Fin da quando il Rebbe Löw, sia benedetto il suo nome, mi ha creato privo di voce, mi sono interrogato sul dono del silenzio. Qui, nella soffitta della Altneuschul, la vecchia/nuova sinagoga del ghetto di Praga, il silenzio viene adesso rotto purtroppo dall’eco di certo starnazzare quotidiano. Dai decerebrati emuli del sifilitico dittatore dei mille anni – durati solo dodici – che definiscono il popolo ebraico come “saponette mancate”, all’idiozia elevata a cultura di governo nella Confederazione elvetica che, mentre il grigio fumo di morte a Crans Montana non si è ancora dissolto, chiede alle vittime il conto delle cure ospedaliere. Ci saranno pure accordi e convenzioni diplomatiche, ma qui è il buon senso che viene impiccato. Gli svizzeri, famosi per i buchi nel formaggio e nella coscienza, non hanno inventato nulla di nuovo. Altri imbecilli, nel 1938, chiesero il conto dei danni da loro stessi provocati, fracassando le vetrine durante la Kristallnacht. Nicht neue unter die Sonne.
Nel frattempo, le masse vengono distratte dall’ennesimo fallito attentato a un ottuagenario e ciarliero inquilino “pro tempre” di White House, noto ormai per le sue farneticazioni a cucù, nonché dalle nuove avventure di una disinvolta igienista dentale, con forte vocazione di benefattrice, per anni intenta a gestire il riposo del guerriero e ad attutire la decadenza fisica di un altro anziano signore di celluloide, del quale adesso mi sfugge il nome.
In questo turbine di suoni senza senso, noi, mostri d’argilla privi del dono della parola, osserviamo sgomenti questi tempi che Karl Kraus definì come “gli ultimi giorni dell’umanità”. Era il 1922. Solo qualche minuto fa.
©ilgolemdapraga

