“Simul stabunt aut simul cadent” (Insieme staranno e insieme cadranno). Un’antica locuzione latina è tornata in primo piano il giorno dopo la vittoria del “No” al referendum confermativo del 22 e 23. Terremotato il ministero di Grazia e Giustizia di via Arenula, a Roma, con le dimissioni del viceministro, Delmastro, e della capo di Gabinetto del ministro, Bartolozzi. E dopo un tira-molla durato due giorni si è dimessa pure la “pitonessa”, la signora Santachè, ministra del Turismo, da tempo al centro di indagini della magistratura. E il giornale “Il Manifesto” pubblicando la fotografia dei tre ha fatto un titolo dei suoi: “Strage di Stato”. Il giorno seguente ha replicato “Oggi a me…”. Ma anche altri quotidiani, il giorno dopo le dimissioni, non sono stati da meno: “Non più Santa” (Il Fatto Quotidiano); “Settimana Santa” (La Verità); “Santanché lascia, Meloni raddoppia” (Il Giornale); “È finita la guerra Santa” (Libero); “Obbedisco” (Il Riformista); idem (Il Secolo d’Italia); “La pitonessa molla la presa” (L’identità); “Santanché cede a Meloni” (il Corriere della Sera); “Santanché, addio al veleno” (La Repubblica). Quest’ultimo giornale pubblica, nelle pagine interne, una vignetta con la Santanchè come la Madonna con sotto i piedi il serpente (pitone) e la didascalia: “Immacolata”.
La parola al Golem:
Succede sempre così! Galvanizzato da un successo che è figlio di molti padri, c’è già chi, a sinistra, si vede a palazzo Chigi o in piazza Dante. Nessuna lettura e nessuna analisi del voto. Solo la smania di credere al virtuale, mentre qualche brindisi un po’ sguaiato trasforma un atto di democrazia partecipata in una partita a calcetto.
La Meloni, furiosa come le Erinni, sembra far le prove generali di una personale “notte dei lunghi coltelli” (in memoria?) e mentre cadono le prime teste, si è irritata finché la “Santa” non ha alzato le terga dalla poltrona ministeriale, per avviarsi verso il paradiso dei trombati. Nel frattempo la Schlein, sempre più affannata a rincorrere il fantasma di sé stessa, gonfia il petto d’orgoglio e non si accorge che Conte, accettando le primarie, si prepara a indicarle la stessa via consigliata alla suddetta “Santa”. Tutti gli altri si danno gran pacche sulle spalle, convinti che “non esista mondo fuor da queste mura”.
Nordio, com’è suo costume, prosegue serafico e imperterrito. Qualcuno ha notato che si vede sempre e solo a mezzo busto? Una parte di lui infatti si è già dissolta nel niente. Gli altri stanno zitti, d’altronde adesso è tempo di lutti. Non bastavano le assenze irrimediabili di Bossi e Cirino Pomicino, anche la sconfitta referendaria e Salvini fischiato al funerale del “Senatur”. E subito volato a Budapest, mugugnando peste e corna all’indirizzo dei “padani” maleducati.
Mala tempora… I centristi destri e sinistri sembra non sappiano che tutto è finito, anche perché non si erano nemmeno accorti che fosse cominciato. Chi ha vinto insomma, crede di aver trionfato per meriti propri e chi ha perso plaude e si intesta almeno la vittoria dell’affluenza alle urne. L’Italia è così: vincono sempre tutti. Perde solo il buonsenso.
Fra Borghetto e il Brennero non c’è più alcuna diversità con il resto dello “Stivale”. Bolzano conquista il record di assenteismo: un’esclusiva che era del sud e ora è patrimonio del profondo nord. “Vereinheitlichtung” in tedesco significa “omologazione”. Ci manca solo il Graukäse sulla pizza e i knödl all’amatriciana. Per il resto siamo uguali a Cefalù e Santu Lussurgiu. E forse non è un male. Alla prossima.

