No, non siamo all’olio di ricino. Ci mancherebbe. Ma il ricorso alla purga di antica memoria pare essere la via delegata e deputata alla soluzione dei problemi della sanità trentina. Che sono molti e molto stiracchiati nel tempo: dal vecchio ospedale di Trento che, in attesa del nuovo, si affida a “santa provvidenza”, alle suore Camilliane e al loro prossimo ex ospedale di via Giovannelli in procinto di passare, infermi e infermieri, sotto le ali delle aquile di piazza Dante. Tanto paga Pantalone (25,8 milioni di euro). E le tanto sbandierate “case di comunità” che si aprono (e si dovranno probabilmente chiudere per carenza di personale)? Ma i ritardi nelle scelte e nella gestione della sanità non li paga mai nessuno? Pazienti a parte, naturalmente.
Chi se lo ricorda il dottor Balanzone? Prosopopea a quintali, consistenza scarsa e vanto di risolvere ogni problema. E il dottor Purgone, che cura tutto con il lassativo? Sembra che questi due personaggi, dopo gli allori della letteratura, cerchino adesso affermazioni anche in politica.
Ad ogni occasione, Balanzone snocciola i mirabolanti risultati del sistema sanitario e continua a tenere in piedi reparti inutili in ospedali utili (vedi Cavalese dove ortopedia zoppica e non certo per l’eccellenza medico-sanitaria ma per carenza di sala operatoria deputata alle “emergenze” legate alle cicogne sempre più rare).
Quanto a Purgone distribuisce purghe a piene mani e soprattutto a chi non si allinea e vanta risultati fantastici, salvo poi cadere sull’incapacità di trovare alcuni infermieri per tenere aperti i presidi sanitari di Madonna di Campiglio e di Sèn Jan/San Giovanni di Fassa durante le festività. Dovevano aprire il 22 dicembre, ma ci si è scordati di dire di quale anno.
Qui arrivano quei turisti che abbiamo adescato garantendo che tutto funziona, per poi scoprire che invece funziona poco, molto poco. Nel frattempo, hotel, B&B, appartamenti e campeggi fanno il pieno e poi si vedrà. Tanto fra un anno chi si ricorderà di queste gravi carenze, che mandano in tilt gli ospedali di valle? Balanzone e Purgone fanno conto proprio su questo: la dimenticanza copre tutto con un velo che nasconde anche l’incapacità. Eppure il problema non è nuovo. Lo si sapeva da tempo, ma nessuno, come sempre, ha fatto nulla.
Tutto rimandato, tutto delegato, tutto lasciato correre. Eccola la politica sanitaria trentina: testa sotto la sabbia e culi all’aria. La sanità qui funziona – eccome se funziona – soprattutto per i malati immaginari e per chi ha soldi e può permettersi il ricorso al privato. Tutti gli altri sono pregati di non disturbare e se hanno problemi, il rimedio antico funziona sempre: una peretta. Un modo elegante di essere presi per il sedere.
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