Se “vannaccismo” fa rima con narcisismo, c’è in ciascuno di noi una pulsione repressa e nascosta di “vannaccismo” al quale non siamo per nulla vaccinati. Abbiamo visto anche in decenni recenti troppi generali ergersi a tutori della “Patria”, della “purezza della razza”, depositari della “Fede” (in se stessi) e delle ricette “fai da te”: la “remigrazione” come soluzione dei problemi degli italiani. La panacea all’insegna del “ordino, comando e voglio”. E mentre la rana affoga, lo scorpione gongola.
Ho letto con attenzione l’intelligente riflessione sull’adunata del “vannaccismo”, che aspira ad essere erede di tutt’altro “ismo” e sul destino della rana, dello scorpione e del caimano (senza alcun riferimento a ben altri Caimani) e mi permetto, da umile mostro d’argilla quale sono, alcuni pensierini.
Il movimento dell’ex generale della Folgore – una garanzia, per certi mondi – sembra però non brillare per originalità, almeno a quanto dato vedere e sapere. I suoi dogmi statutari non sono affatto dissimili, né tanto meno nuovi, rispetto al “deja vù” di molte formazioni della destra più estremista europea e non solo. Con la consueta enfasi da “balcone” si parla infatti di “valori fondamentali e non negoziabili” centrati sulla “difesa a spada tratta delle radici dell’Italia e del popolo italiano” (quali radici? quelle retiche, etrusche, cartaginesi, romane e galliche o quelle dei Comuni medioevali? quelle mediterranee o quelle alpine? e via elencando); si sottolinea il diritto di cittadinanza quale “elemento imprescindibile di appartenenza” che non si “regala” e si invoca una “lotta coraggiosa ai progetti di creazione di un nuovo senso comune”. Insomma “nihil novo sub solem”.
Al contempo anche il Walhalla di Vannacci e dei suoi non sembra abbondare di novità stravolgenti. A Odino e Thor si preferiscono Gabriele D’Annunzio e Filippo Tommaso Marinetti, i cantori del superomismo all’amatriciana; ma anche, ovviamente, l’immancabile maestro di Predappio – che quando c’era “lui”, caro lei, i treni non si fermavano mai, nemmeno per far scendere Lollo – e, infine, quel “principe nero” Junio Valerio Borghese che, più che onorarla, l’ha infangata la X MAS. È infatti “merito suo” la trasformazione di un reparto di punta della regia Marina militare – come non ricordare, ad esempio, le coraggiose imprese dei “maiali” nel porto di Alessandria d’Egitto, in avvio della seconda guerra mondiale – in una coorte di violenti masnadieri al servizio delle SS e della Gestapo, per le incombenze più sporche, durante la sempre troppo lunga stagione di Salò.
In questa impresa che, per alcuni versi sembra una sorta di pessima riverniciatura della buffonesca Armata Brancaleone, molti sono i chiamati. Vedremo quanti gli eletti.
In attesa degli esiti elettorali, Vannacci può contare sulla condivisione di una sorta di “gotha” dell’estremismo più becero: dall’indimenticabile Mario Borghezio, con quell’aria flaccida da contabile della buona tavola e quell’eloquio sempre così colto ed elegante, ad un altro “nobile nero” e cioè il barone Roberto Jonghi Lavarini, per decenni anima della destra milanese più radicale, oltre a quel simpatico “bravo ragazzo” dell’ex Sindaco di Roma, costretto, da una sorte malvagia e ingiusta, ad una condanna a 22 mesi per “traffico di influenze”, nel contesto della maxi-inchiesta su “Mafia Capitale”. Cosa non farebbe l’ardito Gianni Alemanno, in nome dei “più alti destini della Patria”, per far trionfare “l’idea”?
Come sempre accade in simili frangenti poi, sul carro della nostalgia più nera salgono in tanti. Anche coloro – e non sono pochi – che annusano l’affare e cioè la possibilità di sedersi sui ben remunerati scranni di quella stessa politica che, a parole, aborrono e dichiarano di voler combattere: consiglieri circoscrizionali, comunali e regionali, amici, camerati e sodali già usciti per mille motivi da altre formazioni di destra, a cominciare dalla Lega Salvini ormai in caduta libera, seguendo il precipitare dal “ponte” del suo “capitano” Tutti pronti alla nuova “marcia su Roma”, magari senza fez, ma con qualche “piz”, per conquistare il diritto……..alla pensione parlamentare. I sondaggi li attestano oltre il 3%, il che significa che ogni cento italiani, tre scelgono il “prode Roberto” e con lui si mettono in viaggio per conquistare un’improbabile “terra di mezzo”.
La collocazione è l’unica cosa veramente lampante nel confuso pianeta vannacciano. Infatti, si posiziona più a destra della destra di destra. Lui è già stato chiaro a Bruxelles, sedendosi comodamente fra i banchi degli ultranazionalisti, quelli della tedesca “Alleanz für Deutschland” e della francese “Reconquète”, eredi del nazionalsocialismo i primi e i secondi della “Caogule”, organizzazione terroristica dell’estrema destra nata nel 1936. Dio li fa e poi li accoppia.
Il rischio è che a forza di sparate nostalgiche, di appelli alla remigrazione e di “trumpate” di varia natura e gusto, il generale raccolga consensi tali da porlo in una condizione,eventuale, di interlocuzione, eventuale, per la formazione di una, eventuale, maggioranza parlamentare post-elettorale. Dato però che nemmeno lui è così sicuro di sé, ha già chiesto, “categoricamente” e mani sui fianchi, che le alleanze e gli accordi si facciano prima delle elezioni e non dopo. Il banchetto è insomma già prenotato e allora: “aggiungi un posto a tavola”. Oppure, l’alternativa è altra. Ognun per sé e il duce per tutti. Attenzione però. Qualcuno ricorda quando Pino Rauti, uno più nero della notte nera, nel 1996 con le liste del “MSI – Fiamma Tricolore”, pur prendendo pochi voti nei collegi uninominali, fece perdere le elezioni al centrodestra berlusconiano?
Infine, a questa chiamata all’arruolamento si attendono, se lo vogliono, alcune “stelle cadenti”, come “Casa Pound” che sta tentando faticosamente un rilancio autonomo o come “Forza Nuova”, in crisi dopo la pesante scissione della “Rete dei Patrioti” nel 2020 ed in attesa del processo di appello al suo leader Roberto Fiore, condannato in primo grado per l’assalto, in un impeto di democrazia partecipata, alla sede nazionale della CGIL, nell’ottobre del 2021. Assenze pesanti? Non si sa, ma ce ne faremo una ragione, ben sapendo che, in caso di vittoria, l’Aula parlamentare potrebbe diventare quel “bivacco dei manipoli”, tanto evocato da “lui”. L’impressione però è che potrebbe ridursi tutto ad un campeggio estivo fra burloni attempati, anziché un “golpe” senza colpe.
Nel frattempo il generale, con quella sicurezza sorridente e un po’ strafottente che tanto piace alla truppa, fa esercizi di tolleranza e rispetto, dichiarando che il femminicidio non esiste. Spesso, nemmeno l’intelligenza.
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