Quanto è strano il mondo della politica. Dopo aver fatto per anni la “muta de noantri” davanti ai cronisti parlamentari e non, da qualche settimana (scottata dal risultato del referendum e da altri scivoloni da parte dei suoi) la “presidenta” del Consiglio, signora Meloni, ha sciolto la lingua (che peraltro non le difetta) ed è diventata ciarliera come una cinciallegra. Per contro, la sua probabile (ma non certa) competitor alle prossime elezioni, la segretaria del PD, Schlein, ha perso la parola. L’ha perduta sulla via di Trento dove era attesa per dare fiato alle trombe di una sinistra afona e di una opposizione al “fugattismo” destrorso-populista degna di miglior causa.
È arrivata, è stata interrogata sul palco del Festival dell’economia da un cronista venuto da Milano (che non conosce, evidentemente, le faccende domestico-trentine). Ha fatto la “piaciona” a vantaggio di telecamera, richiamando vezzosamente il primo cittadino di Trento (“dai Franco, vieni qui”) che, fresco di tessera pieddina, la seguiva tre passi indietro. E i cronisti assatanati, golosi di una dichiarazione da titolo di apertura, sono rimasti a bocca secca. A ben pensarci, a stare zitta, forse ha proprio ragione lei. Così almeno qualcuno ne scrive e ne parla, sennò la sua venuta costì sarebbe passata, probabilmente, sotto silenzio. Certo il Golem, ancora lui, indaffarato a cercare il bandolo di una intricata matassa, è rimasto di stucco.
Nonostante sia solo un mostro d’argilla, ho imparato a riconoscere la politica nel vecchio continente. Non è quella americana, gradassa, arrogante, semplicistica e assertiva, quella insomma del “si o del no”, ma mi sembra piuttosto quella del “forse”, del “peraltro”, del “quantunque” e del “magari”. Quella insomma che non si brucia i ponti alle spalle e che lascia sempre aperto un varco al compromesso, tranne quando si innamora eccessivamente di sé stessa, consapevole di possedere l’unica verità possibile. E così, davanti alle domande di cronisti, fors’anche invadenti (ma è il loro mestiere perché a inginocchiarsi sono capaci tutti, a fare domande e cercare risposte un po’ meno), la grande leader nazionale – ospite a Trento di quello che è diventato il diseconomico festival dell’economia – poteva degnarsi di rispondere alle domande di cronisti anche invadenti, usando qualsiasi vocabolo o frase fatta della lingua italiana, ma non con il silenzio arrogante,+ e superbo, quando non testimone di impreparazione e pochezza, di chi afferma nei fatti che “io so’ io e voi nun site un ca…”.
Di fronte all’esercizio impegnativo della democrazia, che non è solo voto e consenso ma anche confronto e dialogo perfino con i tanto vituperati giornalisti, la signora che guida la prima forza di opposizione in questo Paese ha scelto di tacere, di non rispondere, di sorvolare e di fare “orecchie da mercante”. Perchè? Per quale ragione la segretaria di un partito che si autodefinisce “democratico”, salvo poi censurare i suoi stessi parlamentari se non allineati, non accetta quel confronto con la stampa che è sale della democrazia stessa? Perchè trincerarsi dietro trite analisi della situazione generale e non chiarire, ad esempio, l’incomprensibile astensione del PD sulla riforma statutaria di quel Trentino-Alto Adige che potrebbe essere, in prospettiva, uno dei risultati favorevoli al centro sinistra?
Quando l’incompetenza viene spacciata per intelligenza, non ci guadagna nessuno: né la politica, né il futuro. A volte certi silenzi sono gonfi di errori di pensiero (se c’è) o di grammatica.
©golemdapraga

