Si chiama Azienda (Sanitaria). E come in tutte le aziende che si rispettino, a fine anno si analizzano profitti e perdite. L’Azienda sanitaria trentina, che di perdite ne vanta più d’una (la carenza del personale sanitario è un refrain quotidiano), il 31 dicembre 2025 ha annunciato con un certo compiacimento che dal 1° gennaio 2026 cambiava nome. Da “Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari” (APSS) al più blasonato “Azienda Sanitaria Universitaria Integrata del Trentino” (ASUIT).
Ci deve essere un genio dalle parti della “nuova” azienda sanitaria. Pagato per elaborare un siffatto acronimo. Oppure è un guastatore, camuffato sotto un camice bianco (o verde, o bordeaux, o rosso…). Perché anche un ingenuo è in grado di capire che la nuova sigla ASUIT può essere letta al contrario: TI USA.
Andatelo a dire, adesso, al personale sanitario che l’Azienda “ti usa”. A coloro che al tempo del Covid erano indicati come “gli angeli”, oggi ridotti di numero, con orari fuori regola, turni massacranti, costretti a tamponare inefficienze e criticità quotidiane… Costretti a fare lo slalom fra le attrezzature obsolete e le strutture sovraffollate. Andate a dire loro che “dal 1° gennaio 2026 cambia il nome non l’impegno verso di voi”, come recita lo slogan che giustifica il cambio di sigla.
C’è una dipendente della nuova ASUIT che un anno fa ha osato dire al TG regionale della RAI che all’ospedale di Arco alcune cose non funzionavano (intervista camuffata, voce storpiata). Individuata non si sa bene come, oggi la dipendente rischia il posto di lavoro perché, art. 12 del contratto, non si può recare danno di immagine all’azienda per la quale si lavora.
Giusto, doveroso. Ma allora tutti quei papaveri che stanno nelle stanze dei bottoni e che il danno di immagine alla sanità trentina lo causano quotidianamente (è di questi giorni il blocco dei prelievi perché il sistema è andato in tilt) dovrebbero essere sulla via del licenziamento. O no?
Fino alle 10 di oggi, sabato 17 gennaio (S. Antonio abate, protettore contro l’herpes e l’ergotismo), non è ancora pervenuta alcuna notizia in merito. Solo il prode Mario Tonina, assessore “suo malgrado” alla sanità che “Ti Usa” ha annunciato che sta pensando alle dimissioni. Si è preso due giorni di tempo. Lunedì sapremo.
I bene informati sussurrano che, non riuscendo a vincere il braccio di ferro con il direttore generale dell’Azienda (che Ti Usa) Antonio Ferro ( a proposito: auguri per l’onomastico), Mario Tonina aspirerebbe a una poltrona meno bollente. Tipo quella della Federazione della Cooperazione trentina, settore nel quale ha maturato, a suo tempo, una certa esperienza. Meglio tornare tra gli allevatori che fare il vaso di coccio tra vasi di ferro (eccolo!). Ma dalle parti della Cooperazione, dicono le voci di corridoio, Tonina non lo vogliono.
Tonina è annunciato in fuga, Fugatti è prono a difendere l’indifendibile Ferro. Pronto a restituire alla signora Segnana il posto di assessora alla sanità che l’ha resa celebre al tempo del Covid. Tutto torna, non è vero?
Il quale, dicono, è una brava persona, pieno di buone intenzioni. Ma si sa che l’autostrada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni. E la Pirubi, l’autostrada della Valdastico, che consentirebbe rapidi collegamenti con il Veneto (da cui proviene buona parte della parte apicale della classe sanitaria) è ferma a Piovene Rocchette ormai da mezzo secolo.
Tranquilli: se il nuovo ospedale è ancora sulla carta, Fugatti ha già siglato un patto di ferro (rieccolo) con il suo collega neo governatore veneto. La Pirubi si farà. La sanità è strafatta. Tocchiamo ferro!
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