Ricordate il Marchese Onofrio del Grillo, protagonista dell’omonimo film di Mario Monicelli (1981) con Alberto Sordi, nobile romano alla corte di papa Pio VII, nelle vesti del personaggio godereccio e gaudente, che apostrofa il povero bargello che lo aveva arrestato: “Io so io, e vvoi nun zete un cazzo”. La frase è ripresa, papale papale, da un sonetto (“Li soprani der Monno vecchio”) di Giuseppe Gioacchino Belli. Ma potrebbe figurare benissimo sul bavero degli arroganti che paiono girare indisturbati tra un elicottero sulle piste da sci e una corbelleria in televisione. E il Golem ne ha le tasche piene.
Viviamo, ahimè, nell’epoca dell’arroganza. È un tempo dove prevale solo e sempre il più forte e dove la ragione ha ormai abdicato a ogni sua funzione. È un tempo dove trionfano i portafogli pingui che tutto comprano (meno la dignità). È un tempo dove l’elezione a uno scranno pubblico trasforma un ignorante in un premio Nobel. È un tempo nel quale un riccone ripropone la volgare esibizione dei suoi redditi, permettendosi di atterrare e parcheggiare l’elicottero, come fosse una bicicletta, sulle pubbliche piste da sci, indossare poi gli stessi e sciare quindi fino all’arrivo dei Carabinieri che lo multano. L’ha già fatto lo scorso anno e tutto si è risolto con una multa. Pagata? Certamente e forse giudicata anche finanziariamente irrilevante. E allora, ecco pronta la replica, tanto la multa non cambia nulla.
È un tempo in cui l’arroganza costringe a inghiottire pensieri, critiche, opinioni travolte dall’immanente rischio della querela, arma perfetta in mano ai ricchi perché i deboli, economicamente parlando, non sono in grado di sfidarla, conoscendo il rischio di vedersi sul lastrico. È un tempo dove la democrazia e la libertà evaporano davanti ai soldi, alla forza bruta e, appunto, all’arroganza che possono tutto. O quasi.
È un tempo nel quale la violenza, che non è solo quella dei pugni o delle armi ma anche quella della supponenza e dell’imposizione forzata, invade la vita e la piega alle sue esigenze. Come la peste trecentesca, l’arroganza dilaga in questo tempo. Se la prima uccise uomini ignari, la seconda elimina, consapevolmente, l’intelligenza, la libera critica e il senso di convivenza.
L’imprenditore continuerà a sciare e pagare multe e la gente comune imparerà a tacere, preparando così il terreno ad altri e più generali silenzi.
Avanti così, che l’abisso ormai è vicino.
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