Doveva essere il giorno dei primi voti per il decreto di legge sull’antisemitismo. È finita con un rinvio e una sottosegretaria che ha lasciato la commissione di Montecitorio. Davanti al Parlamento, a Roma, sono comparse le bandiere di Hamas e di Hezbollah. Con la piazza divenuta terreno di scontro tra destra e sinistra. “Se passa questo disegno di legge – ha dichiarato il rappresentante degli studenti palestinesi in Italia – non potremo più dire che Israele sta commettendo un genocidio e che porta avanti politiche di apartheid”. Il presidente della FNSI (la Federazione Nazionale della Stampa Italiana), Vittorio di Trapani, ha ribadito che non si può accettare la confusione tra la lotta all’antisemitismo e la libertà di critica al Governo di Israele. Intanto il Golem…
Davanti a Montecitorio, sede della Camera dei Deputati, una manifestazione a sostegno del rifiuto di una legge contro l’antisemitismo, inneggia ad Hamas e a Hezbollah, ovvero ad organizzazioni universalmente riconosciute come terroriste. Tolta qualche indignazione d’occasione, silenzio assoluto, soprattutto a sinistra. Ma si sa, sono “compagni che sbagliano”, in nome di un pacifismo fondato sul rifiuto e sull’odio e come tali vanno compresi. Che vergogna!
A quarant’anni dalla strage di Bologna, in questo distratto Paese, qualche latrato plaude al terrorismo urlando la propria preoccupante, volgare e incivile ignoranza. Inorridito, penso al piccolo Stefano Gai Tachè, vittima innocente di quel terrorismo che uccide, con una bomba al Tempio maggiore di Roma, il 9 ottobre 1982. Ricordo l’orrore unanime di allora, quando le parole avevano un significato. È un orrore che oggi quegli slogan ritmati cancellano irrimediabilmente, senza se e senza ma. Vorrei solo sapere quale differenza corre fra chi osanna il terrorismo di Hamas ed Hezbollah e chi ottant’anni fa denunciava a fascisti e nazisti il “maledetto ebreo”, colpevole di essere tale.Non provo sentimenti umani, perché sono un mostro di argilla, ma osservo il proliferare di ben altri mostri (e credo di non essere più un’anomalia, ma purtroppo una mostruosa normalità) come di slogan incredibili e inaccettabili, non solo in una democrazia ma in qualsiasi consesso civile.

