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    Anniversari&memoria

    Sette anni nel Sol Levante

    Mario AntoliniBy Mario Antolini1 Novembre 2021Nessun commento4 Minuti di lettura
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    All’inizio di novembre il mondo cattolico dedica un giorno a Ognissanti (tutti i Santi). Il 2 novembre lo dedica a tutti i defunti. L’anno scorso, di questi giorni, coi cimiteri sprangati per la pandemia, l’immagine cupa della morte dilagò nelle piazze e per le vie, rese deserte dal lockdown, dal confinamento. Immagini di un tempo di guerra che hanno rammentato a Mario Antolini, l’ultracentenario decano dei giornalisti, il suo prolungato soggiorno (sette anni in Giappone) nelle isole del Sol Levante negli anni della seconda guerra mondiale. Una pagina di memoria e di cultura davvero straordinaria.

    Era il 1942; mi trovavo a studiare a Tokyo e già si era al secondo anno di guerra fra Giappone e Stati Uniti, ma ancora senza bombardamenti aerei. Durante l’estate ci trovavamo in vacanza fra il raccolto ed accogliente silenzio della montagna giapponese, in un tipico villaggio di modesti contadini. 

    A ferragosto si celebrava la “Commemorazione dei Morti” e anche noi studenti occidentali fummo invitati a parteciparvi e lo facemmo, in semplicità e con sentita convinzione e viva partecipazione, tuttavia con lo spirito cristiano proprio degli occidentali anche se la cerimonia era buddista. Dal paesello, con la popolazione in devoto raccoglimento, ci si è portati al luogo delle sepolture, e ciascuna famiglia sulla tomba della persona amata pose ed accese delle minute scaglie di legno sacro appositamente preparate ed usate per tale finalità. Secondo la credenza buddista si era certi che l’anima della persona defunta, richiamata dalla luce e dal calore delle fiammelle, usciva dalla tomba e si immedesimava in quelle fiammelle. Mormorando antiche preci, i parenti raccolsero il focherello acceso e tenendolo in mano mantenendolo vivo lo portarono con sé fino alla propria abitazione, ponendolo delicatamente sull’uscio di casa sicuri che l’anima della persona amata avrebbe preso possesso della sua vecchia dimora. Il fuoco venne così tenuto acceso per tre giorni, durante i quali la gente partecipava a cerimonie e riti tradizionali in onore dei Defunti con convinta e devota religiosità. Noi ci sentivamo ospiti e ma attivamente partecipi e compenetrati dagli insoliti riti, poiché il sentirci coinvolti in cerimonie e preghiere per i Defunti già faceva parte della nostra formazione, della nostra mentalità e del nostro sentire. Al termine dei tre giorni commemorativi, ancora tutti insieme e ciascuna famiglia con il focherello ancora con sè e sempre acceso si ripeteva la processione verso i sepolcri, vi si posavano le fiammelle ancora accese su ogni toma e si lasciava che naturalmente si spegnessero lasciando libera l’anima di tornare a riposare per un altro anno nella tomba. 

    Sono passati ormai quasi ottant’anni da allora e la partecipazione a quelle cerimonie in onore dei “Morti”, pur nell’atmosfera e nella spiritualità buddista, è rimasta intensamente quanto mai viva in me per l’intensità con cui l’avevo vissuta e partecipata, rimanendone intimamente coinvolto per tutta la vita. Ho ancora impressa l’emozione di quel “portarsi a casa” (anche se solo per tre giorni) l’anima del defunto mentre noi uscendo dal cimitero non ci portiamo con noi che soltanto qualche ricordo subito dimenticato. Fu una di quelle circostanze in cui mi sono reso conto che la “religiosità” non è un possesso “privato ed esclusivo” di questa o quella “religione storica”, ma costituisce un qualcosa di universale che ognuno accoglie e vive a seconda dei luoghi, dei tempi e delle circostanze che fanno parte della propria personale esistenza.

    Anche nell’attuale ricorrenza del 2021 mi sento mentalmente presente in ogni cimitero del mondo, sulla tomba di qualsiasi defunto, in un ricordo universale che non so se è preghiera od altro, ma certamente è un mio sentire che ogni giorno mi fa sentire partecipe non soltanto dell’umanità dei viventi ma pure dell’umanità che da secoli fa parte dell’eternità.

    BUDDISMO. – Il buddismo è una delle religioni più antiche e diffuse al mondo. Originato dagli insegnamenti dell’asceta itinerante indiano Siddhārtha Gautama (VI, V sec. a.C.), si riassume nelle dottrine fondate sulle quattro nobili verità. Nel mondo ha tra il 350 e i 550 milioni di fedeli. Sorto nel VI-V secolo a.C. come disciplina spirituale assunse i caratteri di dottrina filosofica e di religione “ateistica”, intendendo con quest’ultimo termine non la negazione dell’esistenza degli dei (deva), quanto piuttosto il fatto che la devozione ad essi, fatto comunque considerato positivo, non condurrebbe alla liberazione ultima. A partire dall’India il buddhismo si diffuse soprattutto nel Sud-est asiatico e in Estremo Oriente giungendo, a partire dal XIX secolo, anche in Occidente. – Il termine buddhismo fu introdotto in Europa nel XIX secolo. La storia del buddhismo, come quella delle maggiori religioni, è caratterizzata da numerose correnti di pensiero e divisioni, con la formazione di varie scuole.

    importante
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    Mario Antolini

    Mario Antolini "Musón" – È nato a Tione, in Giudicarie, il 19 giugno 1920. Diploma magistrale e laurea in scienze orientali: giapponese. Insegnante elementare. Corrispondente dalle Giudicarie dal 1947; giornalista pubblicista, iscritto all'albo nel 1980. Già responsabile dell’ufficio stampa dell’Apt di Madonna di Campiglio e Pinzolo e corrispondente del Corriere della Sera e della Gazzetta dello sport. Direttore responsabile e Redattore di numerosi periodici. Insignito della “Penna d’oro” dell'Ordine dei Giornalisti al compimento dei 100 anni.

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