Non avendo la competenza per occuparci dei problemi del mondo (la guerra nel vicino oriente, il petrolio, il gas, la schizofrenia di taluni governanti) mettiamo il naso nel giardino di casa dove le rose cominciano a cacciare le prime spine. E mentre cerchiamo nel cassetto la scheda elettorale per il referendum confermativo del 22-23 marzo, il Golem annusa l’aria dalle parti di piazza Dante, a Trento. A passi felpati, nelle segrete stanze del potere, comincia la maratona verso le prossime elezioni provinciali. Che non sono dietro l’angolo ma che vanno preparate con cura e con largo anticipo. Perché, lo diceva qualcuno duemila e rotti anni fa: “Molti sono i chiamati, pochi gli eletti”.
Se la signora Eleonora Angeli mostra i muscoli e si appresta a lanciare l’ennesima lista di centro, che dovrebbe avere lo scopo principale di farla rieleggere, altre signore del Consiglio provinciale sembra lavorino nell’ombra. Ciò nonostante, qualche sussurro trapela e così esce il nome di Maria Chiara Franzoia, quale possibile candidata del centrosinistra alla guida della Provincia nel 2028. Mormorii, mezze frasi, ammiccamenti, segnali silenziosi e quant’altro compone il kit del bravo burattinaio, lasciano intendere che non si tratti solo di una “boutade”, ma piuttosto di un progetto coltivato nelle segrete stanze di amici degli amici e di movimenti e organizzazioni, non proprio occulte, ma nemmeno molto appariscenti. Un progetto che potrebbe mettere d’accordo molti, accomunati da una certa antipatia nei riguardi di altri papabili.
Una giovane donna che, silente e felpata, ha raccolto “solo” 3.366 voti, risultando la prima eletta del PD. Formatasi in Comune a Trento, dove non sembrano però in troppi a ricordarla, ha imparato soprattutto a tacere e a sedere sulle sedie giuste, quelle in fondo alla sala, dove ti osservano senza notarti. Così è diventata vice-presidente del Consiglio provinciale, sempre in silenzio e sempre attenta a cortesie, gentilezze, piaceri e sorrisi per tutti coloro che incrocia ogni giorno. Coadiuvata da qualche stratega di vetusta esperienza, pare insomma che stia “studiando da presidente”, nel silenzio di chiostri e di residenze, cioè laddove nascono le conferme dei seggi per il futuro.
Io sono un mostro d’argilla e non conto nulla, ma se fossi Ianeselli (il sindaco di Trento che aspirerebbe a cambiare scranno) qualche preoccupazione la coltiverei. Le strade della Provvidenza sono infinite e spesso piene di buche.©golemdapraga-iltrentinonuovo.it

