Dopo il “caso” di Clara Marchetto, la “pasionaria” dell’autonomia implicata in azioni di spionaggio a favore della Francia (alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia, 1940), adesso è la volta di Benito Mussolini al quale, nel 1924, la città di Trento attribuì la “cittadinanza onoraria”. Giusto l’anno in cui aveva fatto assassinare il deputato socialista Giacomo Matteotti (la cui famiglia era originaria di Comasine in val di Peio) e stava meditando di far mandare, come poi finì, in manicomio la sua prima moglie, Ida Dalser da Sopramonte. E pure il figlio avuto da lei nel 1914, Benito Albino, come la mamma morto in manicomio. Insomma un Duce degno di restare “cittadino d’onore” di Trento anche se i partiti alla guida del comune ne vorrebbero cancellata l’onorificenza e la memoria. E al Golem questa faccenda proprio non va giù.
E per fortuna che si riconoscono nella Costituzione! Se così non fosse, cosa dovremo attenderci dagli immarcescibili “Fratelli d’Italia” nostrani? Forse l’intitolazione del prossimo C.P.R. di Trento alla “cara” memoria di Himmler, pianificatore e inventore dei Campi di concentramento, ovvero i primi luoghi di detenzione di massa?
Sono solo un mostro d’argilla. Non lo dimentico. Ma forse è proprio per questa mia natura che non riesco a capire gli esseri umani. Ma come? Solo poco più di un mese fa, Giorgia Meloni ha definito il fascismo “una pagina buia della storia italiana, sigillata con l’ignominia delle leggi razziali” e adesso i suoi “Fratelli” trentini affermano che “le cittadinanze onorarie sono legate al contesto storico” (si vedano i giornali del 10 marzo 2026).
Pertanto l’inventore e duce di quella “pagina buia”, non si tocca. Secondo le originali teorie di questi nuovi “soloni” del diritto che non c’è, la cittadinanza onoraria fu attribuita a Mussolini nel 1924 – anno in cui il fascismo si consolida al potere – e quindi va inserita in quel contesto storico. Benissimo. Il 10 giugno 1924 Giacomo Matteotti viene rapito e ucciso per ordine di Mussolini stesso. È questo il contesto storico. Forse basterebbe ricordare quell’orrore, per risolvere il problema posto dai contrari alla revoca.Evidentemente la memoria, quando non è beata ignoranza, fa difetto.
Prima di riscrivere la storia, non sarebbe il caso, “fratelli e sorelle” di frequentare qualche lezione di ripasso? Ci sono corsi serali a buon prezzo. Sennò si rischia la figura di galline starnazzanti nel pollaio del comune. Eia, aia… che pollaio!
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