Nonostante la SLOI (Società Lavorazioni Organiche Inorganiche) sia chiusa e smantellata dal 14 luglio 1978 se ne parla ancora. Quell’industria chimica produceva piombo teatraetile, un antidetonante per la benzina. Fu chiusa sull’onda dell’indignazione popolare dopo che un incendio, il 14 luglio 1978, rischiò di far evacuare l’intera popolazione della città di Trento. Sotto quel sedime resistono i veleni che si sono infiltrati nel terreno dal 1941 al 1978. Adesso proprio lì si dovrebbe scavare per far passare la linea ferroviaria ad alta velocità. Ebbene, sfogliando le annate del settimanale della diocesi di Trento “Vita Trentina”, che proprio quest’anno celebra i 100 anni, ci siamo imbattuti in un lungo articolo pubblicato nel numero datato 8 gennaio 1970. Il resoconto di un dibattito pubblico organizzato dalle ACLI e che, a distanza di 56 anni, resta di lungimirante attualità. Per la serie: “Quando la cronaca diventa storia”.
Prima di consegnare questo pezzo alla storia, corre l’obbligo di ricordare che i protagonisti di quell’incontro sono ormai tutti scomparsi.
Il dott. Guido Agostini (1922-2010), da Mattarello, funzionario della Regione, fu presidente provinciale delle ACLI e del Consiglio di Amministrazione di “Vita Trentina”.
Don Giuseppe Grosselli (1926-2022) da Calavino, a lungo responsabile della Pastorale del Lavoro, poi del Turismo, assistente provinciale delle ACLI, maestro di coro e compositore, parroco e giornalista, amante della montagna.
Il dott. Bruno Fronza (1924-2022) commercialista, consigliere regionale per 4 legislature, nel 1957 fondò la “Trentini nel mondo”, poi contribuì con la Caritas alla nascita di ATAS (Associazione accoglienza stranieri). Fu a lungo impegnato aclista.
Il dott. Salvatore Lanzafame (1924-2014), medico provinciale, a lungo impegnato nel comparto della salute pubblica. Intervenne a più riprese sui temi dell’inquinamento di aziende come la SLOI, Prada e OET a Trento Nord. Si occupò delle “macchie blu” sui bambini causate dalle emissioni stabilimento della Montecatini a Mori.
Giuseppina Bassetti (1910-1980), insegnante, nel 1945 ha partecipato alla fondazione delle ACLI trentine. Eletta in Consiglio regionale per 2 legislature (1968-1978) fu assessora provinciale all’assistenza, attività sociali e sanità.
Gino Manunta, (1926-2008) del PRI, fu assessore all’igiene del comune di Trento.
Giuseppe Marchesoni, (1940-2017) sindacalista della CISL, negli anni ‘70 impegnato nella battaglia per far spostare le aziende inquinanti da Trento nord.
La tavola rotonda promossa dalle Acli al Centro «Bernardo Clesio»
SLOI: un drammatico problema locale
Il tetraetile di piombo prodotto dalla SLOI per le benzine-super è 20 volte più tossico del sublimato corrosivo e 25 volte più dell’iprite. La azienda ha provveduto a modificare notevolmente gli impianti seppur, finora, in misura inferiore al previsto. Nei prossimi mesi le modifiche dovrebbero essere completate. Ma la soluzione definitiva è forse quella più drastica: spostare più a nord gli stabilimenti responsabili o addirittura fuori Trento, chiudendo gli attuali
Una tavola rotonda che, dall’annuncio dei giornali, poteva sembrare uno dei soliti incontri da salotto per occupare una sera, è diventata, per un sostanziale contributo dell’assemblea, un fatto caldo e pieno di significato. Oltre ad esso, ha contribuito alla ulteriore qualificazione del centro «Bernardo Clesio» come punto d’incontro per la lettura dei segni dei tempi.
In un mese vi si sono tenute, a cura delle ACLI, tre grosse tavole rotonde: “Le lotte operaie per il diritto della casa”; “Lotte sociali e coscienza cristiana”, e quella di cui stiamo parlando.
Dicevamo che dall’annuncio del giorno che portava alla salita dalle industrie alla periferia nord di Trento poteva sembrare che si sarebbe parlato dello smog e delle leggi antismog; tema su cui già ampiamente stampa e TV ci hanno informato.
L’incontro è diventato invece l’occasione per affrontare globalmente un drammatico problema locale. Preciso che i giornalisti dei quotidiani, dopo le relazioni ufficiali, abbiano dovuto andarsene per fare il servizio in tempo utile: il momento centrale è venuto dall’intervento dell’assemblea fatta da aclisti, operai della Sloi e delle altre industrie trentine, da studenti, da sindacalisti.
«La lingua batte dove il dente duole», ha detto il moderatore Guido AGOSTINI, quando il dott. BALLERIN, nella replica, s’era sentito in dovere di squalificare molti degli interventi perché ritenuti fuori di tema. «Il problema dell’industria alla periferia nord di Trento – ha continuato Agostini – si chiama fondamentalmente con un nome preciso: SLOI. Ora ci si è presentata l’occasione per affrontare seriamente, con la collaborazione di tutte le forze interessate, l’argomento».
«E’ un grosso problema di morale politica che non può lasciare impassibile la nostra coscienza — ha detto don Giuseppe GROSSELLI — se non vogliamo che Cristo (per chi ci crede) abbia a vergognarsi di noi». «Qui non ci sono imputati; non è che si abbia il dente avvelenato con nessuno», ha detto il dott. Salvatore LANZAFAME. «No — ha ripreso un altro intervento — tutti siamo responsabili se non facciamo quanto dobbiamo fare per risolvere il problema che ora diventa drammatico, perché anche la salute di chi vive attorno alla Sloi è compromessa; ma è sempre stato drammatico per gli operai che lavorano dentro la Sloi e ci rimettono la salute e spesso anche la vita».
Le dimensioni del problema – I relatori lo hanno puntualizzato con precisione e serietà.
Guido AGOSTINI ha detto che il tema dell’inquinamento dell’atmosfera a causa delle industrie del Nord e il tema specifico della Sloi sono sempre stati presenti agli organismi responsabili e alle varie associazioni; ora questi problemi vi sono riacutizzati; ecco l’utilità di approfondirli.
BALLERIN si è chiesto quali sono gli aspetti medico-sanitari dell’inquinamento atmosferico che a Trento è particolarmente grave per la presenza di concause che lo acutizzano (incostante circolazione di venti, struttura geografica, ecc.). Via Brennero e la zona di Cristo Re sono le più colpite. Però, proprio per questa infelice ubicazione, Mattarello e Ravina sono più inquinate di Gardolo.
Niente o poco è stato fatto per rivelare e neutralizzare l’inquinamento.
Gino MANUNTA, assessore all’igiene del Comune di Trento, dopo essersi congratulato per l’iniziativa delle ACLI, perché pone in evidenza il problema della salute come bene di tutti, illustra le iniziative realizzate dal Comune, intese ad accertare l’entità degli inquinamenti, a controllarne l’incidenza specie sulle merci destinate al consumo (in particolare il macello) pur osservando che mancano adeguati mezzi per attrezzature e personale. In questi ultimi tempi il problema si è aggravato.
Bruno FRONZA, assessore regionale alla sanità, sottolinea la gravità dei pericoli e l’importanza della salute, ripropone come caso patologico il problema dell’inquinamento della Sloi denunciato riportamento per quanto riguarda il personale interno, dal sindacato e dalle ACLI; illustra gli incontri e le prime decisioni intese a misurare il danno provocato prima sulla salute degli operai attraverso il controllo sanitario dei lavoratori della Sloi, e quindi anche all’esterno, per misurare le cause e l’entità dell’inquinamento nell’aria che gravita attorno ai tre più significativi stabilimenti a nord di Trento (Ferriera, Prada e Sloi).
L’orientamento, assunto di comune intesa fra tutti gli enti pubblici in qualche modo responsabili, è di controllare obiettivamente la gravità del problema e in caso estremo provvedere drasticamente allo spostamento più a nord o addirittura al di fuori di Trento degli stabilimenti responsabili, con la chiusura degli attuali. Conclude riaffermando che si potrà attuare anche per Trento la legge 615 anti-smog.
Giuseppe MARCHESONI, sindacalista, fa una colorita descrizione della nascita della Sloi all’insegna dell’imposizione politica fascista nel periodo prebellico per la produzione di un materiale a scopo militare. Dopo una obbiettiva autocritica del sindacato che non è stato a suo tempo capace di controllare lo sviluppo produttivo dell’azienda, denuncia il progressivo aggravarsi di situazioni drammatiche (morti, ustionati gravi, intossicati), lamenta in particolare l’eccessivo carico di lavoro imposto agli operai, l’accettazione passiva della politica del premio sul rischio, l’assoluta insufficienza dei controlli sanitari, sia del medico di fabbrica che degli organi pubblici di ispezione.
È bene quindi che sotto la spinta dei gruppi esterni più attivi e preparati come il Movimento studentesco e lo ACLI, si sia messo è dito sulla piaga e si sia giunti a una comune strategia per la salvaguardia della salute dentro e fuori dell’azienda. Ciò permette una sensibilizzazione delle maestranze ai problemi interni dell’azienda, che deve assolutamente mettere inn atto dispositivi atti a ridurre al minimo i pericoli obiettivi di intossicazione, sin tanto che gli enti pubblici non assumeranno un impegno deciso e univoco per eliminare alla radice i pericoli alla salute e all’integrità fisica dei lavoratori che continuerebbero a preferire i soldi anziché la salute. Il sindacato oggi si batte anche per la retribuzione ma soprattutto per l’orario e la salute.
Il dibattito – Dopo la serie introduttiva dei relatori, assai apprezzata dal numeroso pubblico presente, e con la comunicazione del moderatore di alcune adesioni alla iniziativa (da parte dell’avvocato Kessler presidente della Giunta provinciale, dell’assessore regionale Orgari e di altri), si è preso atto con rincrescimento dell’l’assenza del quinto relatore, il dott. BERTOTTI, direttore della Sloi, che polemicamente ha inteso protestare per la implicita messa sotto accusa del suo stabilimento.
Il dott. LANZAFAME, medico provinciale, implicitamente ha risposto al dott. Bertotti, riconoscendo che l’iniziativa non intendeva fare il processo alla impresa, ma approfondire la conoscenza obbiettiva dei pericoli insiti in determinate produzioni industriali e quindi prevenirli, all’interno, con adeguati strumenti e, all’esterno, con un costante controllo, sino a quando non si procederà a una diversa dislocazione degli impianti, al di fuori dei centri abitati.
Il suo brillante intervento ha permesso un apprezzamento circa l’utilità dell’iniziativa aclista, e ha denunciato il costante aumento di malattie specifiche, specie nella popolazione minorile, a causa del progressivo inquinamento atmosferico, dovuto — specie nel periodo invernale — anche agli impianti termici esistenti in città (2500 circa di cui 200 grossi impianti di comunità ed edifici pubblici).
Anche gli scarichi degli automezzi concorrono per la loro parte all’inquinamento, emettendo oltreché ossido di carbonio, anche sostanze contenenti piombo (l’antidoto delle benzine super è appunto il tetraetile di piombo, o il tetrametile, prodotto dalla Sloi). Mentre per Milano esistono dati precisi dell’inquinamento per zone, a Trento questo controllo non esiste ancora.
Ora, come conferma il relatore Manunta, il Comune [di Trento] ha iniziato un primo controllo con apparecchiature idonee e, col concorso della Provincia, intende potenziarlo con sei apparecchiature mobili, il che si ritiene sufficiente per coprire l’area urbana del Comune.
Rimane il problema Sloi, che costituisce a Trento una delle industrie più insalubri
Si pone quindi con urgenza il problema del rapporto tra industrie e insediamenti urbani (piano urbanistico e regolatore), l’applicazione della legge anti smog, di competenza della Provincia, il controllo all’interno delle fabbriche, di cui è responsabile l’ispettorato del lavoro, e infine le zone limitrofe alle industrie all’esterno, di cui è responsabile il Comune. Il controllo all’interno della Sloi, iniziato su intervento e sollecitazione delle ACLI, ha denunciato sin dai primi accertamenti, effettuati sulle maestranze, una situazione particolarmente grave, se si tien conto che il prodotto (tetraetile di piombo) è 25 volte più tossico dell’iprite e 20 volte più del sublimato corrosivo. Ricordiamo che l’iprite ha fatto i danni più micidiali nella prima guerra mondiale.
Torniamo poi presente che, mentre le maestranze della Sloi partecipano al vantaggio economico, con retribuzione e indennità di rischio pagate in misura più alta della stessa paga sindacale, la popolazione non vi partecipa affatto e quindi il danno eventuale non è in alcun modo compensato. Anche per questo la Sloi è stata sollecitata, in seguito a tali accertamenti, ad attuare notevoli modifiche agli impianti, che in parte, come ammettono gli stessi sindacati, seppure in misura inferiore al previsto, sono state apportate e si dovrebbero completare nei prossimi mesi, riducendo così in misura notevolissima i pericoli obiettivi alla salute. Del resto, lo stesso controllo effettuato dall’azienda recentemente ha denunciato in ogni reparto, anche lontano dalla produzione, una notevole tossicità. Vi sono infine i pericoli di esplosione o di perdite, come recentemente si sono registrati, che provocano danni anche all’esterno.
Il geometra KETMAIER ha polemizzato coi sindacati, con le autorità in vario grado responsabili dell’inefficace controllo sulla tossicità degli impianti (lo stesso Lanzafame, Fronza e Manunta ammettevano che l’Ispettorato del lavoro non dispone in loco di un medico, per non parlare della intempestività dei funzionari…).
Il cav. SILVIO PEGORETTI, funzionario del Patronato ACLI, ha portato un provvidenziale contributo all’approfondimento dei problemi sollevati, circoscrivendo le sue osservazioni ai problemi della salute dei più diretti interessati, cioè dei lavoratori. Dall’esperienza pluridecennale acquisita, si possono trarre giudizi poco positivi circa la realizzazione, da parte degli organi preposti, di un adeguato sistema di tutela e di sicurezza sul lavoro. Insufficienza di controlli medici o parzialità degli stessi ove siano operati dal medico di fabbrica (che tra l’altro non è in grado di svolgere adeguata opera di prevenzione); inefficace controllo sui macchinari e impianti, logicamente soggetti a usura; inefficacia della vigilanza attualmente troppo saltuaria per inadeguatezza del personale ispettivo; debolezza storica del sindacato che non ha contrattato la salute, monetizzandola, anziché garantirla attraverso i presidi sanitari aziendali di vigilanza. Infine, inadeguata informazione e preparazione delle maestranze a riconoscere e prevenire i possibili obiettivi sulla salute.
Tutto ciò suggerisce di proporre la realizzazione di un servizio decentrato e coordinato di medicina del lavoro, con la partecipazione diretta dei lavoratori ai livelli di controllo e di decisione, in stretto collegamento con le amministrazioni locali. Solo con tali soluzioni in termini razionali si può attendere la prevenzione generalizzata di tutti i cittadini.
CANDIDO BERGAMO, operaio della Michelin, ha lamentato la scarsa comprensione degli enti pubblici in genere al problema della salute. Sottolineando un altro intervento, ha ribadito come l’attuale deficit degli enti locali non giustifichi lo scarso intervento finanziario per assicurare adeguati strumenti e personale di controllo e prevenzione, che gli enti superiori comunque dovrebbero assegnare, se non altro in rapporto ai preoccupanti danni economici lamentati dalla collettività.
Don Giuseppe GROSSELLI, assistente delle ACLI, ha ripreso la illustrazione della pesante condizione umana, in cui sono costrette a operare le maestranze della Sloi, che ormai è riconosciuta come la più nociva: non è ammissibile che si continui oltre a palleggiare responsabilità, dilazionando nel tempo quelle soluzioni che sono indispensabili. Come cristiani non possiamo non denunciare ogni attentato alla salute e all’integrità fisica, e metterci in prima fila perché sia la collettività, sia ogni singolo, sia sollecitato a considerare preminente la dignità della persona su ogni altro valore e a operare di conseguenza. Questo naturalmente non vale solo per le aziende, ma anche per i lavoratori e le loro organizzazioni. Si compiace del fatto che ora il sindacato abbia messo la salute nel novero delle proprie rivendicazioni (SOS = soldi, orario, salute), augurandosi che anche qui la prima «esse» diventi «salute».
GIUSEPPINA BASSETTI, assessore provinciale all’assistenza e sanità, conferma l’importanza della premessa salute e quindi l’opportunità che se ne parli. La nostra provincia, tra l’altro, sta progressivamente regredendo nella graduatoria della morbilità, in senso negativo. Per questo si sta studiando l’applicazione della legge antismog, dotando innanzitutto la provincia di cinque apparecchi rilevatori, con funzione di stazioni di rilevazione che inizieranno quanto prima la loro azione di controllo a Trento. Dopo alcuni altri brevi interventi si è avuta la replica dei relatori, che hanno sostanzialmente ribadito i concetti espressi.
MARCHESONI si è dichiarato convinto che il problema cittadino sia risolvibile, per l’aspetto salute, con l’eliminazione dei più grossi focolai di inquinamento costituiti dalle fabbriche chimiche a nord di Trento e in definitiva riaffermando che la salute non ha prezzo.
MANUNTA, ribadendo che non si è fatto il processo alla Sloi, anche se si sono prodotte argomentazioni particolarmente interessanti ai fini del dibattito sul tema, ha auspicato che sia definita al più presto con obiettività l’istruttoria con l’individuazione delle cause concrete che intaccano la salute dei lavoratori e della popolazione: ciò si avrà con la collaborazione di tutti.
FRONZA, infine, si è compiaciuto per il tono degli interventi, che hanno sottolineato l’inizio di un discorso nuovo, in cui, più del problema della occupazione, si è parlato del problema della salute: il che significa che c’è concorde volontà di risolverlo senza umilianti cedimenti. La classe politica, che vuol essere l’espressione autentica delle volontà della base, ha bisogno di essere stimolata continuamente dalla base e avere il conforto critico da essa per operare. Questo vale anche per il sindacato, che deve preoccuparsi di portare avanti in prima persona il problema della società nella fabbrica, facendosi parte diligente nel costituire la commissione provinciale infortuni e le relative commissioni di fabbrica. La Regione intende fornire un motivo esterno e qualificato per l’esame obiettivo delle situazioni e la ricerca di soluzioni efficaci e durature. Per le industrie più nocive potrà valere il discorso introdotto dalle ACLI e richiamato da don Grosselli, quello del pre-pensionamento: è però un problema da approfondire insieme, come si è fatto positivamente per esempio per i minatori.
Le conclusioni avanzate in questo primo approccio pubblico, non sono state ovviamente tirate dal moderatore, anche se sono state individuate nel lungo e appassionato dibattito che si è protratto sino alla mezzanotte. Agostini ha ricordato come ognuno, secondo le proprie responsabilità personali e civiche, può e deve concorrere a risolvere questi, come altri problemi della collettività. (L. Z.)


