L’estate non più rovente si infiamma del dibattito sul ritorno all’antico, al sistema proporzionale nel voto per il rinnovo del Consilio Provinciale così si potrà garantire (Consulta permettendo) il terzo mandato all’uscente Fugatti. Ma la legge elettorale non è un paio di mutande che si cambiano a piacere (possibilmente tutti i giorni). Mutatis mutandis, non si cambiano le leggi elettorali a colpi di maggioranza anche se il mondo sembra ormai in mano a prevaricatori più che ai governanti. I quali – lo ricordiamo per gli smemorati – devono reggere la cosa pubblica in nome e per conto di tutti, non della fazione di appartenenza. Vallo a spiegare agli improvvisati politici del giorno dopo (perché divenuti tali “dopo” le elezioni, senza studio e senza arte perché si sentono solo di parte).
“Non è necessario pensare che il mondo finisca nel fuoco o nel ghiaccio. Ci sono altre due possibilità: la burocrazia e la nostalgia!” Devono essersi ricordati di questa celebre battuta del grande Frank Zappa, i “nostri” rappresentanti quando hanno deciso di ritornare al sistema proporzionale, ovviamente nelle dovute proporzioni, affinché sia proporzionata la rappresentanza dentro una chiara proporzione. Ne capisco poco e ho sempre creduto che il “metodo D’Hondt” fosse un efficace contraccettivo. Scopro che non è così, ma anche che nessuno è immune dalla cialtroneria. Vive fra noi e, a volte, siamo noi. Solo così qualcuno riesce a spacciare per prelibatezza una minestra avariata. Mostruosità che anche a noi mostri appaiono mostruose.
Eppure l’avevamo arginata la marea degli “amici degli amici”, delle raccomandazioni e dei micro interessi che si celavano dietro sigle e siglette (PLI, PRI, PSDI, PIT, PET, PAT(T), POT, PUTT e così via) e avevamo deciso di decidere noi chi dovesse governarci. E adesso? Hanno già cominciato a raccontarci che magari non è proprio una novità, però con i correttivi giusti, gli sbarramenti alti, le preferenze senza genere e le emorroidi infiammate, anche le cose vecchie sembrano nuove.
Tutto cambia per non cambiare, come ricordava il principe di Salina nel “Gattopardo”, quel romanzo sul cambiamento di un noto climatologo trentino-tirolese.
Avanti con il proporzionale quindi, per garantire un posto sempiterno: chi al governo e chi all’opposizione. “In saecula, saeculorum”. Sembra che tutto stia andando a rotoli, neanche fosse il fallimento di una ditta di carta igienica. Mi consolo con Ennio Flaiano: “La stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia.”
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