Tempo d’estate, tempo di vacanza (per chi se la può consentire). Chissà perché i rappresentanti di taluni partiti sono in vacanza (nel senso che mancano) da lunga pezza, e sono partiti … per l’inconsistenza. Prendiamone uno a caso (mica tanto): il PD (crasi di PCI-DC). Grandi programmi, grandi prospettive, grandi chiacchiere. Armiamoci e partite.
Sono solo trascorsi quasi due lustri da quando il centrosinistra è andato all’opposizione in Trentino. Si può gioirne o meno, ma questa è la democrazia, bellezza!
Quasi due lustri per intuire, soprattutto fra gli alti dirigenti di ogni età del PD, l’urgenza di un dialogo con le periferie. Quasi due lustri passati a ripetere la litania della “necessità di esserci sul territorio”. Quasi due lustri di promesse, per poi partecipare alle riunioni dei giovani del PATT, anziché promuoverle in proprio. Quasi due lustri insomma per certificare la nuova scoperta… dell’acqua calda. Avanti Savoia.
Ma ci sono degni motivi per questo leggere ritardo. Pervaso da dubbi di ben più profonda portata, il PD non ha avuto fino ad ora tempo di confrontarsi con le comunità della montagna. Se si esclude un tentativo messo in atto sui temi della sanità, tutto il resto è… noia. D’altronde, come districarsi, fra ferie, riunioni in streaming, impegni professionali e il lavoro occulto per radicare l’evidente rifiuto di qualsiasi possibile candidato alla presidenza della Provincia, in possesso di minime speranze di farcela? Troppo lavoro. Anzitutto per quei “magnifici sette” che reggono il perno di ciò che fu il centrosinistra alpino, spesso incapaci di cogliere l’essenza della politica, perché troppo presi a dipendere dall’AI.
Bei tempi invece quelli delle “purghe”. Una decisione veloce, una deportazione nei gulag e poi via sul territorio a dialogare. Da soli. Nostalgia canaglia. Fervono le prove generali per perdere anche le elezioni prossime venture, qualunque esse siano, ivi comprese quelle dell’assemblea condominiale. Ritorno al futuro? Arrivederci al 2050.
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