E sì, a leggere i giornali di oggi, 17 settembre dell’anno di Giorgia 2026, la fantasia dei titolisti dei giornali si è sbizzarrita. Cominciando proprio dal “Giornale” che fu di Montanelli che annuncia: “Bollo ciao”; ma Il Fatto Quotidiano non è da meno: “Giorgia la Qualunque” (rammentando il film di Cetto la Qualunque: “Le tasse sono come la droga! Se le paghi una volta, anche solo per provare, finisce che ti prende la voglia”; “Sono anni che gli italiani si bevono qualsiasi minchiata e noi siamo la minchiata giusta al momento giusto”.)
Il Tempo, parafrasando l’inno al defunto: “Meno male che Giorgia c’è”. Gli fa eco Il Foglio: “Il piano “B” di Meloni”. Quanto a Libero: “Boom! Via il bollo”. Il Secolo: “Bye Bye Bollo”
Il Manifesto, che sui titoli è impareggiabile, oggi lo dedica ai CPR “Guardia medica” e relega in taglio centrale lo “Sconto elettorale sulle auto inquinanti”.
La Repubblica: “Bollo, il regalo di Meloni”. Il Corriere della Sera: “Auto piccole e medie, via il bollo”. La Stampa: “Auto e moto, stop al bollo”.
La Verità: “La Meloni taglia il bollo a 14,5 milioni di veicoli”. Domani: “Bollo auto, la mancetta di Meloni. Via la tassa in vista delle elezioni”. Il Mattino: “Bollo auto, stop per un anno”. Stesso tenore per il titolo di Avvenire: “Il Governo sospende per un anno il bollo di auto piccole e moto”.
L’Edicola: “Via al bollo, una delle tasse più odiate”. Ma dai! E le altre?
Sul tema la satira dei giornali si è sbizzarrita. Due esempi: Il vignettista del Secolo XIX di Genova, disegna una Meloni imbronciata: “Barcollo, ma non Bollo”.
Imperdibile la cattiveria del Fatto Quotidiano: “La Meloni annuncia l’abolizione del bollo sull’auto. Tanto, con quel che costa il carburante chi se la può più permettere”? Appunto.

