Da giorni, i media (quotidiani, radio, televisioni locali) sono sintonizzati sulla mini(?) crisi balenata all’interno dell’esecutivo provinciale. Con l’assessore alla salute (e alla malattia altrui) che si è preso a cuore (capeau!) il destino dei comuni mortali. E ha deciso, sua sponte, di provare (e di farlo provare a noi) il travaglio dell’attesa: due giorni di riflessione. Prima della genuflessione al bacio della pantofola di Fugatti. Il quale, irremovibile, gli ha fatto capire che il direttore generale dell’azienda sanitaria trentina (in sigla ASUIT, reverso: Ti Usa) è inamovibile. Vale a dire: Ferro è d’acciaio. E Tonina, dopo il penultimatum con la minaccia di dimissioni, si è ritirato in buon ordine. E mentre si rifugiava, come uno scolaretto, dietro la lavagna, con un impeto d’orgoglio ha annunciato l’ultimatum: “Se tra un mese la situazione di disordine nella sanità pubblica non sarà rientrata… ci ripenserò.” Patty Pravo ha subito intonato: “Pensiero stupendo.” Di fronte a tanto ardire, il popolo trentino si è profuso nella rivisitazione del Nabucco: “Va pensiero sull’ali doraaate”. E il nostro “pensatore” si è commosso. Al pari del Golem.
Ho seguito con attenzione il nostro “Amleto del Lomaso”, durante la breve “crisi” sulla sanità. Ho seguito l’evoluzione della sua felpata gestione di una “patata bollente” e l’abilità nel raffreddarla con sapienti dosi delle tecniche dorotee che si fondano sul prendere tempo. Dapprima l’ipotesi delle dimissioni, che come noto si minacciano sempre e non si danno mai. Una ipotesi buttata lì quasi per caso, un po’ “en passant”. Rammento un vecchio notabile democristiano che sentenziava: “Prima si muore e poi, forse, si danno le dimissioni”. Insomma un sasso gettato nello stagno, per vedere quanti cerchi fa. Poi, la ieratica riflessione di alcuni giorni, volta soprattutto a capire pesi e forze in campo; vantaggi e svantaggi; convenienze e disagi; effetti ed esiti dei messaggi occulti celati dietro quell’ipotesi e, infine, l’annuncio, volutamente reso esibendo un peso morale soverchiante: “Non mi dimetto!”
Ma non basta. Consapevole di fare un po’ la figura di Pinocchio, il nostro ha avuto un guizzo di fantasia, dichiarando che, se in capo ad un mese nulla si risolve, allora avvierà un’altra riflessione, come quella appena compiuta. Un capolavoro del nulla, elevato a tecnica di governo.
Se è vero che non stiamo parlando di Giulio Andreotti, autore di ben altre sottigliezze, siamo però davanti ad un reperto archeologico dell’epoca della “balena bianca”; l’ultimo giapponese ad arrendersi al cambio di era geologica. L’assessore alla Sanità ha esibito, in pochi giorni, tutto il repertorio di certa democristianità, consapevole che il tempo lavora per lui.
Ma ciò che meglio gli è riuscito, non è stata l’agognata decapitazione del direttore generale dell’Azienda Sanitaria vero impedimento al dispiegarsi della politica assessorile, quanto piuttosto l’aver tirato a mercato, finalmente, il presidente della Provincia, ovvero un altro interprete della dilazione senza fine; dell’ostinazione del potere fine a sé stesso e dell’avviluppo dei problemi dentro spire più grandi, capaci di soffocare lentamente e di archiviare le questioni più scottanti.
Adesso, il presidente non potrà più fingere di non sapere, di non vedere, di non conoscere. Adesso dovrà trovare qualche nuova via per salvare la pelle del suo pupillo di “ferro” e dovrà continuare a fidarsi, ammesso che lo abbia mai fatto, del “Mario”. Altri lo fecero con un altro “Mario” in passato e con esiti che diedero avvio alla fine della stessa “balena bianca”. Qui non siamo ancora a tanto e ormai non è rimasto poi molto da distruggere, ma io terrei d’occhio il principe danese nostrano e i suoi tormenti. Chissà se sarà Trump a risolverli…
E sempre a proposito di “balena bianca”, come non apprezzare lo spirito del “volemose ben” che aleggia su alcune esponenti del PD che, in nome di un “compromesso”, più di convenienza personale che non storico, vanno a braccetto con altre consigliere di maggioranza per presentare tutte insieme il testo della nuova legge sul volontariato.
Ma che bello. Tutte insieme appassionatamente, qualche sera fa a Pergine Valsugana. Sala gremita e applausi. Qualcuno la chiama “collaborazione trasversale”, altri “inciucio”, altri ancora “campagna elettorale”. Fatto sta che la vicepresidente del Consiglio provinciale Maria Chiara Franzoia, in odore di candidatura nel 2028 quale leader di un centro sinistra disposto a tutto pur di farsi male, si ritrova al fianco di esponenti della maggioranza, per celebrarsi e celebrare una concordia che puzza solo di autopromozione. Video e messaggini cinguettanti e tutto uno sfarfallio di sorrisi e sorrisini. C’è qualcuno che, per favore, le ricorda di essere all’opposizione, oppure tutto è sacrificabile in nome di qualche preferenza? Forse i vecchi democristiani a tanto non sarebbero mai arrivati e, se qualche dialogo “sott’acqua” lo hanno pur sempre tenuto con le opposizioni, si sono ben guardati dal renderlo palese. D’altronde di che meravigliarsi? Gli imitatori spesso sono molto peggio dell’originale.
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