C’è una pubblicazione che in questi giorni sta andando a ruba, una piccola pubblicazione – 104 pagine appena – ma che porta in copertina l’immagine e il nome di Marcello Farina: “Il balsamo dell’inquietudine”. In due giorni, solo nella parrocchia di San Carlo, alla Clarina, don Lino Zatelli ne ha “bruciate” 300 copie. Come dire: Farina a doppio zero. L’intero ricavato è il regalo di Natale di don Marcello Farina alla Caritas della comunità nella quale e per la quale ha detto messa negli ultimi anni. Un prete molto amato dagli spiriti liberi, dai cercatori di senso, meno dalla Chiesa legata a vecchi schemi e formule arcane nella trasmissione dei dogmi della religione cattolica.
L’instant book (Marcello Farina è morto il 28 novembre), curato da Alberto Folgheraiter, sarà presentato domenica 28 dicembre, alle 11, nel teatro di Larido, nel Bleggio, la terra di origine del prete-filosofo che raccontava Dio ai dubbiosi e spiegava il Vangelo con parole di compassione, di condivisione e di misericordia.
Edito da Saturnia (12 euro il prezzo di copertina), numero speciale di Judicaria, la rivista trimestrale dell’omonimo Centro studi di Tione, condiviso dalla Fondazione don Lorenzo Guetti, il fascicolo si avvale della collaborazione di alcune firme della cultura e del giornalismo.
A cominciare dal prof. Diego Quaglioni che di Marcello Farina scrive tra l’altro: “Chi può dire la commozione che s’impossessa di te, quando perdi qualcuno che ti ha toccato l’anima? Don Marcello Farina poteva toccarti l’anima e lasciarvi il segno di una brace ardente, semplicemente scandendo e insegnando, con voce esile e sommessa, la Parola. Non ho mai incontrato altri, la cui parola avesse la stessa capacità d’imprimersi con tanta forza nel cuore e nella mente, e credo che mai lo incontrerò. Bisogna averlo ascoltato, almeno una volta, anche una sola volta, don Farina, per poter comprendere ciò. Uomo di dottrina, di vastissima e non ostentata dottrina, non sapevi dove la sua sapienza umanistica finisse e dove cominciasse la sua umanissima sapientia cordis, fino ad avvertire, incontrandone lo sguardo, una sorta di sgomento davanti all’evidenza di una personalità di traboccante umanità.”
Ancora: “Non posso dire di essergli mai stato vicino, ma di averlo sempre seguito da lontano sì, questo posso dirlo, com’era forse giusto per chi non si sentisse degno di sfiorare il lembo della sua veste o di sciogliere i suoi calzari. Credente dubbioso e da troppo tempo ormai non più praticante, lo avevo ascoltato in alcune circostanze accademiche, sempre colpito da un’omiletica così diversa da quegli stentati esercizi domenicali incapaci di afferrare il vivo senso della Scrittura, e invece così profondamente radicata nella fedeltà alla Parola, così dolorosamente umana da suggerire a chiunque una spiritualità capace, appunto, di toccarti l’anima lasciandovi il segno di una brace ardente.”

In questa pubblicazione che traccia, sia pure per sommi capi, la vita e l’opera di Marcello Farina (1940-2025), prete, docente di filosofia, scrittore, maestro di umanità, sono condensati gli scritti di: Diego Quaglioni, Paolo Ghezzi, Alberto Folgheraiter, Giuliano Beltrami, Vincenzo Passerini, Michele Dorigatti, Casimira Grandi, Walter Nicoletti, Franco Pedrini, Marco Morelli.
Le immagini a corredo dei singoli pezzi sono state fornite dalla famiglia Farina e dai fotoreporter Federico Nardelli e Gianni Zotta. Ad aprire la pubblicazione un disegno dell’artista lomasino Paolo Dalponte: “La comunità secondo Marcello Farina”.

Un lavoro collettivo affidato all’affetto dei lettori per Marcello Farina da Balbido, che ha varcato la soglia del tempo dopo aver scandagliato l’umano e avervi lasciato un seme di speranza.
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