Mentre il generale sfida i contendenti a misurarsi con lunghe bracciate in mare (“Vedetta, c’è qualche immigrato in arrivo”?) il capitan della compagnia si diletta sulle piste ciclabili della Rendena pronto alla pugna per un pugno di voti. Di quelli che gli sono rimasti dopo che il generale, ammutinato, ha deciso di sfilargli i duri e puri del leghismo celodurista. Così la catena (della bicicletta) è scivolata verso il basso. E i governatori del Nord si sono eclissati.
Karl Friederich Hyeronimus barone di Münchhausen è un personaggio realmente esistito nell’alta Germania del XVIII secolo. Alla sua morte pare aver lasciato una sostanziosa eredità giunta, per le misteriose vie del destino, ad un suo lontanissimo discendente lombardo, il “conte” Matteo, non nobile, ma altrettanto degno del lascito di enormità del suo antico avo tedesco. Con una abilità degna della “fiera dell’est”, l’erede si è specializzato, non solo nel racconto di straordinarietà inarrivabili, ma soprattutto nella trasformazione verbale di ogni disastro in un successo clamoroso, emulando così più alte scuole di retorica d’oltreoceano, nelle quali spicca un biondo-cotonato mercante di contraddizioni e panzane.
Nei giorni scorsi, l’attuale barone di Münchhausen si è graziosamente degnato di recarsi in visita nel ridente borgo di Pinzolo, cogliendo così l’occasione per imbonire la locale platea, “spontaneamente” convenuta per ascoltare il “verbo” duro e puro. Davanti a una corte plaudente e ossequiante fino alla commozione, il barone ha regalato perle di saggezza a piene mani. Sua Grazia – intrepido come già fu il suo avo quando andò sulla luna a cavalcioni di una palla di cannone – ha assicurato, ad esempio, di non temere nessuno per le prossime elezioni politiche.
È una questione di coraggio, come quello che ci è voluto per scivolare dal 34% dei consensi a circa il 6% attuale, nel volgere di poco tempo e quello di promettere il ponte di Messina ai siciliani del XXII secolo. D’altronde, Sua Grazia, è stata immersa, in tenerissima età, in una magica pozione bergamasca – la “Resumada” (uova sbattute, zucchero e molto, molto vino) – che dona un coraggio sovrumano, fino all’incoscienza. E si vede!
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