Alzi la mano, chi rammenta, con esattezza, cosa stava facendo il 21 dicembre di cinquant’anni fa. Probabilmente nessuno ricorda con precisione quel giorno, però se si collega la data alla città di Vienna, forse i contorni del ricordo si fanno meno sbiaditi. Quel giorno infatti, nella capitale austriaca, un “commando” composta da sei terroristi palestinesi, agli ordini di “Carlos lo Sciacallo”, dà l’assalto alla sede dell’O.P.E.C. (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio), durante una riunione dei principali leader dell’Organizzazione.
I terroristi entrano in azione fulmineamente il 21 dicembre e prendono in ostaggio sessanta persone. Non tutto fila liscio però. C’è uno scontro a fuoco, durante il quale muoiono un poliziotto austriaco, un uomo della Sicurezza irachena ed un economista libico. I feriti sono molti. Il 22 dicembre, “Carlos” chiede un aereo, che le autorità concedono. A bordo del DC 9 dell’“Austrian Airlines” sale il “commando” con 42 ostaggi. Destinazione Algeri, dove vengono liberate 30 persone. Poi di nuovo in volo per Tripoli, in Libia e quando l’aereo atterra qualche altro ostaggio viene rilasciato, mentre l’aereo riparte di nuovo per Algeri dove, infine, sono restituiti alla libertà anche gli ultimi ostaggi. In cambio, i terroristi ottengono un salvacondotto dalle autorità algerine, per raggiungere indisturbati Baghdad, vera mèta del gruppo. Dopo essere saliti su di un Boeing 707, l’unico in grado di arrivare in Iraq senza scalo, i terroristi giungono nella capitale irachena, sani e salvi.
“Carlos”, il capo del “commando”, è uno dei terroristi più ricercati al mondo. – In realtà si chiama Ilich Ramirez Sanchez; è di origini venezuelane e proviene da una famiglia borghese dichiaratamente marxista-leninista. Parla correttamente quattro lingue, oltre allo spagnolo e, nel 1966, frequenta “Campo Matanzas”, una scuola di guerriglia gestita dal governo cubano nei pressi dell’Avana. In quello stesso anno di trasferisce a Londra, dove prosegue gli studi a Kensington ed infine approda all’Università per stranieri “Patrice Lumumba” a Mosca, dalla quale viene poi espulso nel 1970.
E’ in quel momento che “Carlos” si trasferisce in un campo di addestramento del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) in Giordania. Continuando a lavorare per il Fronte, Ilich Ramirez Sànchez ritorna a Londra e lì frequenta alcuni corsi della “London School of Economics”. Nel 1973, entra in attività come terrorista, per conto del FPLP e tenta di uccidere un affarista ebreo, in seguito all’omicidio di Mohamed Boudia, un direttore di teatro che il Mossad, il Servizio segreto israeliano, individua come referente del terrorismo palestinese in Europa. E’ l’inizio di una carriera sanguinosa, che prosegue con una bomba in una banca inglese e tre autobombe presso le redazioni di tre giornali francesi, tutti accusati di essere filoisraeliani. Ma non basta. In un ristorante parigino, “Carlos” uccide due cittadini israeliani e ne ferisce altri trenta, lanciando una granata dentro il locale. Partecipa a due attacchi, peraltro e fortunatamente falliti, ad aerei di linea presso l’aeroporto di Orly, a Parigi, il 13 ed il 17 gennaio 1975. Il 27 giugno seguente, uccide due poliziotti che si sono presentati a casa sua a Parigi e poi fugge, prima a Bruxelles e poi a Beirut.
È nella capitale libanese che “Carlos” ed i suoi uomini pianificano l’attacco alla sede dell’OPEC a Vienna per il dicembre di quell’anno infausto.
Nel ‘76 viene arrestato in Jugoslavia, ma riesce, ancora una volta, a fuggire ed a trasferirsi ad Aden dove crea un suo gruppo: l’“Organizzazione Araba per la Lotta Armata”, composta da terroristi siriani, libanesi e tedeschi e con la quale riesce a costruire un rapporto diretto e di collaborazione con la STASI (Staat Sicherheit – Sicurezza di Stato) della Germania Est. Ormai si è fatto un nome e i Servizi segreto romeni lo assoldano per assassinare alcuni dissidenti nascosti in Francia e per distruggere gli uffici e la redazione di “Radio Free Europe” a Monaco di Baviera.
Nel 1982 l’Organizzazione di “Carlos” tenta un attacco ad una centrale nucleare, ma l’azione fallisce e Magdalena Kopp, moglie di “Carlos”, viene arrestata. Per rappresaglia, i terroristi piazzano una serie di bombe contro bersagli francesi: prima la “Maison de France” a Berlino e poi un treno TGV ed una bomba alla stazione di Marsiglia, che provocano cinque morti innocenti.
La ferocia di questi attentati induce molti Paesi che, fino a quel momento lo hanno protetto, a ritirare ogni forma di assistenza e di ospitalità. Espulso dall’Ungheria, nel 1985 viene disconosciuto anche da Iraq, Libia e Cuba e solo la Siria gli offre un rifugio, per quanto precario e temporaneo, obbligandolo però a rimanere del tutto inattivo. Sei anni dopo, lo espelle per i suoi contatti con l’Iraq e “Carlos” si trasferisce quindi in Sudan.
Probabilmente ottiene la cittadinanza palestinese, pare concessagli per i suoi servigi direttamente dal leader Yasser Arafat, mentre i Servizi segreti francesi e americani sono sulle sue tracce, offrendo grandi aiuti al Sudan in cambio della consegna del terrorista, che avviene puntuale nel 1994.
Incarcerato a Parigi, viene processato per i reati commessi in Francia e, riconosciuto colpevole, la condanna è all’ergastolo. Da quel momento Ilich Ramirez Sànchez, alias “Carlos” è segregato in un carcere di massima sicurezza. Ciò nonostante, riesce però a tenere corrispondenza con il mondo arabo a con il presidente venezuelano dell’epoca Hugo Chavez, il quale lo difende pubblicamente, sostenendo che non si tratta di un terrorista, bensì di un combattente rivoluzionario.
Molti attentati di matrice ignota vengono attribuiti a “Carlos” ed al suo gruppo, ma non ci sono prove a sostegno e tutto rimane nei confini del vago sospetto. Negli anni seguenti pubblica un volume dal titolo “Islam Rivoluzionario”, dove giustifica le sue attività come parte di un conflitto di classe mondiale e dichiara la sua ammirazione per Osama bin Laden e per Saddam Hussein. Nel 2001, in prigione, sposa con rito islamico la sua legale, l’avvocato Isabelle Coutant – Peyre.
Intervistato, nel 2012, dall’Agenzia giornalistica ANSA, “Carlos” sostiene di essere a conoscenza di alcuni segreti italiani. Parla infatti dei contatti intercorsi fra i Servizi segreti italiani e le Brigate Rosse nella trattativa per la liberazione dell’on. Aldo Moro e scagiona inoltre i neofascisti italiani per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, accusando invece gli americani della C.I.A. Sono loro, secondo “Carlos”, che compiono l’attentato perché mirano a distruggere un grosso carico di armi destinato ai palestinesi. Ovviamente non ha mai dimostrato nulla delle sue accuse, e le stesse assomigliano molto più a depistaggi che non ad informazioni utili.
Tutt’ora, all’età di 76 anni, “Carlos” vive in prigione e il suo mito di “primula rossa” del terrorismo internazionale è ormai svanito e sepolto sotto la polvere del tempo. Però quel 21 dicembre di cinquant’anni fa, il segno della ferocia di ideologie malate e di uomini senza scrupoli, come “Carlos lo sciacallo”, ha segnato la storia del nostro tempo.

