Sotto i Piccoli di Lavarone, verso la Valdastico, c’è un sasso che è detto “dei tre vescovi”. Vi sono incise infatti tre croci, a rammentare che lì passava il confine tra le diocesi di Trento, Padova e Feltre. Adesso tre aspiranti alla mitra vescovile siedono in consiglio provinciale a Trento. Colpiti, sulla via Vattaro, di Gardolo e di Fassa dal sacro fuoco della Teologia della Liberazione (dagli immigrati).
Ambiziosi eredi del migliore radicalismo inquisitoriale, tre ben noti esegeti veterotestamentari hanno sentenziato attorno alle esortazioni evangeliche, peraltro non nuove, del Vescovo di Trento. Bravi! Era ora che, in avvio delle celebrazioni del millennio del Principato tridentino, qualcuno mettesse un freno alla predicazione dell’accoglienza. Essa è infatti il veicolo per la diffusione dei bacilli diabolici della contaminazione razziale, della vergogna del multiculturalismo ed anche di quelli della peste, del colera, della lebbra e delle vene varicose.
Ci volevano tre coraggiosi e indomiti studiosi della Parola che promana dal Libro per dichiarare che: “predicar no es gubernar”, traendo in ciò suggerimento dal celebre motto di Salvador de Madariaga, intellettuale liberale antifranchista, a loro forse sconosciuto, come molto altro. I tre difensori della fede hanno ragione, al punto che anche “hablar antes de pensar no es gubernar”. Peccato solo che non conoscano la lingua di Cervantes, ma in parte solo quella più limitante del ladino dolomitico o del dialetto nostrano. Gli esiti sono evidenti.

