Se una volta si diceva che “tutto fa brodo”, di questi tempi “tutto fa storia”. Se in greco, “istorìa” significa “ricerca”, “indagine”, e la storia è la disciplina che interpreta e racconta il passato degli esseri umani attraverso l’analisi delle tracce e delle testimonianze, qui ci sono molte chiacchiere e pochi fatti. E molta mitologia la quale, come è noto, più che sulle tracce si basa sui simboli. Non spiegatelo al Golem che, pure lui, poveraccio, è figlio della mitologia più che della storia.
Storico è l’aggettivo dell’attualità. Sembra un controsenso. Uno fra i tanti. Per qualsiasi livello di governo in questo Paese, ogni atto diverso da quello del quotidiano respirare, diventa immediatamente un evento. Tutto è eccezionale, straordinario, unico, inarrivabile, epocale e, appunto, storico. L’inaugurazione di un passaggio a livello come il “restauro” minimo dello statuto d’autonomia; un qualsiasi progettino per colorare le panchine pubbliche al pari del progetto di “rinnovamento” della cooperazione o del ponte sullo Stretto. Tutto è storico. Un viaggio nei paesi arabi, il cambio delle scarpe della Premier o una delle promesse di Trump. Ogni cosa fa la storia. Se poi è quella di “Pollicino” pazienza.
Al festival dell’economia il Vice Premier “infrastrutturale” ha detto che ci sono 1.300 cantieri ferroviari in corso. Un fatto storico sui cui dettagli ha fatto “economia”. Lo sarebbe anche la conoscenza della lista di questi cantieri, che invece resta un mistero, al pari dei ritardi storici del sistema ferroviario. L’Italia ha ricevuto centinaia di miliardi dal PNRR. Un altro fatto storico. Si narra che abbiano compiuto miracoli con quei denari europei, ma mancano, a tutt’oggi, prove tangibili. Storico è stato il successo delle Olimpiadi, meno forse il buco di bilancio che non fa storia, ma debito.
Comincio ad avere nostalgia della sana, vecchia quotidianità, quando i fatti storici erano pochi, ma ogni giorno forse si faceva un passettino in avanti. Adesso, tutto è ha una portata storica. Anche la crisi che attanaglia famiglie, stipendi e imprese. Forse non è ancora regressione, ma comincia, storicamente, ad assomigliargli.
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