Se la mamma dei cretini è sempre incinta, i “fasci” di casa nostra ne perpetuano l’assunto. Giusto cento anni fa, di questi tempi, i fascisti arrivati dalla Romagna ma ben appollaiati anche qui, si accanirono contro istituzioni religiose e libera stampa. L’assalto alla redazione del “Nuovo Trentino” avvenne la notte di Ognissanti del 1926.
È di questi giorni la notizia (un’inchiesta del giornale “Domani”) che una chat riferita a taluni appartenenti trentini a Fratelli d’Italia ha diffuso messaggi di odio antisemita, creando imbarazzo alla direzione nazionale di quel partito che ne ha preso le distanze. Che lo Stato di Israele stia facendo strage di uomini e di diritto internazionale è sotto gli occhi di tutti. E molti italiani, anche di religione ebraica (in primis l’on. Fiano) hanno condannato questi atti criminali. Ma fare di ogni erba un fascio è caratteristica di chi quel “fascio” non lo ha mai ripudiato.
Alla fine ci sono ricascati, perché l’insulto volgare alla diversità, qualunque essa sia e meglio ancora se “giudaica”, è più forte di qualsiasi lavaggio usato per decolorare storie ed eredità che non stingono mai il loro “nero” fondale.
Davanti alle miserabili scemenze, perchè tali rimangono sia se pubblicate su una chat di partito o in più “cameratesche” conversazioni amicali, si è subito alzato il coro delle condanne. Quanto convinte, non è dato sapere.
Ovviamente i più scandalizzati sono coloro che, dopo aver urlato lo slogan “dal fiume al mare”, adesso indossano l’abito del censore, esibendo indignazioni che qualche dubbio di convenienza lo lasciano.
Nulla di nuovo insomma. A destra come a sinistra. Ogni occasione è buona per ritrovarsi uniti in un disprezzo antico e che si rinnova di continuo, come una vite senza fine. I politici sostengono di non dover prendere lezioni di lotta all’antisemitismo da nessuno. Hanno ragione. Tempo sprecato. Forse qualche silenzio in più non guasterebbe, come qualche lettura e magari un approfondimento serio, ma comprendo che si tratta di un miraggio. Che tale rimane. In saecula saeculorum.
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