L’altra sera, al Pala Arena di Trento (e, in collegamento, da Pala Anaunia di Fondo) si è tenuta l’assemblea elettiva di BTS, già Cassa Rurale della città e dei dintorni, cresciuta in pochi anni fino ad allargare la propria presenza oltre Salorno. Un colosso con grandi prospettive. Non come il Golem che è socio d’argilla, e che è rimasto di sasso.
In 12, come nell’ultima cena degli Apostoli (senza traditore, al momento). E poi Lui, il presidente, con i maghi della finanza, capaci di trasformare una piccola Cassa Rurale di provincia in una Banca regionale e di ancorarla al sistema finanziario nazionale e internazionale. Oddio, più che l’ultima cena con banchetto celeste, il popolo plaudente si accontenta di poco: una bottiglietta d’acqua, una penna biro e un foglio di carta con l’elenco dei candidati al consiglio di amministrazione . Non servono tante croci (che già la vita è un Calvario). Ne basta una sola, da mettere nel riquadro in alto a sinistra. Una croce sulla lista bloccata del nuovo (?) consiglio di amministrazione così come proposto e voluto dal consiglio uscente. Da votare a scatola chiusa, tanto il dissenso non è gradito. Neanche la soddisfazione di vedere chi ha preso più voti o di indicare qualcuno e non altri. Il regolamento approvato (senza voti contrari) da precedenti assemblee dei soci prevede che le candidature vadano presentate in anticipo per essere approvate dalla banca. Si chiama democrazia bellezza, mica dittatura del proletariato!
E i nomi proposti? Tutti degni, tutti di lignaggio: commercialisti, avvocati, dirigenti, imprenditori, pronti ad accogliere il voto palese. Niente ansia da risultato, aboliti i patemi d’animo… perché alla fine è tutto un trionfo. Tutti votati, tutti vincenti.
Che se qualcuno osasse dire di “no” dovrebbe alzarsi davanti alla folla e al sinedrio con la carta di identità in bella vista per declinare le proprie generalità agli addetti. Più che palazzetto dello sport potrebbero chiamarlo Palazzetto di Kim Jong.
Tanto per cominciare, lo speaker-presidente avverte il popolo in spasmodica attesa del Verbo che non si possono effettuare registrazioni audio e video, e già qui il tono e l’imperativo appaiono stonati.
Ma allora che ci fanno una sera di primavera quattromila e rotti soci con altrettante deleghe, un quarto dei 33 mila soci delle fu Casse Rurali accorpate, inglobate, fuse nella grande Banca, seduti come soldatini dentro il palazzetto a Trento sud (e nell’Anaunia Felix in quel di Fondo)?
Ascoltano la ”Relazione”, le magnificenze dell’amministrazione bancaria che si ripropone al voto con l’elenco dettagliato di ricavi milionari, investimenti e profitti, ristrutturazione di immobili… Amministrazione munifica in fatto di “ristorni”: nello sport, nel sociale, nella sanità (2 milioni di euro a tre ospedali), nella cultura. E già che ci siamo, anche un “dividendo” agli associati i quali si vedranno reiterato un cadeau di pochi spiccioli come nell’anno passato. Che magnifica serata! Quanti applausi replicati!
Orbene, ciascuno dei plaudenti riceverà, direttamente a casa, un buono-spesa da 50 euro. Come il becchime che fa correre le galline nel pollaio. Sempre meglio di certe Casse Rurali che in tempi lontani prendevano i soci per sorci e davano loro un pezzo di formaggio. Vuoi mettere? Adesso, con il “buono spesa” il socio si presenta buono buono all’assemblea. Ascolta, magari non capisce, ma batte le mani. E se non lo fa, l’applauso si sollecita dal palco. Per chi resiste fino a notte fonda, dopo le Lodi al Verbo di qualche vecchio cavaliere, socio riconosciuto e perennemente riconoscente, ecco pronta la lotteria del viaggio-premio. Tre giorni di soggiorno in una località balneare per 50 (diconsi cinquanta) prescelti dalla Dea bendata. Nonostante l’ora tarda, il fortunato socio deve essere lì sotto il palco a ritirare personalmente l’agognato premio. Invece, per coloro che, inopinatamente e come Cenerentola, sono fuggiti allo scoccare della mezzanotte neanche la soddisfazione e la gloria effimera di sentir scandire al microfono il proprio nome e cognome davanti alla folla del popolo vociante.
Gaudeamus igitur. E chi non gode, si dis-soci.


1 commento
Che don Lorenzo accompagni i sonni del Magnifico Consiglio, ogni notte, fino al Risveglio