{"id":7645,"date":"2025-01-29T17:40:41","date_gmt":"2025-01-29T16:40:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.iltrentinonuovo.it\/?p=7645"},"modified":"2025-01-29T17:40:42","modified_gmt":"2025-01-29T16:40:42","slug":"la-verita-storica-contro-il-pregiudizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.iltrentinonuovo.it\/index.php\/2025\/01\/29\/la-verita-storica-contro-il-pregiudizio\/","title":{"rendered":"La verit\u00e0 storica contro il pregiudizio"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-large-font-size\"><em>Una pietra d&#8217;inciampo (Stolperstein) per gli ebrei di Trento (1475). \u00c8 quanto ha collocato l\u2019amministrazione comunale di Trento con la collaborazione scientifica del <strong>prof. Diego Quaglioni<\/strong>, gi\u00e0 professore ordinario di storia del diritto medievale e moderno (Sassari, Roma, Napoli), preside della facolt\u00e0 di Giurisprudenza dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Trento, direttore del Dipartimento di scienze giuridiche a Trento. Per gentile concessione rendiamo disponibile on line il suo intervento in piazza Duomo a Trento, luned\u00ec 27 gennaio 2025, nel corso della cerimonia per lo scoprimento della \u201cpietra d\u2019inciampo\u201d. Sulla quale, l\u2019indomani, una mano anonima ha posato un mazzo di tulipani.<\/em><br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\"><strong>di Diego Quaglioni<br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\">&#8220;Nella giornata in cui ricordiamo la liberazione di Auschwitz, la posa di questa<br>lapide \u00e8 un atto di inestimabile valore morale e civile: essa \u00e8 uno di \u201cquei simboliche nelle citt\u00e0 difendono la Storia\u201d, come si legge oggi sulla prima pagina de \u00abLa Stampa\u00bb; \u00e8 la nostra pietra d&#8217;inciampo, il nostro Stolperstein, in ricordo degli ebrei di Trento, uomini, donne e bambini, che 550 anni fa, per un infamante pregiudizio furono accusati di un delitto mai commesso, cio\u00e8 della morte del piccolo Simone, il Simonino, che il fanatismo popolare e il principe-vescovo di Trento (Johannes Hinderbach) vollero santo e martire, contro le stesse norme della Chiesa di Roma. Gettati in carcere, privati di ogni difesa legale, sottoposti a crudeli torture, privati di ogni possibilit\u00e0 di ritrattare, gli uomini furono infine messi a morte sul rogo e le donne avviate alla conversione forzata, sotto minaccia del rogo.<br><br>L&#8217;iniziativa odierna, che nasce da una richiesta della societ\u00e0 civile e del mondo degli studi accolta e fatta propria dal sindaco e dal consiglio comunale cittadino, \u00e8 un atto di ulteriore riparazione dopo quello che nel 1992 port\u00f2 alla posa della lapide in vicolo dell&#8217;Adige. Non si dica che 550 anni sono un passato troppo lontano perch\u00e9 la memoria storica parli ancora alle nostre coscienze. Johan Huizinga, il grande storico olandese morto in un campo d&#8217;internamento nazista il 1\u00b0 febbraio del 1945, poco prima della fine della guerra, amava dire: \u201clo credo che il vissuto di mille anni fa non sia molto pi\u00f9 lontano da noi del vissuto di quest&#8217;oggi, perfino del vissuto di un&#8217;ora fa, quando siamo venuti in questo luogo\u201d.<br><br>Dalla documentazione superstite risalgono fino a noi le voci delle vittime (le loro parole strappate a forza), riemergono le voci degli inquisitori e dei falsi testimoni, perfino quelle degli aguzzini. Il custode delle carceri era un Michael\u00a0<em>barberius<\/em>\u00a0o <em>barbitonsor<\/em>, chiamato anche\u00a0<em>custos carcerum<\/em>\u00a0o\u00a0<em>capitaneus carcerum<\/em>: carceriere e barbiere, era anche cerusico; era lui che riduceva le articolazioni slogate dei prigionieri sottoposti ai tormenti della corda. Era il barbiere del principe-vescovo,<br>il suo uomo di assoluta fiducia, il solo che potesse mettergli senza timore il rasolo alla gola. Era insomma l\u2019omologo trentino del famigerato\u00a0<em>Olivier le Mauvais<\/em>, Oiviero &#8220;il Diavolo&#8221;, che pressappoco negli stessi anni era a capo delle terribili carceri di Luigi XI di Francia ed era il suo barbiere personale. Ma dalle carte conservate negli archivi, a Trento, a Roma, a Vienna, riemergono anche le voci di coloro che si opposero all&#8217;ingiustizia, come quella del messo del papa Sisto V, il vescovo domenicano Battista dei Giudici, che invano difese gli innocenti a Trento e a Roma, vittima a sua volta di chi lo calunniava come assoldato dagli ebrei.<br>In questi luoghi, in questo che fu l\u2019antico palazzo di giustizia; in questa torre che fu l&#8217;antico carcere; e in questa piazza, che nel 1475 la roggia, ora coperta, divideva in due: da una parte il sagrato. dall&#8217;altra la\u00a0<em>platea communis<\/em>; in questi luoghi che da allora ben poco sono cambiati, si consum\u00f2 una vicenda tragica, la cui memoria sopravvive come un monito delle incalcolabili conseguenze del pregiudizio religioso e sociale, quando esso si trasformi in odio religioso e sociale.<br><br>Il pregiudizio \u00e8 come quei veleni che, una volta sparsi su un terreno, vi penetrano rimanendovi per generazioni e secoli. Il pregiudizio che nei secoli ha generato l&#8217;antigiudaismo \u00e8 lo stesso che ha generato nel secolo scorso l&#8217;antisemitismo come componente strutturale del totalitarismo. Rivivere nella memoria e nel presente la verit\u00e0 dei fatti e l&#8217;origine dell&#8217;odio serve a nutrire la speranza di far breccia nel pregiudizio odioso e nel fanatismo. In tal senso \u00e8 importante ricordare oggi il contributo degli studi alla ricostruzione della verit\u00e0 storica.<br><br>All&#8217;inizio del secolo scorso, nel 1903, in anni di contrapposizione tra Chiesa e<br>Stato, quando la \u201cCivilt\u00e0 Cattolica\u201d poteva ancora alimentare la propaganda<br>antiebraica usando come un tragico emblema il caso trentino, l&#8217;avvocato Giuseppe Menestrina pubblic\u00f2 nella rivista \u201cTridentum\u201d un ampio saggio nel quale, leggendo la documentazione processuale a quel tempo disponibile, concludeva per l&#8217;assoluta infondatezza dell&#8217;accusa mossa agli ebrei, presto seguito da un saggio di Ernesta Bittanti Battisti su \u201cVita Trentina\u201d di quello stesso anno.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\">Nel secondo dopoguerra, dopo gli orrori dell&#8217;Olocausto, e dopo l&#8217;apertura del Concilio, fu Gemma Volli a chiedere sul \u201cPonte\u201d di Calamandrei che la Chiesa rivedesse il giudizio sulla vicenda trentina. Della revisione storica di quegli anni fu protagonista monsignor Iginio Rogger, che insieme al Padre domenicano Willehad Paul Eckert, negli \u201cStudi Trentini\u201d del 1965 fece ulteriore luce sull\u2019ingiustizia commessa contro gli ebrei.<br>Quegli studi apparvero contemporaneamente alla dichiarazione conciliare \u201cNostra aetate\u201d del 28 ottobre 1965, senza troppo allontanarsi dall&#8217;originario \u201cDecretum de Judaeis\u201d voluto nel 1961 da Giovanni XXIII, rappresent\u00f2 uno storico cambiamento nell&#8217;atteggiamento della Chiesa verso l\u2019ebraismo. Nella stessa data l&#8217;arcivescovo di Trento Alessandro Maria Gottardi dispose la rimozione delle reliquie del Simonino dalla chiesa di S. Pietro, abrogandone in tal modo il culto.<br><br>Da allora la ricerca storica ha fatto molti passi in avanti con la pubblicazione,<br>nel 1987, degli scritti del commissario del papa Sisto IV; con gli scritti di monsignor Rogger, organizzatore nel 1989 di un importante convegno internazionale al quale intervenne lo stesso Padre Eckert; con l&#8217;edizione critica dei verbali dei processi, apparsa tra il 1990 e il 2008 nelle pubblicazioni della Facolt\u00e0 di Giurisprudenza dell&#8217;Universit\u00e0 di Trento <em>[a cura del prof. Diego Quaglioni e di Anna Esposito]<\/em>; con la mostra di grande risonanza internazionale \u201cL&#8217;invenzione del colpevole\u201d, tenutasi presso il Museo Diocesano nel 2019, con ulteriori e importanti scritti di studiosi di ogni paese e con ricerche recentissime, l\u2019ultima delle quali, apparsa nella collana degli \u201cStudi Trentini di Scienze Storiche\u201d, sar\u00e0 presentata dal suo direttore, il collega Emanuele Curzel, e da chi vi parla, proprio questa sera, nella sede della SOSAT.<br><br>Pu\u00f2 darsi che la forza della verit\u00e0 storica sia debole davanti all&#8217;immane<br>resistenza del pregiudizio e della sua continua rinascita in forme nuove. Ma per quanto debole essa sia, \u00e8 la sola barriera di cui disponiamo contro il pregiudizio e la sua degenerazione nel fanatismo antisemita. Occorre solo sperare che la cattiva coscienza di cui l&#8217;Occidente ha dato troppe volte prova non sopprima, com&#8217;\u00e8 gi\u00e0 avvenuto, la forza morale necessaria a sostenerla: perch\u00e9 la memoria di questa giornata non diventi, com&#8217;\u00e8 stato detto, solo una frase nei libri di storia.&#8221;<br><br><strong>Diego Quaglioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una pietra d&#8217;inciampo (Stolperstein) per gli ebrei di Trento (1475). \u00c8 quanto ha collocato l\u2019amministrazione comunale di Trento con la collaborazione scientifica del prof. 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