Nei giorni scorsi le prime pagine dei giornali nazionali, autorevoli TG Rai e privati, ci hanno intrattenuto su un “gravissimo” fatto: un ignoto pittore romano, poi venuto alla luce come il sagrestano part-time di una chiesa, ha ritoccato l’immagine di un angelo dipinto sulla parete, trasformandolo nel simil-ritratto della presidenta Giorgia.
A quel punto, punte sul vivo, le opposizioni al governo (che non ci piace, ma con questo fatto c’entra nulla) hanno aperto le cataratte del cielo. E hanno scatenato l’inferno (mediatico). Che ci fa l’immagine della Meloni, trasformata in Cherubina, nella chiesa che per anni fu la mèta mattutina di Belzebù Andreotti? Di colui che, per citare il fondatore de “la Repubblica”, Eugenio Scalfari, “è stato il vero – e mai risolto – mistero della prima Repubblica. Un personaggio inquietante e indecifrabile, l’incrocio accuratamente dosato d’un mandarino cinese e d’un cardinale settecentesco”.
Improvvisamente, la basilica di San Lorenzo in Lucina, alle spalle dei palazzi del parlamento e del governo (Montecitorio e Chigi) si è affollata di curiosi che neanche il Vaticano nei giorni solenni del Giubileo. Un andirivieni di “devoti”, naso all’aria, telefonino nella mano destra per immortalare il fatto o il misfatto (a seconda della partigianeria politica) e portare a casa il “souvenir de Rome” con la “Melonì devenù un Cherubin”.
Il “pitturicchio” autore del ritratto, inseguito e braccato dai cronisti, dapprima ha negato, poi ha nicchiato e infine ha ammesso che sì, aveva dato un colpo di pennello a quel dipinto, frescato nell’Anno Domini 2000, su incarico dell’arciprete della basilica. Il quale è stato prontamente richiamato dal Vicariato. Nei Sacri (?) Palazzi di oltre Tevere si temeva lo scandalo di un alto (?) papavero della Repubblica messa alla berlina dentro una chiesa sul retro del Palazzo. (Che fa il nesci, Eccellenza? Oh, non l’ha visto? Ah, intendo: il suo cervel, Dio lo riposi, in tutt’altre faccende affaccendato a questa roba è morto e sotterrato” (libera licenza da “Sant’Ambrogio” di Giuseppe Giusti).
Tale basilica, sorta nel IV secolo, quando la Meloni probabilmente era ancora un angelo, sorse sul luogo della residenza di una matrona romana di nome Lucina. (La Littizzetto non c’entra). Consacrata nel 440, fu ricostruita nel 1130. Un ultimo restauro risale al XIX secolo sotto il pontificato di Pio IX il quale ordinò di rimuovere le decorazioni barocche. Più o meno come oggi che altro ordine dall’alto ha fatto cancellare l’immagine della Cherubina di palazzo Chigi.
Povera Giorgia: passerà alla storia (dell’arte) non già per aver dato all’Italia fior di ministri (soprattutto quelli preposti alla cultura) ma per esser stata costretta, tarpate le ali da angioletta, a volare basso nonostante la longevità del suo Governo. Quanto alle opposizioni, se trovassero qualcosa di meglio da inseguire che non il volo dell’angelo di San Lorenzo in Lucina e fare finalmente il loro mestiere, ne trarremmo vantaggio tutti. A cominciare da chi scrive, il quale di questi modesti, mediocri e pasticcioni ha le tasche piene.
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