Uno legge il giornale, la mattina presto, e subito lo assale un dubbio: si sarà mica “fumata il cervello” a mettersi contro Spinelli (cognome azzeccato) la Eleonora Angeli (i demoni sono gli altri) che, sbattendo la porta, se ne è andata verso il gruppo misto? Che è, nel mondo della politica, il limbo di coloro che non sono né carne né pesce, i quali, eletti sotto una sigla e un simbolo, nel corso della legislatura lasciano il partito (si chiama così: participio passato del verbo partire) e transitano ad altri lidi.
La Eleonora, funzionaria provinciale con aspirazioni apicali, erede di un cognome importante nella politica democristiana degli anni Settata-Ottanta del secolo scorso, alle ultime elezioni provinciali – tre anni fa – ha deciso di far valere i propri studi e di far vedere di che pasta è fatta. Qualche sondaggio tra i partiti non “sinistri”, manifestazioni di disponibilità alla contesa elettorale, infine l’approdo in una lista creata a bella posta come trave di sostegno al candidato presidente-governatore Fugatti. Una simil Lega, ma non troppo, tanto per non doversi legare le mani. E soprattutto la lingua.
Perché, la gentile signora della quale scriviamo, non è proprio quella che si dice un carattere docile. Sa quello che vuole e quello che vorrebbe. Nei partiti, anche in quelli meno strutturati, vige la regola che il o la capogruppo dirige l’orchestra. Ma il capobastone è colui o colei che ne è il segretario o ha fondato la “ditta”. Nel caso di specie: Spinelli. Il quale, come ben sanno anche i muti, è assessore provinciale, vicepresidente della Giunta, subentrato alla “sorella” di “Fratelli d’Italia”, la signora Gerosa quando codesta è stata declassata e privata di talune competenze per contrasti con il dominus della coalizione, vale a dire Fugatti.
Ma in appoggio alla signora Gerosa, sulla graticola perché in odore di sfiducia, contro le indicazioni del capobastone, è corsa proprio la signora Eleonora, non proprio un angelo del focolare anche se ai fornelli, dicono i bene informati, è un’eccellente cuoca. “Me ne hai combinate troppe”, avrebbe sbottato l’assessore-vicepresidente nel corso di un burrascoso colloquio con la signora Angeli, nelle, mica tanto ovattate, stanze di palazzo Trentini (sede del Consiglio Provinciale).
E lei, cui non mancano la grinta né il coraggio alla sfida: “Allora dovrò guardare altrove”. (La sintesi del botta e risposta è nostra).
La sera, mentre in quel di Cognola, la signora consigliera-capogruppo della “Lista Fugatti presidente” stava rosolando il coniglio e mescolando la polenta, ecco che la TV (della quale il marito è un eccellente cronista sportivo) annuncia che la stessa sarebbe stata espulsa dal partito. La povera si è dovuta togliere il grembiule, mettersi al telefono e dettare seduta stante un comunicato di precisazione: “Sono io che me ne vado”. Ma già era disponibile a salire su un altro autobus (o su un’auto blu) con targa diversa. Quella di Fratelli d’Italia, no: perché lo zio, politico accorto, l’avrebbe redarguita. Quello di Forza Italia, forse. Ma già un altro transfuga, in questo caso da Fratelli d’Italia, il Claudio Cia dell’autobiografia che va a ruba tra i suoi devoti, aveva provveduto a occupare quella casella.
Insomma, ha precisato a Donatello Baldo de “IlT quotidiano”, lei sta ora “pensando – pro futuro – a una lista civica di centro”. Perché, persa una corsa, avuto un ripensamento, l’agone politico resta pur sempre una bella giostra.
A proposito: il povero Kaswalder si è visto recapitare l’ingiunzione al pagamento degli arretrati dal suo ex partito – il PPTT – dal quale è uscito, per finire nel gruppo misto pure lui. Doveva versare 700 euro al mese (così come pattuito all’atto dell’accettazione alla candidatura in quelle fila). Nel 2025 ha versato quattro quote (2.800 euro). Adesso il PATT pretende il resto (10 mila euro), anche se Kaswalder è “partito” da mesi. Noccioline, in confronto alle centinaia di migliaia di euro che dovrebbe restituire, secondo taluni, al Consiglio Provinciale del quale era presidente quando licenziò (senza giusta causa) il suo più diretto collaboratore, Walter Pruner.
Per tornare alla nostra protagonista di giornata, come è andata a finire quella sera in cui fu costretta a lasciare momentaneamente il coniglio sul fuoco? La polenta fu immangiabile, l’animale pure. La prossima volta, prima di cambiare casacca, meglio fritto. Misto. È di buon auspicio.
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