Natale, tempo di regali. Weinachts, Zeit des Besserwissers. In questi giorni, molti di noi varcano le soglie delle librerie. Lo fanno con scioltezza e, spesso, con urgenza. Non sanno che, fra scaffali e banconi, li attende la sinistra figura del “Besserwisser”. Si tratta di una specie animale, peraltro non troppo diffusa, che si nutre esclusivamente di supponenza, ben sapendo di essere parte di ristrette cerchie di “migliori” e di “iniziati”.
Il Besserwisser si concede al volgo ignorante, offrendo, con assoluta “nonchalance”, il dono prezioso dei suoi “consigli per gli acquisti”. Il Besserwisser compare soprattutto in questo periodo dell’anno, sfoggiando un obbligo quasi sociale di parlare di libri che, evidentemente lui ha letto, anche se in realtà li ha solo sfogliati. Questa conoscenza universale porta il Besserwisser ad appartenere a elette conventicole di raffinati, dotti, colti e privilegiati che spargono saggezza e conoscenza a piene mani.
Ho incrociato, in questi giorni, un “originaler Besserwisser”. Appostato in libreria attende le sue prede. Le vede occhieggiare fra ultime pubblicazioni e perle della letteratura di ogni tempo. Si avvicina circospetto e, noncurante, lascia scivolare un consiglio felpato: “Simpatica lettura, non impegnativa e leggera quanto basta per le feste natalizie.” Quasi una ricetta vegana, anziché un invito alla lettura. Riesco a passare oltre, mentre il Besserwisser punta una signora impellicciata che sfoglia “Guerra e pace”, dicendo ad alta voce: “Bravissimi questi autori che scrivono di ciò che accade proprio adesso.”
È uno scontro fra titani. Il Besserwisser prova ad illustrare in poche parole le prime trecento pagine del romanzo di Tolstoij, mentre la signora saluta chiunque stia passando incidentalmente. Lui, sapiente e universale; lei, arricchita in fretta e attenta alla vera Kultur, per la quale mette a disposizione il suo “canapiede”, mentre sostiene l’urgenza di smetterla con queste espressioni dialettali come “canapè”.
Il Besserwisser frigge non riuscendo a ricordare alla gentile dama che “canapè” è un francesismo e non un marchio di fabbrica pinetano.
Cambio scena. Il Besserwisser troneggia al centro della libreria e parla dell’ultimo lavoro di Saviano e delle prime pubblicazioni di Magris, mettendo a confronto cose che non hanno nulla in comune, se non di essere frutto di grande intelligenza che, per contrappeso, difetta al Besserwisser.
Viene sera e si chiude. Il Besserwisser esce gongolando per il suo ego appagato dall’apprezzamento pubblico. Libri consigliati molti, venduti pochissimi. Missione compiuta. Dimenticavo: Besserwisser, in italiano si traduce con “saccente”. Ma lui non lo sa.
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