Sappiamo tutto (o almeno è quanto vogliono farci sapere da piazza Dante a Trento) sugli orsi (la cui presenza nei boschi del Trentino occidentale è stimata in 118 esemplari) e sui lupi (calano, dice il rapporto provinciale a “soli” 22 branchi). Sappiamo poco o nulla sull’andamento della sanità pubblica, sulla gestione degli ospedali, del Santa Chiara in particolare, e sulle soluzioni promesse e, non ancora almeno, mantenute. L’assessore Tonina, con modi garbati e passo felpato aveva minacciato le dimissioni (ma quando mai?) se le liste di attesa non fossero drasticamente diminuite. Non aveva specificato se la diminuzione doveva essere legata alla rapidità della presa in carico dei pazienti o se alla rinuncia dei pazienti stessi, mandati metaforicamente a quel paese dal calendario dell’attesa. Il fatto è che le dimissioni sono state nascoste sotto il tappeto. E intanto…
Provate a parlare con gli operatori della sanità pubblica (dai medici agli infermieri, dagli Os ai tecnici). Basta sostare un’ora, magari al mattino, in prossimità dell’uscita dal Santa Chiara verso i parcheggi (chi arriva per primo trova posto, chi arriva in orario prossimo al turno… trova occupato e deve affidarsi alle strisce blu che sono, sia pure ridotte a 50 centesimi l’ora, pur sempre a pagamento).
Con la garanzia dell’anonimato (sennò piovono pure le sanzioni amministrative e non solo) ti raccontano di reparti sguarniti di personale (costretto a saltare i riposi e a turni notturni massacranti) ma pure di medicinali.
Il sabato e la domenica la farmacia dell’ospedale è chiusa. Certo, c’è il/la farmacista di reperibilità, ma non è che puoi chiamare di notte il/la collega a casa per farti aprire e dare, magari, un cortisonico per sciogliere il catarro del vecchietto che sta sciogliendo gli ultimi rantoli prima di tornare al Padreterno.
Non è che puoi tirar giù dal letto il direttore dell’ospedale per farti dare un pacco di pannoloni perché in reparto c’è chi fa la cacca più volte durante la notte e mancano traverse o lenzuola pulite.
Adesso, dicono sottovoce i parenti di un paio di anziani del geriatrico, faranno i lavori per rammodernare il reparto (a proposito, ma non era alle viste un nuovo ospedale?) E il vecchietto dove lo metto? Metà finiranno in ortopedia, al 7° piano, un tempo destinato ai dozzinanti, a coloro cioè che pagavano la quota alberghiera; l’altra metà resteranno dove sono. Così il personale, già carente di proprio, dovrà dividersi in due tra un piano e l’altro. Che neanche re Salomone, con tutta la sua saggezza…
Non sono che alcuni spunti di un “cahier de doléances” raccolti a volo di rondine una mattina di primavera.
Ma una commissione d’inchiesta sulla situazione di un ospedale che dovrebbe essere l’eccellenza delle eccellenze e magari pure sull’operato delle figure apicali dell’Azienda sanitaria, non sarebbe il caso di proporla al Consiglio Provinciale?
D’accordo, abbiamo i rappresentanti delle opposizioni che sono già impegnati a ululare alla luna. E abbiamo quelli del governo provinciale che non finiscono di far sapere al popolo quanto sono bravi e quanto “va tutto ben madama la marchesa”.
La Corte dei conti è oberata di lavoro. Ma qualcuno che vada a parlare con chi lavora sul campo, con chi deve rifare i letti, somministrare un farmaco, cercare una consulenza, ci sarà o no?
Come diceva il mugnaio Arnold: ci sarà pure un giudice a Berlino. Non si dice di affidarsi ai sindacati… A proposito: esistono ancora o sono finiti nel magazzino della storia del secolo breve? Da bravi: state sani (se potete).


1 commento
Mr Folgheraiter, hai ricevuto il perdono da tutti quei gentiluomini che quotidianamente riempiono la cronaca nera di radio e giornali? Senza il loro essenziale contributo, la vita dei Trentini e dei redattori di nera sarebbe vuota e noiosa.
F.to: Danilo Bonetti Molveno