A 115 anni dalla nascita, a 44 dalla morte, una polemica tra l’assessora di FdI, Gerosa, e il resto della maggioranza e non solo, riporta alla ribalta della cronaca la figura di Clara Marchetto (1911-1982), “la pasionaria di Pieve Tesino”. Con la rendenese Zita Lorenzi (1913-2002) furono le sole donne elette in consiglio regionale del Trentino-Alto Adige nel 1948. Tuttavia, l’elezione di Clara Marchetto fu annullata perché condannata all’ergastolo nel 1940 per spionaggio militare ai danni dell’Italia fascista in vantaggio della Francia.
Nei giorni scorsi il Consiglio Regionale del Trentino-Alto Adige, su proposta dei capigruppo, aveva deciso di riabilitare la figura di Clara Marchetto dedicandole una targa con la quale fosse riconosciuta “l’ingiustizia da lei subita, il mancato ingresso in Consiglio regionale nel 1948”. A questa mozione si è posta di traverso l’assessora provinciale alla cultura Francesca Gerosa (Fratelli d’Italia) sollevando la propria perplessità sulla riabilitazione di Clara Marchetto, “una figura che la storia ritiene ancora complessa e controversa”. L’intervento dell’assessora ha suscitato l’immediata reazione del suo collega di Giunta, Marchiori, assessore (PATT) all’autonomia che della Marchetto, pasionaria dell’ASAR e “cofondatrice” del PPTT, ha fatto un’icona. Via via si sono aggregati e sovrapposti i lamenti o i silenzi della maggioranza e delle opposizioni.
A dar man forte alla signora Gerosa, a quel punto, è sopraggiunta da Roma la dichiarazione del ministro all’agricoltura (che deve essere pure un fine studioso di storia dell’autonomia). Lollobrigida, abituato a scivolare sul ghiaccio più della sua omonima plurimedagliata olimpica, ha dichiarato, tranchant: “La Marchetto era una spia criminale”. Fine della polemica? No, solo l’inizio, perché qui entrano in campo i peana per invasione di campo, tentativi romani di mettere il sigillo sull’autonomia del parlamentino autonomista e via discorrendo.
Per consentire a chi legge di farsi un’idea ed inquadrare sul piano storico la figura di Clara Marchetto, proponiamo in sintesi alcuni passaggi della sua biografia recuperati dal testo della pièce teatrale di Paolo Cova che lo scorso anno (auspice il Museo storico del Trentino) fu proposta col titolo: “Clara Marchetto: sola contro tutti”.
Nata a Pieve Tesino il 9 novembre 1911, Clara Anna Celestina era figlia di Delfina Broccato (Scajella) e di Tomaso Marchetto il quale, ancora adolescente, era partito con uno zio a fare il “cròmer”, il venditore ambulante di stampe e di utensili in Francia e nella Savoia. Da qui emigrò in Sudamerica da dove, dopo vent’anni di lavoro all’estero, tornò in valle per gestire l’hotel Tesino.
Aveva già altri figli: Severino Filippo Battista (1901), Anna Lina (1906). Con Clara vide la luce una gemella: Elda Virginia Giulia.
Divenuta adolescente, Clara fu mandata a studiare a Trento e Vicenza dove, a 21 anni, conseguì il diploma di insegnante elementare. Cominciò quale supplente nella scuola di Santa Brigida, sulla montagna di Roncegno, tra i bambini dei masi.
Il 5 ottobre 1935, Clara sposò Giusto Antonio Gubitta da San Stino di Livenza (Venezia). Tecnico navale, il marito fu trasferito all’Ansaldo di Genova, seguito da Clara che trovò lavoro alla scuola “Giuseppe Garibaldi”.
L’Italia fascista si stava preparando alla guerra e nel cantiere dell’Ansaldo era in fase di allestimento la corazzata Littorio. Nel 1939 il controspionaggio italiano arrestò una donna austriaca, Margit Gross (1898) la quale aveva sposato un ufficiale di marina. Accusata di passare informazioni riservate ai servizi segreti francesi del Deuxiéme Bureau, Margit Gross rischiava il capestro. Per sfuggire alla forca accettò di fare il doppio gioco. Nella rete finì anche Clara Marchetto, arrestata l’8 maggio 1940 con una cartella che conteneva i progetti della corazzata Littorio. Avrebbero dovuto essere consegnati agli antifascisti riparati in Francia. Processata dal tribunale a Roma, Clara Marchetto fu condannata a morte. La sentenza fu poi commutata nella pena dell’ergastolo che la donna cominciò a scontare nel carcere di Perugia.
Nel frattempo l’Italia era entrata in guerra (6 giugno 1940). Quattro anni dopo, il 16 giugno 1944, gli Alleati liberarono Clara Marchetto la quale tornò in Tesino. Suo marito, considerato complice, era stato posto in libertà l’anno precedente.
Nell’estate del 1945, assaporata la libertà (provvisoria) la maestra Marchetto si era gettata a capofitto nel coordinamento della nascente ASAR, l’Associazione Studi Autonomistici Regionali alla quale, sull’onda della ritrovata libertà di associazione e di pensiero, si erano aggregati centomila trentini.
L’ASAR ebbe vita breve. Il 25 luglio 1948 si celebrò il congresso regionale. Il presidente e fondatore dell’Associazione, il prof. Valentino Chiocchetti annunciò le dimissioni. La Marchetto presentò una mozione. Individuava quale motore per l’autonomia integrale la formazione di un partito regionale tra la SVP (Suedtiroler Volkspartei) e il PPTT (Partito del Popolo Trentino-tirolese). La mozione ottenne 1261 voti favorevoli, circa 500 contrari e altrettanti astenuti.
A fine novembre 1948 vi furono le elezioni regionali. Clara Marchetto si candidò nelle file del neonato PPTT, osteggiata dai giornali locali per i suoi trascorsi di “spia della Francia” e ospite delle patrie galere. In quel periodo, in Trentino c’erano quattro quotidiani: Il popolo Trentino (che sarebbe divenuto l’Adige) diretto da Flaminio Piccoli; Il Corriere Tridentino, social-liberale; l’Alto Adige, l’edizione trentina de “il Gazzettino” di Venezia.
Fu soprattutto Flaminio Piccoli ad attaccare frontalmente Clara Marchetto. La vigilia delle elezioni descrisse la candidata del PPTT quale spia della Francia e indegna di occupare uno scranno di rappresentante del popolo trentino. Un mese dopo, a elezione avvenuta, Piccoli definì la Marchetto “Mata Hari del PPTT”. Una querela per diffamazione nei confronti di Piccoli fu respinta e la Marchetto fu condannata a pagare le spese del processo.
Il 28 novembre 1948 la DC (Democrazia Cristiana) ottenne il 57,6% dei voti; il PPTT il 16,8%, consentendo l’elezione di quattro candidati. Tra costoro anche Clara Marchetto con 1.149 voti di preferenza.
La sua elezione fu benzina sul fuoco. René Prevé Ceccon, che fu consigliere regionale del MSI, il Movimento sociale Italiano, erede del fascismo, scrisse sul Corriere Tridentino (1949): “Non dico che la donna in questione debba venire fucilata, per carità, piombo sprecato. Dico solo che un sì brillante stato di servizio per lo meno dovrebbe procurarle l’interdizione dai pubblici uffici”.
Due mesi dopo le elezioni, il 1° febbraio 1949, Clara Marchetto fu nuovamente arrestata perché “rimessa in libertà illegalmente”. Ai cronisti che l’attendevano alla stazione ferroviaria di Trento per essere ricondotta in carcere a Perugia, Clara Marchetto, in catene, gridò la sua rabbia: “Sono sicura che tutto quanto mi succede altro non è che il risultato di un’abilissima manovra ispirata da una vendetta personale e di natura politica”. E il giornale Alto Adige: “Fu decisamente separatista. Così dopo aver incassato i trenta denari di Giuda tentò di disintegrare una parte del territorio”.
Il 14 aprile 1949, la commissione regionale di convalida delle elezioni dichiarò la ineleggibilità di Clara Marchetto. La quale scrisse una lettera a Friedl Volger della SVP: “Chi combatté questa guerra antifascista nel 1943 è un eroe, ma chi la combatté nel 1939-1940 è un delinquente come me”.
Il 28 novembre 1949 Clara Marchetto fu rimessa in libertà in vista di una revisione del processo. Che fu celebrato nel 1953 dalla corte di Assise di Genova. La donna fu condannata a 15 anni e 4 mesi per “complotto politico e rivelazione di segreti di Stato”. Ma lei era già espatriata in Austria. Da qui andò in Tunisia, fino al trasferimento definitivo a Parigi. Nel frattempo si era separata dal marito con il quale aveva adottato un bambino, Roland.
Nel 1972 la pena le fu condonata. Avendo ottenuto la cittadinanza francese, rimase a Parigi. Viveva con traduzioni dall’italiano e dal tedesco e con l’insegnamento in una scuola privata.
Morì nel 1982. Su sua disposizione, le ceneri furono disperse accanto alla tomba dei suoi genitori, nel cimitero di Pieve Tesino.
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