“Quando attraverserai l’ultimo vecchio ponte…” cantava Fabrizio de Andrè in “Preghiera in gennaio”. E lui, il nostro amico don Lino Zatelli (4 maggio 1951-12 agosto 2026), che aveva calpestato i carruggi di Genova e consolato le prostitute cantate da Faber, ha attraversato quel vecchio ponte nella notte delle stelle cadenti, oltre la curva del cielo che si prepara, stasera 12 agosto, a un’eclissi di sole al tramonto. Della vita e del mondo.
Lo sgomento è grande fra le centinaia di estimatori del “don”, di quel prete che ha attraversato le inquietudini di molti credenti tiepidi, più cristiani d’anagrafe che convinti osservanti. La sua popolarità era cresciuta con gli incarichi “in cura d’anime” fra la Vallarsa – dove era approdato dopo l’esperienza ligure -, le parrocchie della collina di Lavis – tra Meano e Gazzadina – e infine la parrocchia di San Carlo a Trento sud.
La mannaia dei 75 anni che consiglia il pensionamento dei parroci, il 4 maggio scorso, gli aveva portato come “regalo di compleanno” il trasferimento proprio nelle Terre d’Adige, a Zambana, quale collaboratore pastorale. Stava preparando le valigie per il trasloco a settembre anche se i suoi numerosi parrocchiani avevano raccolto firme in calce a una petizione per domandare di soprassedere al trasferimento.
In Clarina aveva messo radici, le sue messe erano affollate di devoti che arrivavano anche da lontano. La diffusione dei suoi sermoni, nell’universo del web, catalizzava l’interesse e la partecipazione di migliaia di “followers”. Insomma, era una star nel firmamento sempre più striminzito del clero.
Piaceva e si compiaceva di piacere. Quando tornava dalle sue frequenti trasferte in Terrasanta e in Oriente, alla guida di escursionisti che, talvolta, plasmava in “pellegrini”, don Lino Zatelli dai Sorni di Lavis raccontava quelle esperienze dal pulpito. Catalizzava l’ascolto e veicolava in tal modo il “logos”, la Parola, di quel Vangelo che era stato chiamato a proclamare.
Quel “prete da crociera”, come lo avevano chiamato scherzosamente, si era fatto religioso fra i Pavoniani (gli Artigianelli) per poi domandare di essere “incardinato” tra il clero diocesano di Trento.
Stamattina il piccolo gruppo di persone che lo aspettava in chiesa per la messa delle 8.30 non lo ha visto arrivare. Tra di loro c’era anche il medico e amico personale Andrea Scardigli il quale, allertato chi aveva le chiavi, lo ha trovato senza vita. Morto in solitudine, nella notte che minacciava tempesta e che ha oscurato anche le Perseidi di solito prodighe di frammenti luminosi.
La notizia della morte repentina del “don” si è diffusa come un fulmine e le mille telefonate che si sono incrociate nella mattinata hanno registrato lacrime vere e cordoglio condiviso.
“Dio di misericordia”, canta Faber, “ascolta la sua voce, che ormai canta nel vento, Dio di misericordia, vedrai sarai contento”. Ma a noi resta il rimpianto.
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