In quest’estate 2026, ricorre l’anniversario anche dello scoppio della guerra civile spagnola, che irrompe sulla scena della storia nel luglio di novant’anni fa, con il cosiddetto “Alzamiento” di una parte dell’esercito, in opposizione alla legittima repubblica, nata dal voto democratico. Ricordare questa pagina non sembra superfluo, vuoi per l’attuale vicenda europea, vuoi perché essa rappresenta “l’incipit” del secondo conflitto mondiale e dei suoi lasciti dentro il XX secolo e non solo. Proveremo quindi a tracciarne un riassuntivo profilo, che speriamo possano trovare l’interesse dei nostri “venticinque lettori”.
Le cause della Guerra di Spagna – 1. puntata
Dopo il fallimento di un primo tentativo di colpo di Stato in Spagna – promosso da un gruppo di ufficiali che gravitano attorno al modesto movimento fascista della “Falange” guidato da Josè Antonio Primo de Rivera, marchese di Estella e Grande di Spagna, ma anche vicini a vasti segmenti della destra tradizionalista e della Chiesa cattolica – i fermenti sociali e politici innescati da un tale mancato golpe acuiscono quelle tensioni, ansie e paure che portano, in breve, all’“Alzamiento” del 17 luglio 1936. Ma com’è possibile che controversie, dispute, schieramenti ideologici contrapposti, uniti a odio, paura dell’avanzante comunismo ateo, pregiudizi e ambizioni di singoli e gruppi portino al collasso la società spagnola e con essa lo Stato che la governa?
Va anzitutto sottolineata la natura ancora retrograda della Spagna dell’epoca, legata a dimensioni feudali; ancorata a una economia del latifondo; colpita dall’incolmabile divario fra campagna e città e fra industria e agricoltura e, seppur marginalmente, toccata dalla crisi del ‘29; avvolta da un tradizionalismo cattolico ultraconservatore ed incapace di reggere la sfida della modernità che, dopo la prima guerra mondiale, ha preso il sopravvento su più lenti ritmi della storia.
A ciò si aggiunga che nessuna figura del governo nazionale e repubblicano possiede, all’epoca, un riconosciuto prestigio nazionale e internazionale, tranne forse il Presidente della Repubblica Manuel Azana. Scrittore di fama, è un politico freddo e razionale, all’apparenza brillante nell’eloquio, ma sdegnoso e isolato e non ha nessuna competenza in quelle materie economiche che sono centrali in questa fase per il suo Paese. L’unico scopo politico che egli si pone è quello di limitare, se non cancellare del tutto, la pesante influenza della Chiesa sulla società e sullo Stato. Proprio in questo nodo risiede la sostanziale debolezza della repubblica, piegata su di un eccessivo centralismo delle questioni religiose e culturali e ben poco attenta ai grandi temi economici ed allo sviluppo moderno dello Stato. Quest’ultimo è nato sulle ceneri della monarchia, retta da re Alfonso XIII di Borbone, che viene sconfitta nelle elezioni amministrative dell’aprile 1931, dove trionfano socialisti e repubblicani e con essi la forma repubblicana dello Stato.
Il fulcro politico del governo spagnolo è costituito dal Partito Socialista. Si tratta di una potente forza parlamentare, che controlla anche il più consistente Sindacato spagnolo e cioè l’U.G.T. (Union General de Trabajadores), ma che si trova dilaniata al suo interno fra il radicalismo della corrente operaista, che fa capo a Francisco Largo Caballero e quella riformista e moderata guidata da Indalecito Prieto. Il pensiero operaista sostiene che le condizioni politiche sono tali da favorire una svolta radicale in senso rivoluzionario marxista, mentre l’area riformista punta ad una transizione pacifica della società spagnola, attraverso una limitazione dell’invadenza del conservatorismo cattolico ed una serie di riforme di sistema. Al radicalismo di Largo Caballero si affianca anche la nuova forza del Partito Comunista che, per quanto ancora limitato, riesce rapidamente ad avviare un irreversibile processo di egemonizzazione della sinistra parlamentare. I comunisti hanno solo una leader degna di tale nome e cioè Dolores Ibarruri, che passa alla storia della guerra civile come la “Pasionaria” per il suo eloquio colto ed affascinante, ma sono molto abili nella propaganda e nella capillarità della loro diffusione sul territorio, perché sanno cogliere l’essenza profonda delle questioni più urgenti che soffocano il Paese. Ci sono poi alcune significative presenze anarchiche e di sindacalismo rivoluzionario che completano il quadro di una sinistra spagnola composita e frastagliata.
Sul fronte opposto della destra parlamentare, esiste un orizzonte politico quasi altrettanto variegato e nel quale spicca il movimento cristiano della C.E.D.A (Confederacion Espanola de las Derechas Autonomas) affidato alla leadership dell’avvocato Josè Maria Gil Robles, che tende a spingere la democrazia verso gli interessi del capitale e della proprietà terriera e latifondista. Alcuni rovesci elettorali influiscono però in senso negativo, spostando iscritti ed elettori verso una destra più radicale, incarnata da quella pallida imitazione del fascismo italiano che è la “Falange”, la quale acquista peso politico soprattutto con lo scoppio della guerra civile. Su tale scenario compaiono poi le non secondarie figure di due partiti monarchici che perseguono il progetto di restaurazione di un regno cattolico, tradizionalista e capace di riportare la Spagna ai fasti del suo glorioso passato.
Infine, attorno alla destra agiscono anche numerosi gruppi di potere, fra i quali risalta quello dell’esercito, sempre più preoccupato di una possibile deriva marxista e anarchica del Paese, alimentata anche dalle molte concessioni autonomistiche, fatte dal governo repubblicano, soprattutto verso le comunità catalane e basche e che rischiano di minare l’unità stessa dello Stato spagnolo. Gli alti ufficiali, che si sono sempre distinti per la tutela dell’unità territoriale e politica battendosi anche contro la ribellione marocchina guidata da Abd el Krim, si stanno convincendo che l’unica soluzione possibile, per superare ogni rischio, sia quella dell’uso della forza militare, al fine di scongiurare almeno la dissoluzione dello Stato.
È ovvio che, su queste basi, il rapporto fra esercito e governo sia oltremodo complesso e difficile, posto che il governo nazionale tende a comprimere il potere militare, attraverso l’abolizione di diversi ranghi superiori, la chiusura dell’Accademia militare di Saragozza, l’eliminazione del bacio alla bandiera per le reclute e altri obblighi. Certo, non tutti i militari sono di destra, ma larga parte della dirigenza in divisa è sicuramente orientata in quella direzione. L’altro gruppo di potere rilevante è rappresentato dalla Chiesa cattolica, convinta di trovarsi ormai di fronte al comunismo, quale feroce nemico della fede, anzitutto quando il governo decide l’abolizione dell’insegnamento religioso obbligatorio nelle scuole pubbliche; la confisca dei beni dei Gesuiti e la riduzione di tutti gli stipendi dei sacerdoti.
La Chiesa quindi sostiene apertamente la destra e orienta, in modo pesante, il voto dei cattolici, trovando sponda negli industriali e nei latifondisti che vedono il governo repubblicano come ultimo residuo liberale, prima di una rivoluzione che, sul modello russo, sia in grado di spazzare via ogni forma di borghesia e di capitale. Molti imprenditori portano i capitali all’estero, mentre le campagne vengono abbandonate dai loro proprietari e quindi anche dai braccianti.
L’incertezza sociale si diffonde rapidamente e altrettanto in fretta si trasforma in paura e panico, resi ancor più acuti dall’affermazione dell’anarchismo che teorizza la dissoluzione dello Stato, spaventando così larga parte della borghesia urbana e rurale che, a sua volta, genera e generando ampie sacche di disoccupazione che, grazie alla chiusura di imprese ed aziende ed al trasferimento dei capitali all’estero, diventano, in breve e come in Germania, serbatoi della protesta sociale cavalcata dalle destre.
Negli anni Trenta, la Spagna è attraversata quindi da grandi fermenti che culminano, come ricordato, nel fallito golpe falangista del 1932, nella ribellione delle Asturie soffocata nel sangue e, infine, nelle elezioni politiche del 1936, contrassegnate da un crescendo di violenze di piazza. Omicidi politici, violazioni della proprietà privata, attentati e scioperi incontrollati non vengono domati dal governo che dimostra così tutta la sua fragilità, resa ancor più acuta dal garbuglio della situazione internazionale e delle tensioni che ne conseguono.
Molti giovani spagnoli di destra arrivano in Italia dove vengono addestrati militarmente, mentre a sinistra ci si perde nel dibattito fra spinta rivoluzionaria internazionalista e l’indicazione stalinista del “socialismo in un solo Paese”.
Il 1936 diventa un anno cruciale. La Germania rioccupa la regione della Renania; l’Italia conquista Addis Abeba e sottomette l’Etiopia, dando vita a un impero, seppur “di carta”; la Francia e la Gran Bretagna guardano con crescente preoccupazione alle frenesie hitleriane, ma in Francia il “Fronte Popolare” guidato da Leon Blum è debole quanto quello spagnolo. Il governo inglese deve far fronte all’esplosione della disoccupazione ed a crescenti problemi di natura coloniale, mentre gli Stati Uniti d’America rimangono avvolti nel loro isolazionismo e l’Unione Sovietica è immersa purtroppo nel “Terrore” dettato dalle “purghe staliniane”.
Queste, in estrema sintesi, le cause che portano, in quell’estate del 1936, al sollevamento militare e a uno scontro, talmente alimentato dalle opposte ideologie, da trasformarsi in pochi giorni, in una crudele e feroce guerra civile, specchio e presagio di ciò che avverrà solo tre anni più tardi in Europa.
(1-continua)
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