno si prende qualche responsabilità o fa qualche riflessione? Non saranno certo motivi familiari o personali a giustificazione (peraltro non reale) come adesso si affretteranno a dire in direzione.”

