Dice il proverbio: “Anno nuovo, vita nuova!” La saggezza popolare però non ci risparmia, anche nel nuovo anno, la crescente fioritura della saccenteria, il grande male di quest’epoca, così rigonfia del moralismo degli immorali, che, come dice Oscar Wilde, sanno tutto ed è tutto quel che sanno.
Sono ovunque e si moltiplicano come i funghi. Per spore. Sempre pronti a compiacere la piazza, perché un applauso val bene una messa. Castigano e celebrano, in base alla convenienza del momento (la loro), che quasi mai è conoscenza. Fanno del qualunquismo e dell’indifferenza la guida dell’ovvietà.
Insegnano ciò che va fatto, salvo praticare l’esatto contrario; invocano la dignità, pronti a vendersi al miglior offerente e pontificano su tutto, ignorando molto. Abitano su internet, che è quel posto dove un grande scienziato, che ha mille follower, fa l’umile e Andrea50, che ne ha diecimila, fa lo scienziato.
Il saccente riempie di ovvietà le colonne di certi giornali, di alcuni talk show televisivi e di quei dibattiti che in pochi minuti dissertano sull’intero scibile umano. Elargisce consigli non richiesti; ha sempre una ricetta pronta per ogni problema, avvolta in una retorica da supermercato che gli permette di insegnare ciò che non sa.
Spesso giunge al potere, rendendo così il futuro un’incognita irta di pericoli. Vuole la Groenlandia, perché ha deciso che gli serve e perché la sua verità è la verità. Il saccente insomma incarna la nube oscura sull’orizzonte quotidiano. Un orizzonte sempre più nuvoloso. Nonostante ciò, speriamo ancora: o siamo coraggiosamente ostinati o siamo inguaribilmente cretini. Ai posteri, che non sono i posteriori, l’ardua sentenza.
Buon Anno a tutti. Di cuore.

