È già campagna elettorale e la giostra dei nomi e dei raggruppamenti politico-partitici sta già volteggiando per imbarcare aspiranti a un posto al sole, numeri primi e seconde file. La destra ha appena festeggiato il record di permanenza in sella del governo nazionale (se non ha fatto un granché è colpa della sinistra che ha messo i pali tra le ruote, dicono i soloni da Bar Sport). Quanto alla sinistra (ma esiste ancora una rappresentanza che abbia a cuore le sorti dei meno abbienti, della fu classe operaia, dei pensionati e affini?) continua a dare prova di grande abnegazione per presentarsi polverizzata alle elezioni e dunque a perdere un altro giro di giostra. Restano i cespugli, con grandi appetiti e pessimi denti. E in sottofondo, la musica delle sirene dell’astensione. Sempre che un pifferaio magico, sodale delle idee naziste di AfD, non richiami gli astensionisti alle urne per precipitarli nei rigurgiti della storia.
Finite le ferie, riapre la cucina politica e ritorna il tormentone delle elezioni. Quelle politiche del 2027, se passa una certa riforma elettorale, stanno mettendo in difficoltà molte forze politiche trentine di destra come di sinistra. I “piccoli partiti” locali dovrebbero infatti schierarsi sotto i grandi ombrelli nazionali. La preoccupazione, targata M.G.M. (Marchiori, Gottardi, Maule), trapela silenziosa e nella vellutata compostezza che si addice a chi avverte il rischio della violazione di un posto non proprio baciato dal sole e avverte l’immobilità come unica salvezza possibile. Nessun problema però. Ci pensa infatti la delegazione parlamentare trentina, che a Roma lavora alacremente, almeno nei ritagli di tempo concessi dai corsi di gastronomia che sta seguendo.
Qualche esito si vede già. Ad esempio la ricetta del “salmì” per marinare definitivamente l’unico candidato credibile, ad oggi, del centrosinistra. Una volta pronto, servirà per cucinare uno stufato, messo a cuocere per mesi. Stufato, esattamente come l’elettorato (solo per fare la rima). E’ la medesima ricetta in preparazione anche per le elezioni provinciali del 2028, Fugatti permettendo, ma potrebbe adattarsi perfino ad altre occasioni elettorali. A tale proposito, gli chef – anche (penta)stellati – consigliano di accompagnare comunque il tutto con una ricca insalata di centro. Gli ingredienti base sono: autonomisti, qualunquisti, inquisitori e magari Campobase. Ma anche cooperazione, categorie, volontariato e società civile. Con un simile menù inoltre non c’è posto per altre proposte e così sulla tavola scompare l’antipasto, preparato da tempo dai rinomati Fratelli d’Italia a base di diktat romani e considerato ormai decisamente indigesto. Anche il dessert, elaborato dalle intelligenze culinarie della Premiata Ditta (in sigla PD) sempre attenta alla cucina del territorio, non sembra avere spazio in questo menù ruspante. E quindi, avanti al centro. Pertanto contro gli opposti estremismi. Il digestivo è a cura del centrodestra? Buon appetito. Almeno per chi ne ha ancora.
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