Nel grande calderone di notizie estive più o meno leggere, forse qualcuno ricorda l’episodio legato alla riserva, per un’ora in settimana e dopo la chiusura al pubblico, della piscina di Salorno per sole donne, anche di fede islamica, residenti nella zona.
Ne ha scritto Enrico Franco con un acuto editoriale sul “Corriere del Trentino” del 2 luglio scorso. Convengo con lui nel cogliere l’intelligenza lungimirante di un progetto nella direzione di quella necessaria e tollerante integrazione, che apre la strada della convivenza pacifica. Mai come in questo tempo ne abbiamo bisogno. Da anni siamo chiamati un po’ tutti a confrontarci con l’Altro, in una gamma di esiti di ogni natura. In tale contesto, osserviamo come, pur fra non poche difficoltà, il sistema relazionale fra i tre grandi monoteismi prosegue, nel dialogo e nel rispetto, segnando così una strada che le società dovrebbero seguire con maggiore attenzione
La sfida che ci attende è quella di riuscire a traslare quel confronto religioso appunto sul piano sociale, per superare le crescenti radicalizzazioni delle contrapposizioni, utili solo ad allargare ancora il solco dell’incomprensione che sa anche farsi odio. Imparare a trovare una reciprocità, anzitutto fra le tre religioni del Libro, diventa il tema vero del futuro. Espressioni di una fede di radice abramitica, ebraismo, cristianesimo e islam sono accomunate dalla trascendenza e dalla natura storica della rivelazione di un Dio unico, che propone all’uomo un patto.
Se per il monoteismo più antico, cioè l’ebraismo, quel patto viene contratto fra Dio e Abramo, per il cristianesimo il patto è quello evangelico ed universalistico del Dio fattosi Uomo, mentre per l’islam la rivelazione risiede nel “lògos”, nella “Parola” stessa di Dio raccolta nel Corano che è quindi Dio stesso. Tre narrazioni, che in taluni casi si sovrappongono addirittura fra loro, per un unico racconto, se anche il Vangelo dell’ebreo Giovanni riconosce che: “in principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”.
Poi, una certa “superbia occidentale” ci ha fatto ritenere, per secoli e dogmaticamente, che la narrazione cristiana fosse quella del miglior orizzonte possibile per l’Uomo e la sua salvezza, anche se questa interpretazione rischia di condurci ad uno “scontro di civiltà”, nel quale ci si combatte senza comprendersi e quindi senza potersi reciprocamente integrare. Cullandosi in questa sterile convinzione, le tre religioni, nei decorsi secoli, si sono sempre meno sforzate di capire l’Altro, scegliendo la facile strada della condanna di ogni diversità. Da qui all’uso della religione in chiave politica e di contrapposizione, il passo è sempre stato breve, in un crescendo di estremismi che vanno dalla violenza crociata alla furia inquisitoriale alla durezza protestante, per arrivare al vicolo cieco dei giorni nostri, aperti sul baratro che divide il “noi” dal “loro”, chiunque siano i soggetti di queste due identità.
E’ in questo quadro che molte vicende, anche minori, diventano strumentali per definire appartenenze e unidirezionalità e per nascondere dietro polemiche e conflitti, come quelli più recenti sulle bandiere, il diffondersi di una visione manichea ed incomunicabile della realtà; una visione secondo la quale la verità ha solo una residenza, anziché molte e mediate dalla ragione, com’è nella storia. Alzare vessilli in buona fede e in nome di una condivisione solidale è una scelta che, nei limiti delle regole, può essere sottoscritta, ma non lo è più quando sotto un vessillo albergano odio, pregiudizio e rifiuto.
L’Altro non può mai essere solo quello che piace, ma anche colui che dispiace, anche l’idea opposta alla nostra, anche ciò che non sopportiamo. Tollerare significa mettersi nei panni altrui e provare ad accettare, accogliere e comprendere, anche “dal fiume al mare”, in un abbandono dei fanatismi e delle tifoserie, in favore di una riscoperta dell’umano, al di là di ogni preconcetto. È in questi orizzonti di accettazione che anche l’acqua di una piscina può farsi accogliente e diventare dialogo, molto più dello sventolio solitario e manicheo di qualche bandiera.
©iltrentinonuovo,it


1 commento
Non e il mio punto di vista niente piscina per un gruppo con abitudini diverse
Sono loro che devono riconoscere le nostre abitudini non noi .