C’è un passato che non passa mai. Che a ripetizione ravvicinata negli ultimi tempi si ripresenta sul proscenio della cronaca e resuscita la storia solo per dire: le vicende dell’altro secolo non hanno proprio insegnato nulla. Un saggio di recente traduzione e pubblicazione conferma quanto sopra.
Sotto l’albero di Natale, ho trovato un titolo che mi ha colpito: “Febbraio 1933. L’inverno della letteratura”. Pubblicato da Marsilio Editore nel settembre 2025, si tratta della traduzione di un volume straordinario di Uwe Wittstock, firma di peso di alcune fra le più autorevoli testate tedesche, come la “Frankfürte Allgemeine Zeitung” e “Die Welt” e noto saggista. Il libro è anzitutto un esempio, raro e quindi vieppiù prezioso, di come si possa scrivere un saggio di natura storico-letteraria, dandogli il ritmo incalzante del romanzo più avvincente. Ma, al contempo, Uwe Wittstock trasforma la sua scrittura fluida in una sorta di album fotografico, composto da trentacinque immagini, che ci riportano gli accadimenti di ogni giorno fra il 28 gennaio e il 15 marzo 1933 in Germania.
Basta poco più di un mese per trasformare il tentativo democratico della “Repubblica di Weimar” nella soffocante tragedia della dittatura nazista e quel mese lo vediamo scorrere davanti a noi, attraverso le quotidianità, le esperienze e le scelte di molti protagonisti della letteratura e dell’arte tedesca, in quei giorni eccezionali. Da Bertold Brecht e sua moglie Helene Weigel, incerti fino all’ultimo sull’abbandonare Berlino, alle famiglie dei fratelli Thomas e Heinrich Mann; dal drammaturgo Carl Zuckmayer alla scultrice Käthe Kollwitz; dal musicista Kurt Weill allo scrittore Joseph Roth, si snoda una sorta di galleria della migliore arte tedesca che aveva fatto di Berlino il fulcro della cultura europea dell’epoca. Ma non solo. L’indagine di Wittstock offre anche un quadro esaustivo delle violenze e degli scontri politici, fra la sinistra socialista e comunista e le squadre d’assalto delle SA e delle SS naziste, che insanguinano tutte le contrade dei vari Länder.
Ma la capacità narrativa dell’autore ci restituisce soprattutto il clima di ansia, paura, incredulità ed incertezza di quei giorni. Tutto accade con una rapidità inattesa e vertiginosa dal 30 gennaio, quando Hitler diventa Cancelliere, al 28 febbraio, quando viene emanato il “Decreto per la protezione del Popolo e dello Stato” con il quale si aboliscono tutti i diritti civili fondamentali.
Basta insomma un mese per trasformare uno Stato di diritto in una dittatura feroce ed è in questo breve lasso di tempo che il nazismo decide chi deve essere eliminato; chi deve avere paura e quindi scappare e chi fa invece carriera come carnefice o al suo seguito. Mai, prima di allora, tanti artisti hanno dovuto abbandonare il proprio paese nel volgere di un tempo così breve.
Dalla scrittura brillante e affascinante di Uwe Wittstock, grazie anche a una traduzione perfetta, emerge però anche altro. Salgono infatti in superficie quei fattori che ricorrono in molte analisi degli storici sull’avvento delle dittature di destra nell’Europa fra le due guerre. Una crescente influenza di partiti e gruppi politici radicali che spacca la società; la propaganda spregiudicata che esacerba sempre più gli animi; la debolezza sostanziale delle forze politiche tradizionali; la miseria dilagante dopo la crisi economica mondiale del 1929; l’ascesa di regimi nazionalisti in alcune realtà continentali e, infine, un esasperato odio antisemita che pervade il corpo sociale.
Non serve lo sguardo acuto dello storico per scoprire evidenti analogie con il presente dove troviamo crescenti fratture manichee nella società; reti social che infiammano le contrapposizioni; disorientamenti inarrestabili delle politiche laiche e moderate; desiderio di un estremismo solutore delle incertezze; rischi per l’economia mondiale; rinascita dei nazionalismi; riscoperta dell’antisemitismo quale catalizzatore di ogni male e una diffusione del sospetto e del complotto per rispondere all’incapacità di comprendere il fluire della storia.
Ciò che accade nella Germania del ‘33 è utile quindi per riflettere su ciò che può succedere ad una democrazia, quand’essa compie fatali errori di scelta politica, affidandosi all’uomo – o alla donna – della Provvidenza e delegando a costoro ogni responsabilità individuale e collettiva.
Le pagine coinvolgenti di questo libro offrono anche un ragionamento che Thomas Mann mette su carta proprio in quei giorni concitati. Scrive il Premio Nobel per la Letteratura: “Qualunque persona di buonsenso, così come qualunque politico di un certo livello, sa che oggi i popoli d’Europa non possono più vivere separati, ognuno per conto suo, ma hanno bisogno gli uni degli altri, perchè formano un’unica comunità di destino.
A una tale necessità vitale, contrapporre come argomento un qualche romanticismo della natura e di stampo nazionalista non significa altro che avere in animo qualche losca macchinazione.” (dalla prolusione “Difesa del socialismo!” di T. Mann per il congresso dell’Associazione Culturale Socialista – 19 febbraio 1933 – pag. 154 “Febbraio 1933” U. Wittstock, ed. Marsilio).
Parole di ieri che paiono scritte oggi e che rendono quel febbraio di oltre novant’anni fa molto meno lontano dal nostro tempo.
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