“Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra”? Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Così Cicerone, allora console romano, nell’invettiva (anno 63 a. C.) contro Lucio Sergio Catilina, accusato di congiurare contro la Repubblica Romana. Ecco, mutatis mutandis, nell’anno domini 2026 potremmo rivolgere la medesima domanda ai tre “catilini” che siedono (pro tempore e si spera ancora per poco) sui banchi del Consiglio Provinciale di Trento. I quali vorrebbero insegnare all’arcivescovo di Trento a fare il vescovo e magari, sedersi al suo posto, sulla cattedra di San Vigilio.
I campioni della cattedra sono i consiglieri: Claudio Cia (naufrago della destra-destra e finito in Forza Italia); Walter Kaswalder (naufrago di sé stesso riapprodato al Patt) e Luca Guglielmi (campione ladino di Fassa). Hanno tuonato in Consiglio Provinciale a Trento che sui migranti l’arcivescovo Lauro Tisi ha fatto dal pulpito della Cattedrale “Una lettura semplicistica. Un conto è predicare, altra è governare”.
A loro si è accodato (come nei lutti) il portavoce dell’estrema destra vannacciana, Emilio Giuliana il quale, come tutti i destrorsi devoti (di sé medesimi) ha annunciato, papale papale: “Prego per Tisi affinché si converta alla fede cattolica”.
Da che pulpito e da che scranno!
L’altra sera, in cattedrale a Trento e senza tanti giri di parole, l’arcivescovo Tisi aveva tuonato: “Questi fratelli migranti sono la nostra salvezza, la nostra benedizione. Guai se non ci fossero. Pensiamo ai CPR (Centri di Permanenza per i Rimpatri; uno lo stanno predisponendo a Trento), che tragedia! Questi fratelli ci stanno tenendo in piedi (cioè sono indispensabili alla nostra economia) e noi li trattiamo con durezza, con negligenza, con freddezza.” Per finire con un appello: “Cari fratelli migranti, perdonateci”.
Ed ecco scendere di scranno gli “statisti”, “rappresentanti del popolo” trentino. A dire quanto sopra. Liberi di affermare ciò che vogliono, sia chiaro (la Costituzione sonoramente blindata da 15 milioni di italiani consente a tutti di esprimere liberamente il proprio pensiero. Anche a chi ce l’ha, magari, un po’ confuso).
Ciò che appare stonato, non avendone titolo, è insegnare al vescovo a fare il proprio mestiere. Secondo loro, a starsene zitto. Almeno sui temi sensibili come l’accoglienza degli immigrati.
Lor signori, che siedono sullo scranno del Consiglio Provinciale, hanno scarsa memoria o pessime frequentazioni. Il Kaswalder che vorrebbe zittire l’arcivescovo fu sindaco di Vigolo Vattaro, il paese che vanta (e lui per primo) una santa dell’emigrazione in Brasile. Amabile Visintainer, in religione suor Paolina, lasciò l’altipiano della Vigolana nel 1875 assieme a mezza popolazione dell’altipiano e della Valsugana, per cercare oltre Oceano il riscatto a una vita di stenti.
Il Cia, che vorrebbe sostituirsi all’arcivescovo, vestì il saio francescano (lo rivela nella sua autobiografia) ma deve aver dimenticato molte delle letture bibliche, o ne ha fatto indigestione, per dimenticare che il Vangelo contempla l’accoglienza dello straniero come comandamento (Mt. 25,35).
Del Guglielmi, poco si sa. Più celebre quale “imprenditore” dei würstel (Würstelstand Pippotto) nella natia val di Fassa che mente fine della politica “de noantri”. Insomma, non proprio un parterre de Roi.
Certo, ci sono state prese di posizione di segno opposto, quasi a marcare la distanza siderale fra chi ha un minimo di cultura (anche istituzionale) e chi deve aver frequentato la scuola dietro la lavagna.
Per tornare a Cicerone: “Quam diu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia”? (Fino a quando ancora la tua follia ci prenderà in giro? Fino a che punto si spingerà la tua sfrenata audacia?).
Ciò che ha detto l’arcivescovo di Trento è perfettamente coincidente con quanto andiamo scrivendo da cinque anni su questo foglio liquido. Al punto che è arrivato il momento di lanciare il sasso nello stagno del cattolicesimo di facciata e tendere la penna a chi se la sente di co-firmare un atto di pubblica solidarietà all’arcivescovo Lauro Tisi. Testo che pubblichiamo a parte. Anche perché nel Vangelo è scritto: “Ero straniero e non mi avete accolto”. Su questo i credenti saranno giudicati. Non risulta che Gesù Cristo abbia fatto un’eccezione per gli esponenti politici.

