Nei giorni scorsi, a Trento, si è siglato un patto, chiamato “Filiera Trentino”, tra una quindicina di associazioni e gruppi facenti parte del cosiddetto “terzo settore” e le rappresentanze dell’economia provinciale. Scopo dell’incontro e del confronto, dare vita a una filiera su “migrazioni, governance condivisa e azioni”. Vi fanno parte: l’Alveare, il Centro Astalli, CNCA, Arcobaleno, Atas, Villa Sant’Ignazio, la Caritas diocesana, Consolida, l’Arcidiocesi di Trento. Con loro: Confindustria Trento, Confcommercio, l’Università, le Acli, l’associazione degli Artigiani, La Cooperazione trentina, Euricse, Enaip del Trentino, UPT-scuola delle professioni per il terziario.
Mica noccioline. Tutti impegnati a dare accoglienza, a trasformare ciò che per taluni esponenti del sovranismo padan-vannacciano sono solo un “rutto” in un “patto di integrazione, di lavoro, di dignità”.
Gli ultimi episodi tragici della cronaca in questo sono esemplari. Un povero cristo dalla pelle scura è stato assassinato da una banda di minorenni in quel di Taranto senza che gli avventori di un bar si avventassero sugli assassini per fermare quella furia omicida. E dai vertici delle Istituzioni nessun volo di Stato fin sulle rive del “mare nostrum” per condannare con il gesto e con le parole la deriva violenta figlia di certi programmi televisivi, di proclami sguaiati, di famiglie sfasciate.
A Modena, un italiano figlio di immigrati, ha falciato una folla di persone inermi in un sabato pomeriggio di passeggio in centro. Un delinquente che sarà giudicato per quel che ha fatto e per quello che è: italiano, non straniero, anche se con una pigmentazione scura. Anche qui, i soliti noti a gridare che chi delinque va espulso dall’Italia. Anche chi è italiano, dunque? Occhio, perché al loro posto poi potrebbero arrivare gli immigrati… Magari pure tra i banchi del Parlamento.
Per tornare all’impegno di chi cerca di affrontare il tema con serietà e con una “filiera trentina” degna di attenzione, chi poteva mancare alla costruzione di un progetto tanto impegnativo quanto improrogabile? La Provincia, naturalmente. Assente con tutti i suoi rappresentati (pro tempore) più in vista. Ai quali, il solo sentir parlare di immigrati fa venire l’orticaria. All’assise fondativa della “Filiera Trentino” da piazza Dante non hanno mandato nessuno. Neanche un usciere (che già il nome, più che l’entrata richiama l’uscita).
Forse perché i “deputati” all’emigrazione erano già impegnati a far le valige per un volo transoceanico che domenica 17 maggio li ha portati in Cile. Per celebrare, in pompa magna, i 75 anni della nostra emigrazione in quella Nazione sudamericana. Vi resteranno fino al 25 maggio, tra discorsi, festeggiamenti, bandierine, bande, scambio di sorrisi e di ricordi. E dire che i protagonisti di quella emigrazione (avvenuta in due tempi, tra il 1951 e il 1952) avrebbero ben poco da festeggiare. Considerato che molti di loro, vent’anni dopo furono costretti a rimpatriare.
Occasione semmai per rinfrescare la memoria a chi pare aver dimenticato che fino a quarant’anni fa anche noi eravamo un popolo con la valigia in mano. E raramente accolti a braccia aperte.
Come previsto dalla legge, 3 novembre 2000, n. 12, la delegazione provinciale è rappresentativa di maggioranza e opposizione. Ne fanno parte l’assessore Mattia Gottardi e i due rappresentanti del Consiglio Provinciale nella Consulta dell’Emigrazione: Walter Kaswalder per la maggioranza (al tempo della nomina, oggi transitato armi e bagagli nel gruppo misto) e Michele Malfer per l’opposizione, esponente di quel Campo Base che al proprio interno ha qualche mal di pancia. A tale proposito non è escluso che, nel volo transoceanico in business class, Mattia Gottardi abbia gettato l’amo per verificare una qualche disponibilità dei due “compagni di viaggio” in vista di un “campo largo” per le urne prossime venture.
Come molti degli emigrati Trentini in Cile tra il 1951 e il 1952, anche i nostri rappresentanti nelle Istituzioni torneranno a casa. Carichi di ricordi e di responsabilità. Con Gottardi, c’è da scommetterlo, pronto a rilanciare.
©iltrentinonuovo.it

