C’è chi diserta il 25 aprile, chi fugge davanti al 2 giugno. In fondo che cosa volete che sia l’anniversario del voto alle donne e della scelta del governo del popolo a scapito della guida illuminata di un re per chi pensa che le istituzioni servano solo a garantirsi una cospicua indennità, a propiziare concerti di rock star (a spese nostre), a favorire i pollai (leggi CPR) per gli immigrati? A rappresentare la massima istituzione dell’autonomia mandiamo in piazza l’assessora all’agricoltura. La regina dei contributi per contribuire alla ricorrenza, basta e avanza. Che pensiero regale. Ma non si stava festeggiando la Repubblica? Povero Golem, costretto a destarsi nuovamente dal sonno per dire la sua.
Insulto? Offesa? Vergogna? Disprezzo? Francamente non riesco a trovare una parola adatta. Sono solo un mostro d’argilla che – avendo saputo dell’assenza plateale del presidente della Provincia autonoma di Trento alla cerimonia per gli ottant’anni della Repubblica della quale lui è una autorità ed un rappresentante comunque la si voglia vedere – non trova espressioni adatte a descrivere lo stupore.
È come se io stesso non partecipassi alla mia festa di compleanno. Non conosco il signor presidente e ne sono oltremodo lieto. Sono figlio di una millenaria tradizione che, anche se qualcuno prova sempre a cancellarla e negarla, si fonda sul rispetto dei valori fondamentali e fra questi, anche quello della rappresentanza istituzionale.
Forse questo presidente aveva altri inderogabili impegni. Magari un onomastico, una sagra, un incontro con i pompieri, un circolo anziani o un karaoke rionale che, senza dubbio, vengono tutti prima della Festa della Repubblica. Vivo a Praga da secoli. Altra storia e altra cultura.
Forse non capisco. Eppure mi chiedo come sia possibile che un popolo civile, colto e intelligente (o almeno spero) come quello trentino, si faccia rappresentare da chi, il giorno che si celebra la nascita della Repubblica della quale lui stesso è una figura di spicco territoriale, sia altrove.
Ho un metro di giudizio minimo, come si conviene agli esseri più semplici e quindi esprimo solo sensazioni. Quella però che mi ispira questa ignobile assenza è un sentimento di vuoto: quello dell’intelligenza e della sensibilità. Non solo istituzionale. Pazienza. Abbiamo visto ben altro, nella consapevolezza che forse il presidente ha preferito dedicare questo 2 giugno, ricorrenza della Repubblica, agli allevamenti di pollame di famiglia. D’altronde ognuno ha la propria lista di priorità. Molti la democrazia, altri i polli. Per far loro festa.
©golemdapraga

