In questi giorni sorprendenti (ma non troppo) torna di attualità un saggio pubblicato nel 1965 da Einaudi e che il nostro amico Piergiorgio Bortolotti ha segnalato. Si tratta di una ricerca dello storico americano William Sheridan Allen (1932-2013) dal titolo: “Come si diventa nazisti – Storia di una piccola città 1930-1935”.

Il saggio spiega che non si diventa nazisti dall’oggi al domani, non si dimenticano di colpo i valori democratici. L’interrogativo che si pone è “come è stato possibile tutto questo”? Il saggio sottolinea quanto sia sbagliato e forse anche illusorio credere che “a me tutto questo non potrà mai accadere”.
L’apologo della rana bollita spiega bene l’incapacità dell’essere umano di accorgersi dei cambiamenti negativi lenti e graduali. Finisce infatti per abituarvisi fino a subirne le conseguenze fatali. Eccolo: se si pone una rana dentro una pentola di acqua fredda e vi si accende il fuoco a fiamma bassa, la temperatura sale lentamente. La rana troverà la temperatura gradevole e si adatterà al calore senza far cenno di voler fuggire dalla pentola. Quando l’acqua diventerà bollente, la rana sarà ormai mezza lessa e non avrà più la forza di spiccare il salto verso la libertà. Diversamente, se la rana fosse stata gettata nell’acqua bollente sarebbe schizzata immediatamente fuori dalla pentola.
L’exploit dei neonazisti di AfD nel Land della Sassonia-Anhalt non è stato improvviso. In Germania, da tempo, li avevano visti arrivare.
Ciò che preoccupa noi è che anche qui non è più possibile dire “mai” perché, a dispetto di ciò che si è spesso propagandato, la storia si può ripetere. Di solito, in peggio.
Il saggio dello storico statunitense Allen può consentire di interpretare alcuni segnali proprio perché non è una storia del Terzo Reich, non analizza i macro eventi, si occupa di una piccola città tedesca (Northeim, nel testo chiamata “Thalburg”) e attraverso le storie minime dei senza storia spiega come l’uomo qualunque, il buon cristiano Luterano, abbracciò le aberranti idee e i programmi del nazionalsocialismo hitleriano.
L’indagine compiuta su cinque anni di nazismo (1930-1935) analizzando documenti, i giornali, la propaganda e le reazioni della popolazione, racconta la presa graduale del potere da parte dei nazisti, compiuta attraverso azioni “quasi legali” mentre la società civile (come la rana dell’apologo) vi si adattava.
La trasformazione in una dittatura di un parlamento eletto liberamente fu resa possibile da un’apatia generale più che da una imposizione violenta.
Il nazismo si affermò eliminando il pluralismo informativo, sostituito da una propaganda massiccia e capillare (non c’erano i social media, ma Goebbels fece girare la macchina del consenso in maniera impeccabile).
L’imperativo era conquistare la fiducia della classe media e isolare gli oppositori. Il nazionalsocialismo sfruttò la crisi economica, la disoccupazione, i disagi causati dal trattato di Versailles che archiviava la prima guerra mondiale addossando i danni di guerra alla sola Germania.
L’antisemitismo, con la progressiva esclusione degli ebrei dal contesto sociale, fu la conseguenza dell’adesione della popolazione al nazismo. Ci fu dunque una responsabilità collettiva nell’ascesa e nell’orrore del nazismo. Coloro che oggi vivono e votano nei Lander della ex Germania Est (DDR) non hanno mai fatto i conti con quella storia.
E dunque, riletto 60 anni dopo la sua prima edizione, “Come si diventa nazisti” resta un testo da manuale per capire il processo di trasformazione di una democrazia in un regime autoritario. E spiega come ciò possa accadere “senza che la maggior parte dei partecipanti se ne renda conto”.
In quei fatidici anni Trenta del secolo scorso ci fu “un problema di percezione”, argomenta Allen. Ebbene, se si ripetono le stesse condizioni sociali quella “esperienza è potenzialmente replicabile altrove”.Non sarà effimero riflettere appena un attimo prima che il sonno della ragione spenga la luce per precipitare la coscienza nel buio della notte.
©iltrentinonuovo.it


2 commenti
La metafora della rana bollita fa il paio con quella dell’uomo che guarda il dito mentre indica la luna. Allen, da quel che appare, sottende le condizioni cui fu costretta la Germania sconfitta dalla Grande Guerra e, cosa ancor più occultata, che furono proprio i suoi a finanziare il nazismo. Peccato sia morto prima che venissero desecretati i documenti che mostrano chi stava dietro a fatti andati ben diversamente dalla narrazione ufficiale. Una situazione che si ripete oggi incolpando quattro sassoni. Ma dai…
Ottima riflessione. Conosco bene il volume di Allen ed è una lettura estremamente istruttiva, proprio in questi momenti, nei quali abbondano purtroppo le interpretazioni più disparate e fintamente originali. Dov’erano gli analisti che oggi si stupiscono? Da anni serpeggia in Germania – e non solo, ma anche in Austria e in genere nella Mitteleuropa – il fantasma di un passato che non passa. Da anni in Italia chi si ostina ad evocare il rischio del fascismo viene sbeffeggiato dai politologi e dagli storici da supermercato. E adesso ci si meraviglia del voto in Sassonia Anhalt, senza conoscere minimamente la vicenda tedesca. Avanti così, a suon di slogan e retoriche, di campi larghi e stretti, di furberie d’aula e di rincorse a chi è più estremista. Se poi gli esiti premiano l’antipolitica, la responsabilità non è solo degli elettori.