Nel crepuscolo dell’anno 2025, nel parco delle piramidi a Segonzano (val di Cembra) è spuntata una piramide di ferro. Un fungo alto 28 metri, non allucinogeno ma allucinante questo sì, per consentire a noi schiavi del telefonino una comunicazione e trasmissione dati a 5G. Per chi è digiuno di sigle e di sottintesi alle sigle (come noi, e facendo ricorso al web, cioè a internet), significa questo: “La tecnologia 5G è la quinta generazione delle reti mobili, un’evoluzione del 4G che offre velocità di connessione molto più elevate, latenza ultra bassa (ritardi minimi), maggiore affidabilità e capacità di connettere un numero enorme di dispositivi contemporaneamente, aprendo la strada a nuove applicazioni come veicoli autonomi, IoT (Internet delle Cose) e streaming immersivo. In pratica, significa download istantanei, streaming video senza buffering, gaming online fluido e una rete più efficiente per smart city e industrie.”
Sulla velocità, nulla da dire. Anche il “traliccio-antenna-piramide di ferro” è sorto in poche ore, alla velocità desiderata da chi lo/la voleva a tutti i costi, fregandosene della contrarietà del comune di Segonzano e dell’ufficio provinciale per la tutala del paesaggio.
Se la popolazione dice “no” (ed a tale proposito in due giorni sono state raccolte più di 400 firme in calce ad una petizione per chiedere la sospensione del progetto e lo spostamento altrove del traliccio-antenna) c’è chi dice “sì”.
Poi vallo a cercare il responsabile di quel sì. C’è un rimpallo di responsabilità: quella appena installata “è un’opera strategica” che va oltre la volontà del popolo e dell’amministrazione locale. Si vola alto, c’è di mezzo l’Europa (c’è sempre un pezzo d’Europa cui dare la colpa) con i finanziamenti del PNRR, ci sono masse di capitali e di dati sensibili che è meglio non toccare. “Chi tocca i fili muore” c’era scritto sui tralicci dell’alta tensione.
In questo caso la tensione diventa alta perché ancora non si sa se le emissioni della rete a 5G facciano male oppure siano compatibili con la vicinanza delle abitazioni. Si dice e si scrive che basta una distanza di 200 metri e non c’è problema. “La lontananza sai è come il vento…” cantava Domenico Modugno. Sarà.
Intanto però una questione è acclarata: se un’opera è considerata “strategica” non ci sono santi che tengano o proteste che vadano a buon fine. Si fa in fretta, in barba a tutto e a tutti. Ne prendano nota coloro che vogliono aprire un pertugio nel gabinetto cieco di casa. O dare una mano di bianco al terrazzo che è diventato nero.
Basta mettere fuori un cartello con la scritta “opera strategica” e il cesso avrà la luce. Non a 5G ma sufficiente per far uscire gli olezzi e gli afrori. Profumiamo il mondo. Ma quando saremo chiamati alle urne “su con le antenne”.
Buona salute e buon anno a tutti, anche al 5G. Non si sa mai.
©iltrentinonuovo.it




Screenshot

