Non poteva che andare a finire così. Quando il centralismo arriva al potere, chi ci rimette sempre e comunque è chi non la pensa allo stesso modo. Il nemico del centralismo è il decentramento e con esso l’autonomia dei territori. Anche quando è speciale. Lo sanno tutti tranne che in Trentino.
Nel servile silenzio anche di ciò che resta delle macerie del fu Partito autonomista, si è aperta una ferita grave nel corpo dell’autonomia provinciale quando la stessa recepisce le volontà romane e le fa proprie, senza mediazione, dibattito e tutela di prerogative ormai sempre più limitate alle celebrazioni, anziché all’applicazione giuridica e amministrativa delle proprie facoltà.
Non si tratta di entrare nel merito delle “disposizioni del ministro Valditara sull’educazione sessuale nelle scuole con l’assenso o meno dei genitori”, che francamente sembra l’ennesimo tentativo della politica di dettare la morale, ma di riconoscere che le scelleratezze di chi governa un settore, senza averne adeguate competenze tecniche, rendono sempre più vuota l’autonomia, ridotta ormai solo a cerimonie, inaugurazioni e proclami.
Di questo passo, si potrebbe cambiare nome anche a piazza Dante, denominandola “Montecitorio de noantri”. Non oso pensare al tormento di Alcide Degasperi, tanto celebrato quanto ignorato. Ad maiora!

