Una volta bastava un caporale a guidare una torma di forsennati, bavosi e vogliosi di menare le mani contro chiunque non la pensasse come loro. Passo dell’oca e braccio levato quasi a significare una virilità da carenza di autostima. Oggi tali carenze non si accontentano più di un caporale. Serve un generale per sdoganare i “ventri-loqui” (coloro che parlano e ragionano con la pancia) i quali, tenuti a bada per lungo tempo dalla paura di apparire sfigati, stanno emergendo come i topi dopo un cataclisma dai cunicoli della storia sollecitati dal pifferaio magico con le stellette (del pensionato).
C’è chi si è lasciato irretire dalle parole d’ordine come “remigrazione”, Dio, Patria e famiglia. Quella tradizionale, che il resto è deviazione.
C’è chi è corso a Roma, a via della Conciliazione, per conciliare la caccia all’immigrato con la devozione ai riti di una religione vecchia e stantia: di incensi e di riti medievali.
Inutile cercare di farli ragionare. Quando uno crede di essere depositario della vera “fede” non c’è verso di fargli cambiare opinione. Né c’è motivo, in verità, perché la debba cambiare. Il mondo è pieno di stralunati che si attaccano ai venditori di fumo perché la realtà è complessa e stare al passo (non dell’oca) costa fatica. Il futuro siamo noi, non è vero?
Che poi, questa idea di usare la religione per far leva sui deboli di spirito e di cervello, se non fosse blasfema parrebbe quanto meno un furto di credulità. Parole d’ordine e orazioni, rosari e balle sesquipedali, tutto fa bordo nel mondo dell’io.
Del resto, la spedizione dei mille e rotti in quel di Roma (altre marce furono foriere di disastri nazionali) ha radici antiche. È stata allevata, cullata e vezzeggiata in altri lidi e sotto altre bandiere. Nella impossibilità di fare i conti con la Storia, di fare i ponti con l’isola, la rana si è accollata l’impegno di traghettare lo scorpione. Il quale, prima di approdare all’altra sponda, l’ha beffardamente morsa e resa moribonda. Perché quella è la sua natura.
Adesso tutti – a destra e a sinistra – a vagheggiare galleggiamenti e sorpassi elettorali, a soppesare quanto vale la rana e quanto lo scorpione o a chi serva di più allevare un coccodrillo. Dimentichi, gli uni e gli altri, che a dar da mangiare a un caimano, la mano che lo nutre ha il solo vantaggio d’essere sbranata per ultima.

