Se la Cassazione chiuderà la porta al terzo mandato (la decisione a breve), per il “povero” Fugatti si prospetta la necessità di trovare una via di fuga. Per tornare in sella. I suoi sodali stanno sondando gli umori per proporre una leggina che annulli vent’anni di sistema maggioritario in consiglio provinciale a Trento e si torni all’antico. Al sistema proporzionale che vige, da sempre, in provincia di Bolzano. Si va alle urne, chi ottiene più voti prova a formare una maggioranza (di coalizione). A Trento accadrebbe la stessa cosa. E Fugatti potrebbe essere rimesso a cavallo. Semplice no? Intanto, con qualche anno d’anticipo sulla nuova tornata elettorale, sono cominciate le manovre e i riposizionamenti.
Quando le stagioni erano normali, il temporale d’agosto rinfrescava il bosco. Adesso tutto è cambiato e in agosto non si sentono meno i tuoni e più qualche brontolio di basso ventre della politica che annuncia prossime intemperie. Alessio Manica del PD e Francesco Valduga di Campobase hanno messo in discussione l’ipotesi di una candidatura di Franco Janeselli alla guida del centrosinistra nella sfida del 2028 per la Provincia. Se il primo ha picconato con chiarezza, il secondo, più felpato, ha comunque contribuito al rogo della candidatura del Sindaco di Trento. Sembra insomma che lo vogliano in pochi perché, nonostante le dichiarazioni, i personaggi vengono ben prima dei programmi e delle idee. Fin qui poco di nuovo. Il centrosinistra, maestro di masochismo, non deluderà nemmeno questa volta.
Poi, d’improvviso ma non troppo, qualcuno, in un singulto di furberia, ripropone il sistema proporzionale, con l’eterna scusa della migliore governabilità, ma in realtà come ancora di salvezza per la candidatura di Fugatti, davanti alla possibile bocciatura della legge sul terzo mandato.
Borbottii di approvazione accompagnati da qualche distinguo compaiono sulle pagine della cronaca locale, anche con riferimenti agli evidenti cambi di posizione di qualcuno su tale sistema elettorale. Tutto sommato però a destra l’ipotesi piace. Oltre tutto, la maggioranza provinciale, anche al netto dei due voti di Fratelli d’Italia, sembra avere i numeri per approvare una nuova legge elettorale. Fugatti e i suoi se ne infischiano del “bon ton” istituzionale. Loro il potere lo occupano, non lo gestiscono e tutto fa brodo, pur di mantenere intatte le rendite di posizione. Alcuni si stanno già accodando, nella speranza di ritagliarsi uno dei trentacinque posti disponibili in Consiglio provinciale. Avanti allora con il proporzionale? Ma quali orizzonti, peraltro non nuovi, si aprirebbero?
Anzitutto “ognun per sé e Dio per tutti”. Tutti confidano nelle urne, ma forse i partiti più strutturati rischiano meno dei partitini “personali”, destinati ad essere assorbiti in qualche modo. Le maggioranze nascono infatti in aula e sulla base di estenuanti contrattazioni che, proprio perché tali, denunciano le fragilità di qualsiasi governo, in un contesto in cui molti sono aperti ad ogni tipo di alleanza, come ben insegna il PATT, decisamente contrario ad ogni meccanismo che lo porti a ripetere il disastro dell’ultima tornata elettorale
È il trionfo del compromesso insomma. Talora più turpe che nobile. Basta coalizioni e basta alleanze strategiche e posizionamenti vantaggiosi.
In questo futuro, i partiti maggiori possono sottrarre voti agli ex amici, in nome della governabilità e i partiti minori, se superano la probabile soglia di sbarramento, possono però far valere il proprio peso (relativo) nel voto d’aula per l’elezione del presidente. Insomma un ritorno al passato, in nome del progresso.
Nell’estinzione delle coalizioni Janeselli, che non ha un partito suo, rischia ovviamente molto di più, mentre altri nomi che “girano” in questi giorni, magari sostenuti dal voto delle lobbies (CL, Focolarini, imprenditori, circoli culturali e sportivi e quant’altro), potrebbero aspirare a qualche risultato, molto probabilmente insufficiente sul piano politico, ma appagante su quello personale. Il PD, spinto ormai sempre più a sinistra da una “guida occulta” movimentista, non pare rendersi conto dell’angolo nel quale lo stanno schiacciando, mentre rischia di perdere anche il consenso dei riformisti. All’attuale leadership importa poco, perché contano più le beghe interne che non gli esiti elettorali. Contenti loro…
Tutto il resto del centrosinistra è già in fase di evaporazione e non serve molto per vederne la dissoluzione. I Verdi, confermando gli ultimi esiti, possono addirittura sparire e Campobase può subire il fascino di un “nuovo” centro, nel quale fare la parte del custode dei valori democristiani.Nel centrodestra invece sarebbero i Fratelli d’Italia forse ad essere penalizzati più d’altri perché, pur prendendo magari molti voti, poi nell’aula le altre formazioni di area, come i Civici e i leghisti, potrebbero coalizzarsi su Fugatti, costruendo una sorta di “nuovo centro”, capace di attirare, nella sua orbita e nel tempo, appunto anche gli “amici” di Campobase. Fugatti presidente quindi di una fase nuova: quella dell’altro ieri spacciato per domani. Nel frattempo l’autonomia, che appare a molti in forte declino nonostante i proclami e la retorica delle esibizioni pubbliche, langue in un crepuscolo senza fine e nella latitanza di ogni minimo senso di responsabilità, erogando, con gli ultimi sospiri, anche qualche arretrato che non guasta mai.