“Le stagioni di Clara – cenni biografici e vicende politico-giudiziarie su Clara Marchetto combattente per l’autonomia trentina” è un testo di 90 pagine (più un’appendice fotografica) scritto da Franco Gioppi (1949) già forestale della Provincia di Trento, socio accademico del Gruppo Italiano Scrittori di montagna. Un testo frutto di una appassionata ricerca che la Fondazione Museo storico del Trentino ha pubblicato due mesi fa.
Una precedente pubblicazione dello stesso Gioppi, in coppia con Lorenzo Baratter, dal titolo: “Clara Marchetto (1911-1982) combattente per l’autonomia, per i cent’anni dalla nascita”, uscita dal Centro stampa e duplicazioni della Regione Trentino-Alto Adige, è rimasta relegata alla ristretta cerchia degli addetti ai lavori.
E pure questa sarebbe passata probabilmente inosservata se non fosse comparsa sulla scena della pubblicistica locale nel pieno della bufera mediatico-politica scatenata dalla assessora provinciale alla cultura e alla scuola, Gerosa. La quale ha osato dire di “no”, unica pecora nera nel gregge regional-provinciale, alla intitolazione riparatoria di una stanza, di una targa, di uno strapuntino, alla memoria di Clara Marchetto, pasionaria autonomista condannata per spionaggio militare ai danni dell’Italia fascista. Eletta consigliera regionale nel 1948 e mai insediata perché inseguita da una fedina penale “sporca”.
Ebbene, in prima fila, a lezione di autonomia (da Roma, dai Lollo di turno, dal fascismo nazionalista) alla presentazione della ricerca di Franco Gioppi, nelle Gallerie culturali del Doss Trent, c’era lei. Fiera e gagliarda come sempre, quasi a sfidare gli autonomisti d’antan che la scrutavano torvi e pensosi (una cinquantina o poco più) dentro il tunnel prestato alla storia. “Per me è un piacere essere qui – ha dichiarato tra il serafico e il sarcastico – anche se tanti non se lo aspettavano. Già prima di tutte le polemiche avevo dato la mia adesione a questo evento. Questo è un libro che è nelle mie mani da un po’. L’ho già letto e credo che sia un importante punto di partenza.” Per dove?
Ad ascoltarla, in prima fila, il suo collega assessore (esterno) all’autonomia e segretario del PATT, Simone Marchiori; l’ex senatore autonomista Franco Panizza; la leghista ed ex assessora alla sanità Stefania Segnana; il consigliere di opposizione, Filippo Degasperi (uno dei pochi che fa opposizione seria e documentata a una maggioranza di mediocri), e l’ex presidente del consiglio provinciale Walter Kaswalder. Tre file dietro, Walter Pruner, erede del più celebre autonomista trentino, Heinrich Pruner (1922-1989).
A proposito: Walter Pruner avrà chiesto preventivamente a Kaswalder il permesso di partecipare all’evento? Perché, come ben sanno i nostri pochi lettori, Pruner fu licenziato in tronco dall’allora presidente Kaswalder perché aveva osato, l’ingenuo, partecipare quale osservatore a un congresso del PATT. Partito inviso al padre-padrone del quale fu segretario e presidente prima di essere espulso nel 2017, poi transitato nuovamente da quelle parti e oggi tra color che son sospesi tra fede autonomista e pulsioni destrorse. Del resto si rammentano le sue dichiarazioni (13 marzo 2025): “Il fascismo ha fatto anche cose buone”. Tipo: l’INPS (il sistema pensionistico risale al 1895), tipo l’Ina-Casa (che fu introdotta da Fanfani nel 1949). Anche lui a lezione di storia sotto le gallerie del doss Trent. Ad ascoltare il presidente del Muse e storico dell’università di Milano, il prof. Stefano Bruno Galli, il quale ha parlato di movimenti autonomistici, di federalismo, di pulsioni separatiste al tempo in cui Clara Marchetto fu al centro della cronaca politico-giudiziaria. Il tutto coordinato dal direttore della Fondazione Museo storico, Giuseppe Ferrandi, erede di una tradizione culturale agli antipodi rispetto ai blasonati ascoltatori della prima fila. E dunque impegnato in un pattinaggio su ghiaccio più scivoloso di quello predisposto per le olimpiadi Milano-Cortina.
Insomma, una serata frizzante resa umanamente commovente (almeno per noi vecchi giumenti dell’informazione) dal ricercatore storico della Fondazione, Mirko Saltori. Il quale, impegnato in nuove ricerche sulla vicenda Marchetto, ha trovato in archivio un faldone che era stato consegnato alla Fondazione dal giornalista Mauro Lando (1946-2024). Nel 1989 il collega aveva intervistato Clara Marchetto e nel faldone di documenti e testimonianze scritte aveva consegnato al museo storico anche la registrazione di quella conversazione. Mirko Saltori ha proposto alcuni frammenti audio. Le voci di Clara Marchetto e di Mauro Lando, sia pure disturbate dal degrado del nastro (che andrebbe opportunamente restaurato) hanno provocato un brivido come sanno suscitare i brandelli di cronaca fatti rivivere dallo storico che anche in questa occasione ha dato una lezione alla politica. Che la storia (se l’ha mai studiata) l’ha relegata ai libri della scuola dell’obbligo.
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