Una volta tanto, don Lino Zatelli (1951) il parroco di San Carlo alla Clarina (Trento sud) non ha tenuto l’omelia (“non ha fatto la predica” si dice in dialetto), della domenica 21 giugno. Ha preso la parola per raccontare alla sua comunità che cosa sta accadendo e che cosa lo riguarda personalmente. Come ha anticipato il quotidiano “Il-T”, lascerà la parrocchia dopo 25 anni di servizio. Una parrocchia che negli anni si è allargata ad una comunità più ampia e che, in qualche misura, ha anticipato quelli che l’arcivescovo Lauro Tisi ha definito “fuochi eucaristici”. Vale a dire: poche chiese dove i devoti di più parrocchie potranno concentrarsi per seguire la messa della domenica. Si tornerà alle origini, alle Pievi medievali perché la crisi del clero costringe anche la diocesi di Trento a fare il fuoco colla legna che ha a disposizione. Pochi preti e la maggior parte anziani.
Poiché don Lino Zatelli è persona molto nota, per chi fosse interessato riportiamo integralmente la registrazione del suo intervento dal pulpito.
Dopo aver ricordato che, appena diventato prete, finì a Genova tra i “ragazzi di strada”, don Zatelli ha sottolineato che “bisognerebbe chiamare i genitori fuori strada, perché abbandonare così i propri figli per una vita di prostituzione, di carcere, non tanto ragazzi di strada, genitori di strada. Con qualcuno ci siamo riusciti, con qualcuno no, insieme agli altri sacerdoti. Un lavoro, una missione molto difficile.”
“Però qualcosa abbiamo raggiunto, perché sapete che, diventati grandi, custoditi bene magari fino all’adolescenza, dopo i 17-18 anni uno prende le proprie strade nonostante tu l’abbia custodito. Bene, da Genova ho raggiunto la bellissima Vallarsa. Mi ricordo che il vescovo mi disse al telefono: ‘Nessuno vuole andare in Vallarsa, vuoi andarci?’ Sinceramente non sapevo dov’era. Mi hanno detto sopra Rovereto. Eccellenza, non c’è alcun problema, io ci vado. Sono stati 6 anni indimenticabili come il primo amore della vita e il primo amore è indimenticabile.
Quando me ne andai mi fecero trovare una moto di grande valore, non perché me ne andassi via più velocemente, ma perché potessi tornare a trovarli, cosa che ho cercato di fare. Quando mi hanno chiesto di lasciare quella bellissima esperienza di sei anni, mi sono adeguato e sono arrivato un po’ più vicino qui, nel sobborgo di Meano. Ero parroco di Meano, Vigo Meano, Gazzadina, Cortesano, Gardolo di Mezzo e poi mi hanno eletto anche decano.
A quel tempo ero coordinatore di 10 parroci. Oggi in quella stessa zona ce n’è uno. Vuol dire che in 20 anni, da 10 che eravamo, uno ce n’è, don Lamberto (Agostini). Questa è un’esperienza bellissima anche lì, 9 anni splendidi e ricordo che quando me ne sono andato c’era la chiesa di Vigo Meano piena, seduti per terra, tanti ragazzi giovani.
Mi hanno cantato una canzone dei Nomadi, “Goodbye my friend”. Da lì mi hanno chiesto di venire qui e mi sono adeguato. Sapete che qui abbiamo passato insieme 24 anni e qualche mese. Io mi sono preparato a questo momento.
Ieri ho avuto un po’ di défaillance celebrando la messa perché sapete che governare le emozioni non è facile, ti arrivano mentre tu non te l’aspetti e ti chiudono la gola. Resteremo insieme fino a novembre continuando con la stessa passione che stiamo mettendo adesso. Non tiriamo i remi in barca, tanto meno io.
Ho più di 40 ragazzi di cui voglio celebrare la Prima Comunione, ne ho 24 di cui voglio celebrare la Cresima. Non li lascio per strada. Poi ci sono matrimoni, ci sono battesimi come oggi, speriamo che non ci sia nessun funerale, speriamo, comunque se no bisogna anche celebrare quelli. E continueremo così, proprio fino alla fine, con la stessa passione e lo stesso amore.”
Ancora: “Dove andrò e chi verrà qui lo saprete dalle notizie della diocesi giovedì prossimo. Siamo tenuti come sacerdoti a dire sì che ce ne andiamo, ma a non anticipare. Quindi so già dove vado. Qualcuno mi ha chiesto quanto impieghiamo eventualmente di tempo, ho fatto due volte il percorso con la macchina. Con traffico normale sono 12 minuti, se c’è qualche camion, 15. Quindi non è proprio una destinazione come la cima della Paganella o chissà dove. So chi viene e so anche che non avrà solo questa parrocchia, ne avrà anche altre due. Quindi quello determinerà certamente un rinnovamento. Se voi guardate al portale della chiesa ci sono scritti i nomi di tre parroci.
Da quanto la chiesa è stata costruita, c’è stato il fondatore, 13 anni, don Paolo, 17, e il sottoscritto qualche anno in più. Terminerà questa esperienza di un parroco con quest’unica parrocchia. Io ho tenuto duro finché ho potuto, poi mi sono adeguato e quindi staremo insieme un po’ di tempo e poi ci saluteremo.
Ho detto al consiglio pastorale, al consiglio economico, a tutti i rappresentanti di vari gruppi che non vogliono nessuna festa. Non perché io mi senta superiore. Vorrei salutarvi nelle tre messe: del sabato e della domenica. Vorrei lasciarvi come sempre ci siamo trovati. In conclusione vi dico questo: mai ho chiesto io di andarmene: né dalla Vallarsa, né da Meano, né da qui. Io mi sono sempre trovato bene, mi sono sempre sentito amato. Certo che sarà impossibile dimenticare 24 anni. Vi ringrazio del bene che mi avete voluto.”
Applausi a scena aperta. Per il sipario si dovrà attendere novembre.

