Una giovane donna (22 anni appena) si è tolta la vita nei giorni scorsi nel sovraffollato carcere di Spini di Gardolo, a Trento. Il suicidio ha suscitato sgomento e allarme anche perché è la 25° vittima tra le sbarre in questi ultimi mesi in Italia. Un disagio e una sofferenza di cui si fa carico la Camera Penale di Trento il cui presidente, l’avv. Roberto Bertuol, ha diffuso un comunicato che pubblichiamo integralmente.
I dati a livello nazionale fotografano una situazione a dir poco allarmante: al 30 aprile, secondo i dati del Ministero della Giustizia, nelle carceri italiane ci sono 64.412 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti (a cui vanno detratti almeno 3.500/4.000 posti perché non agibili). Il tasso medio di affollamento è pari al 133%, con picchi vertiginosi verso l’alto: basta pensare agli istituti più affollati come Milano San Vittore (220%), Foggia (212%), Brescia Canton Monbello (201%). Questo è un trend negativo in continua crescita: si stanno superando di gran lunga i numeri che hanno portato l’Italia a essere condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per trattamenti inumani e degradanti (art. 3 CEDU), nel 2013, con la sentenza pilota nel caso Torreggiani e altri c. Italia.
Ma non è solo una questione di numeri: in carcere, i suicidi e gli episodi di autolesionismo sono elevatissimi: nel 2024, i suicidi sono stati 91, nel 2025 80, e fino ad ora, nel 2026, 25. Gli atti di autolesionismo 1.2704, con una media di 35 episodi al giorno. Preme inoltre ricordare che nelle statistiche ufficiali del Ministero solamente le morti avvenute in carcere a seguito di suicidio vengono considerate tali: tutti gli altri decessi, non vengono classificati come tali e ad oggi quindi non è dato conoscere il numero effettivo di suicidi avvenuti in carcere o in ospedale.
Il sistema carcerario italiano è dunque e semplicemente al collasso e non vi sono più giustificazioni all’inerzia.
Il carcere di Trento che vanta una struttura moderna e rappresenta un esempio a livello nazionale, soffre in egual misura delle stesse problematiche: nel 2025, c’erano 400 detenuti a fronte dell’Accordo Programma Provincia-Governo del 2010 di 240 posti.
Secondo, l’ultima relazione del Garante provinciale Massimo Pavarin, nel 2025 si sarebbero registrati 18 episodi di autolesionismo e 7 tentativi di suicidio; ben 212 persone risulterebbero a carico dei servizi specialistici per dipendenze e/o disturbi mentali, cioè oltre il 50%. A tutto ciò si aggiungono una percentuale elevata di detenuti stranieri (il 53% nel 2025), una presenza cospicua di detenuti collocati nelle cd. sezioni protette, sezioni miste dove sono collocati i sex offenders (condannati per reati sessuali), collaboratori di giustizia e pubblici ufficiali autori di reato, ecc. (119 detenuti nel 2025); un numero esiguo di donne detenute, 43 nel 2025, ma raddoppiate nell’arco di dieci anni (20 donne nel 2014).
In questo complesso quadro, il personale chiamato a fronteggiare le emerge rimane sempre insufficiente: i sindacati della polizia penitenziaria hanno denunciato più volte le condizioni estenuanti di lavoro e lo scarso numero di personale senza però trovare adeguate risposte da parte del Ministero (133 agenti assegnati su 199 previsti).
È evidente che la morte della giovane donna che si è tolta la vita nel carcere di Trento rappresenta la spia di un disagio più profondo che non riguarda soltanto il singolo caso, ma che rispecchia un sistema che non sta funzionando: le problematiche del carcere non possono essere risolte senza riforme che diano un reale sostegno alle direzioni, all’area educativa e al personale medico- sanitario, né con riforme cd. a costo “0” senza un adeguato investimento di risorse e personale sul medio-lungo periodo.
La Camera penale “M. Pompermaier” di Trento, da sempre impegnata nella tutela dei detenuti, auspica che tale episodio possa destare un sussulto alle coscienze di tutti e possa dar luogo ad una riflessione con la politica, la magistratura e l’avvocatura associata per tenere alta la soglia di attenzione sulla prevenzione dei suicidi in carcere e per tornare nuovamente a sensibilizzare la politica sul tema del carcere.

