Si fa presto a dire Repubblica. Ma alla vigilia del Referendum Istituzionale del 2 giugno 1946 il risultato non era affatto scontato. Così come l’esito del voto per la designazione dei rappresentanti all’Assemblea Costituente. Dovevano essere 573 ma i seggi assegnati furono 556 poiché la consultazione non fu possibile in provincia di Bolzano e nella Venezia Giulia, ancora al centro di una contesa internazionale. La Costituente si riunì per la prima volta il 25 giugno 1946 ed elesse presidente dell’assemblea il socialista Giuseppe Saragat (1898-1988) che sarebbe divenuto Presidente della Repubblica (dal 1964 al 1971).
Repubblica discende da “Res publica”, che in latino significa: cosa pubblica; ovvero: “casa del popolo”. Nell’antica Roma il termine indicava l’organizzazione dello Stato e la gestione della vita collettiva. Oggi con “Repubblica” si definisce una forma di governo in cui il potere appartiene al popolo ed è esercitato da rappresentanti (del popolo) eletti con un mandato temporaneo, in contrapposizione alla monarchia.
La Repubblica romana nacque nel 509 avanti Cristo con la cacciata dell’ultimo dei 7 re, Tarquinio il Superbo, che avevano governato la popolazione dalla fondazione della città di Roma (“urbe condita”), il 21 aprile del 753 a. C. La Repubblica terminò nel 27 a. C. con l’ascesa di Augusto, primo imperatore. Questo potere politico si basava sulla divisione dei poteri e sul rifiuto assoluto della Monarchia.
È quanto accaduto 80 anni fa quando, il 2 giugno 1946, il popolo italiano votò al referendum Istituzionale per scegliere la forma di governo della Nazione. Il quesito sulla scheda elettorale era semplice: “Repubblica-Monarchia” e sotto i due simboli la scritta: “Apporre un segno sulla casella a fianco del contrassegno prescelto”.
Con uno scarto di 2 milioni di voti, la maggioranza degli Italiani scelse la Repubblica: 54,3%; il 45,7% votò per la Monarchia. La percentuale più alta di “repubblicani” si registrò proprio in provincia di Trento dove i favorevoli alla Repubblica furono l’85% contro il 15% di “monarchici”.
La proclamazione dei risultati avvenne il 6 giugno 1946. Oltre al referendum Istituzionale, quel giorno di 80 anni fa gli Italiani furono chiamati alle urne anche per esprimere i rappresentanti nell’assemblea Costituente, nel Parlamento che, l’anno seguente, avrebbe approvato la Costituzione della Repubblica Italiana.
Ma la novità più importante fu che ad esprimere il voto per la forma di governo e per i rappresentanti alla Costituente parteciparono, per la prima volta, anche le donne. Le quali erano state escluse dal voto fino al 1945 quando, con un decreto legge, il Governo presieduto da Ivanoe Bonomi, riconobbe loro il diritto al voto attivo e passivo (ad eleggere ed essere elette).
C’era ancora la guerra quel 31 gennaio 1945. L’Italia era divisa a metà, al nord persisteva l’occupazione militare tedesca. Con la ricomposizione del Paese, le elezioni per la Costituente portarono in Parlamento solo un piccolo gruppo di donne: 9 rappresentanti della DC, 9 del PCI, 2 del PSIUP (socialiste) e una dell’Uomo Qualunque.
Quest’ultimo fu un movimento politico, fondato a Roma nel 1944 dal giornalista Guglielmo Giannini. Divenne un vero e proprio partito (il Fronte dell’Uomo Qualunque) caratterizzato da anticomunismo e populismo. Da questo movimento, che durò lo spazio di una legislatura (scomparve negli anni ’50), è nato il termine “qualunquismo” che indica una sfiducia generica verso la politica e le istituzioni.
Per quanto riguarda la circoscrizione del Trentino (in provincia di Bolzano non si votò il 2 giugno 1946 perché quel territorio era ancora conteso e sottoposto all’ amministrazione militare degli Alleati) risultarono eletti alla Costituente: Elsa Conci, Alcide Degasperi e Luigi Carbonari per la DC e il sindaco di Trento, Gigino Battisti (il figlio di Cesare Battisti morirà in un incidente ferroviario a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta, il 14 dicembre dello stesso anno). Un’altra parlamentare trentina, Maria de Unterrichter fu eletta alla Costituente nel collegio unico nazionale.
Sono pochi, oggi, i superstiti di quella stagione. Soltanto gli ultracentenari che il 2 giugno 1946 avevano compiuto 21 anni, possono raccontare il loro “primo voto” nell’Italia della rinascita. Tra di loro – la testimonianza è pubblicata oggi da “IlT quotidiano” – il medico Gios Bernardi (103 anni compiuti il 1° gennaio) che al Referendum Istituzionale votò per la Repubblica (“i Savoia avevano già fatto abbastanza danni”) e Teresa Folgheraiter (106 anni il prossimo 17 agosto) che pure votò per la Repubblica perché “il re era scappato”. Ricorda che andò a votare a Segonzano, quattro chilometri da Sevignano dove vive, con la corriera. “Tutti cantavano, qualcuno anche “bandiera rossa”. Ad ogni modo lei votò per la DC. Mentre il medico Bernardi, che in famiglia aveva “fatto indigestione” di preti e di suore, votò per il PSIUP.
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