Qualche persona anziana lo rammenta ancora. Ci fu un tempo, nel Trentino contadino e delle valli che, in assenza dei satelliti e dei social, le previsioni del tempo erano affidate all’esperienza (cioè la memoria), ai proverbi, alla tradizione (“si è sempre fatto così”). Era il tempo in cui il calendario segnava la vita civile e religiosa, cadenzava la coltivazione dell’orto e dei campi, alzava steccati e poneva divieti. Tutto era legato alla luna, al cambio delle stagioni, alle partenze dei migranti, agli arrivi dei “villeggianti”.
Al 26 giugno, patrocinio di San Vigilio, era affidata la massima: “Da san Vigili, le mosche da zento le deventa mili. Da San Lorenz (10 agosto) le mosche da mili le deventa zent”. Al 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo, era invece demandata la previsione dell’estate. Legata a un’operazione che andava fatta la sera della vigilia.
Dopo aver fatto riposare per qualche ora l’acqua contenuta in una bottiglia di vetro a collo largo, vi si faceva cadere, con la delicatezza necessaria all’operazione, l’albume di un uovo. Si poneva il recipiente sul davanzale della finestra, al fresco della notte.
L’indomani, con la trepidazione legata alla sorpresa si correva a constatare il prodigio. Di solito, l’albume si era trsformato in un veliero arabescato. Era detto “la barca de San Pero”.
Dopo approfondita osservazione, gli anziani di casa pronosticavano il tempo dei mesi seguenti. Se la barca fosse stata imponente e rigonfia, si sarebbe avuta un’estate calda e asciutta. Per contro, se il veliero fosse sembrato la scialuppa di un naufrago, anche il tempo avrebbe fatto… naufragio.
In questo torrido frammento d’estate, nella notte fra il 28 e il 29 giugno l’albume di casa nostra si è trasformato in un castello? Un tendone da circo? Un veliero fantasma? Dall’immagine che qui vi proponiamo parrebbe un ponte: più che il Golden Gate della baia di San Francisco, il Tower Bridge di Londra.
Ciascuno, come è ovvio, vede in una immagine ciò che più gli piace. Mentre è più difficile pronosticare l’estate che ci resta. Dai metereologi e dai satelliti sappiamo già che le ondate di calore si potranno replicare. E come accade ormai da tempo alla fine diremo che sarà stata “l’estate più calda del secolo”. Il fatto è che, col passare degli anni, la nostra memoria perde colpi.
Fosse da sfogliare l’emeroteca di qualche decennio fa, scopriremmo che il 12 giugno 1996 (il giorno in cui morì il nostro amato e ammirato collega Aldo Gorfer) l’Adige, il suo giornale, aveva in prima pagina il titolo: “Terzo morto per il caldo in Trentino”.
La storia non si ripete, la cronaca purtroppo sì. A proposito: auguri ai Pietro e ai Paolo. E buona estate a noi.
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